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La Cina accusa NVIDIA: violate le leggi antitrust

Le autorità cinesi accusano NVIDIA di aver violato le leggi antitrust con l'acquisizione di Mellanox nel 2019, secondo una dichiarazione ufficiale.

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Avatar di Marco Pedrani

a cura di Marco Pedrani

Caporedattore centrale @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 16/09/2025 alle 10:15

La notizia in un minuto

  • La Cina ha avviato un'indagine antitrust contro NVIDIA per presunte violazioni degli impegni presi durante l'acquisizione da 6,9 miliardi di dollari di Mellanox nel 2019
  • Dopo il divieto iniziale, gli USA hanno revocato le restrizioni sul chip H20 per il mercato cinese, introducendo però una tassa del 15% sulle licenze di esportazione per NVIDIA e AMD
  • NVIDIA ha ordinato 300.000 chip H20 aggiuntivi per soddisfare la domanda cinese, mentre Pechino spinge le aziende locali a evitare l'hardware americano per timori di spionaggio

Riassunto generato con l’IA. Potrebbe non essere accurato.

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Il colosso americano dei semiconduttori NVIDIA si ritrova nuovamente sotto i riflettori delle autorità cinesi, questa volta per presunti comportamenti anticoncorrenziali legati a un'acquisizione miliardaria risalente a cinque anni fa. L'Amministrazione di Stato per la Regolamentazione del Mercato (SAMR) ha avviato un'indagine approfondita sull'azienda californiana, accusandola di aver violato le normative antitrust in relazione all'acquisizione della società israeliana Mellanox. Il timing dell'indagine non appare casuale, arrivando mentre funzionari americani e cinesi sono impegnati in delicate negoziazioni commerciali a Madrid.

L'acquisizione sotto la lente di ingrandimento

L'operazione al centro delle controversie risale al marzo 2019, quando NVIDIA annunciò l'accordo da 6,9 miliardi di dollari per rilevare Mellanox. All'epoca, la Cina aveva dato il via libera condizionato all'operazione, ma ora i regolatori sostengono che l'azienda non abbia rispettato gli impegni presi. Secondo il comunicato ufficiale della SAMR, l'indagine preliminare ha evidenziato possibili infrazioni che hanno spinto le autorità a "condurre ulteriori investigazioni in conformità alla legge".

L'acquisizione di Mellanox aveva rafforzato significativamente la posizione di NVIDIA nel settore dei data center e delle infrastrutture di rete ad alte prestazioni. L'azienda israeliana era infatti leader nella produzione di soluzioni per interconnessioni ad alta velocità, tecnologie oggi cruciali per i sistemi di intelligenza artificiale più avanzati.

Un rapporto commerciale in bilico

Le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina hanno raggiunto livelli particolarmente elevati nel corso del 2024 e 2025, con NVIDIA spesso al centro delle dispute. Il chip H20, progettato specificamente per il mercato cinese come alternativa meno potente ai processori AI americani, rappresenta un caso emblematico di questa complessa dinamica geopolitica. Nonostante fosse stato concepito per rispettare le restrizioni imposte dagli Stati Uniti, anche questo prodotto è finito nel mirino delle autorità di entrambi i paesi.

Le tensioni commerciali hanno NVIDIA al centro delle dispute internazionali

L'amministrazione Trump aveva inizialmente imposto un divieto totale sulla vendita del chip H20 alla Cina nell'aprile 2025, citando preoccupazioni legate al possibile uso militare della tecnologia e al rischio di rafforzare modelli di AI che potessero competere con quelli americani. Tuttavia, la situazione è cambiata radicalmente quando il CEO Jensen Huang ha incontrato il presidente alla Casa Bianca, convincendolo che "è meglio avere tutti i modelli AI che funzionano su tecnologia statunitense".

Il dietrofront e le nuove regole del gioco

Il divieto è stato revocato a luglio, aprendo nuovamente le porte del mercato cinese per NVIDIA. La risposta dell'azienda è stata immediata: Huang ha annunciato un ordine di 300.000 chip H20 aggiuntivi alla taiwanese TSMC per soddisfare la domanda cinese, sommandosi ai 600.000-700.000 chip già in magazzino in attesa di acquirenti. L'accordo con il governo americano ha però introdotto una novità: NVIDIA e AMD devono ora pagare una tassa del 15% per ottenere le licenze di esportazione verso la Cina, un precedente nel settore tecnologico.

Mentre le aziende cinesi di intelligenza artificiale si affrettavano a piazzare ordini per i processori H20 nuovamente disponibili, i funzionari statali hanno iniziato a fare pressioni sulle stesse imprese per evitare l'hardware americano. Le preoccupazioni riguardano possibili dispositivi di tracciamento, spyware e altre "porte di servizio" nascoste nei chip. NVIDIA ha risposto categoricamente a queste accuse, negando fermamente di inserire qualsiasi tipo di tracker o malware nei suoi processori per l'intelligenza artificiale.

Uno scenario in continua evoluzione

L'indagine antitrust annunciata dalla SAMR rappresenta l'ultimo capitolo di una saga che vede l'azienda americana navigare tra le crescenti tensioni geopolitiche. Per NVIDIA, che fornisce la maggior parte delle GPU specificamente progettate per l'AI a livello mondiale, il mercato cinese rappresenta un'opportunità troppo grande per essere ignorata, ma anche una fonte continua di complicazioni diplomatiche e commerciali. L'esito dell'investigazione potrebbe influenzare significativamente non solo i rapporti commerciali bilaterali, ma anche il futuro sviluppo dell'intelligenza artificiale su scala globale.

Fonte dell'articolo: www.windowscentral.com

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