Intel ha visto la propria capitalizzazione di mercato schizzare da 107 a 181 miliardi di dollari in pochi mesi, un balzo spettacolare che ha generato profitti miliardari per il governo degli Stati Uniti. L'amministrazione Trump aveva acquisito una quota del 10% nell'azienda lo scorso agosto, quando il titolo quotava addirittura al di sotto del valore contabile. Si trattava di una situazione paradossale in cui gli asset dell'azienda valevano più della sua stessa valutazione in borsa.
Durante un'intervista rilasciata a Fox News, il presidente Donald Trump ha rivendicato con orgoglio l'operazione finanziaria. "Credo che abbiamo guadagnato 40 miliardi di dollari da quando ho concluso quell'accordo", ha dichiarato Trump, spiegando come durante un incontro con i vertici Intel abbia proposto direttamente che gli Stati Uniti ottenessero una partecipazione azionaria del 10%. L'operazione ha generato benefici reciproci, con Intel che ha visto risalire vertiginosamente il proprio valore di mercato.
La strategia dell'investimento governativo si inserisce in un quadro più ampio di protezione degli interessi tecnologici americani. Trump ha paragonato l'operazione Intel a quella relativa a Mountain Pass, sito cruciale per l'estrazione e la raffinazione delle terre rare, materiali essenziali per l'industria tecnologica. L'obiettivo è ridurre la dipendenza dagli approvvigionamenti esteri in settori strategici.
Il paradosso della situazione risiede nel fatto che, nonostante l'impennata del valore azionario, la situazione operativa di Intel non è sostanzialmente migliorata. L'azienda continua a registrare perdite trimestrali consecutive e a cedere quote di mercato, senza riuscire a conquistare una posizione solida nel competitivo settore delle fonderie per semiconduttori. Questo conferma come la svalutazione precedente fosse principalmente dovuta alla percezione negativa del mercato piuttosto che a problematiche strutturali insormontabili.
Nel periodo successivo all'ingresso del governo statunitense e del fondo giapponese SoftBank nel capitale sociale, Intel ha messo a segno un colpo strategico di notevole importanza. L'accordo siglato con NVIDIA, leader mondiale nel settore dell'intelligenza artificiale, prevede che Intel fornisca processori di livello enterprise per le piattaforme AI di NVIDIA, integrando al contempo le GPU NVIDIA nei propri system-in-package destinati al mercato consumer.
L'intesa con NVIDIA rappresenta molto più di un semplice contratto commerciale. Attraverso questo accordo, Intel riceverà una partecipazione azionaria del 5% da parte di NVIDIA, configurandosi come un'iniezione di fiducia fondamentale per un'azienda in difficoltà. Il riconoscimento da parte di NVIDIA delle capacità tecniche dei processori Intel costituisce una validazione significativa non solo dei prodotti specifici dell'azienda, ma dell'intera architettura x86 che da decenni domina il mercato dei computer.