L'industria globale dei semiconduttori ha trattenuto il respiro quando un terremoto di magnitudo 7.0 (scala taiwanese) ha colpito Taiwan, il più potente degli ultimi 27 anni. La notizia ha immediatamente sollevato preoccupazioni sulla stabilità della catena di fornitura dei chip, considerando che TSMC controlla da sola oltre il 60% della produzione mondiale di semiconduttori avanzati e praticamente il monopolio dei processi produttivi sotto i 7 nanometri. Fortunatamente, secondo i primi report ufficiali, tutti gli impianti del colosso taiwanese sono rimasti integri, scongiurando quello che avrebbe potuto essere l'ennesimo shock per un mercato ancora convalescente dalle crisi degli ultimi anni.
L'epicentro della scossa, classificata tra 6.6 e 6.7 secondo la scala USGS, si è localizzato sui fondali marini nella parte orientale del paese, circa 33 chilometri a est di Yilan. La profondità focale di 72.8 chilometri ha fortunatamente attenuato l'impatto sulle coste, limitando i danni potenziali alle infrastrutture critiche. Si tratta del terzo terremoto di magnitudo superiore a 7.0 che colpisce Taiwan dal 1999, sottolineando la vulnerabilità sismica di un territorio che ospita le fonderie più strategiche del pianeta.
La notizia assume particolare rilevanza nel contesto dell'attuale equilibrio geopolitico della produzione di chip. TSMC produce i processori più avanzati per clienti come Apple, AMD, NVIDIA, Qualcomm e MediaTek. Qualsiasi interruzione prolungata delle sue linee produttive a 3nm, 4nm o 5nm avrebbe ripercussioni immediate su smartphone, laptop, server datacenter e schede grafiche in tutto il mondo, con inevitabili aumenti di prezzo e ritardi nelle consegne.
L'evento riaccende il dibattito sulla concentrazione geografica della produzione di semiconduttori avanzati. Mentre Intel sta costruendo nuove fonderie in Arizona, Ohio ed Europa, e Samsung espande la capacità produttiva in Texas e Corea del Sud, la dipendenza globale da Taiwan rimane critica almeno fino al 2026-2027. Le normative come il CHIPS Act statunitense e l'European Chips Act puntano proprio a diversificare geograficamente la produzione, ma i processi produttivi più avanzati restano saldamente concentrati nell'isola asiatica, esposta non solo a rischi sismici ma anche a tensioni geopolitiche con la Cina continentale.