La corsa al controllo dello spazio si gioca sempre più sulla capacità di riutilizzare i razzi, e in questa partita cruciale gli Stati Uniti mantengono un vantaggio decisivo sulla Cina grazie ai successi di SpaceX. Mentre l'azienda di Elon Musk ha appena celebrato il suo 500esimo atterraggio di un primo stadio del Falcon 9 e si prepara al 500esimo riutilizzo entro la fine dell'anno, Pechino sta sviluppando strategie alternative per compensare questa inferiorità tecnologica. La questione non è solo di prestigio industriale: secondo i vertici della Space Force americana, questa disparità rappresenta uno dei più importanti vantaggi strategici degli USA nel crescente confronto spaziale con la potenza asiatica.
Il divario tecnologico che preoccupa Pechino
I numeri parlano chiaro e delineano una situazione che fino a quattro anni fa era completamente diversa. Quest'anno la Cina ha utilizzato 14 diversi tipi di razzi per 56 missioni orbitali, nessuno dei quali ha volato più di 11 volte, mentre gli Stati Uniti hanno effettuato 142 lanci utilizzando solo 8 tipi di vettori, con 120 missioni affidate al Falcon 9. "È preoccupante quanto velocemente stiano procedendo", ha dichiarato il generale Brian Sidari, vice capo delle operazioni spaziali per l'intelligence della Space Force.
La trasformazione è stata radicale: solo nel 2020 la Cina superava gli USA nel numero di lanci orbitali, mentre oggi fatica a mantenere un ritmo pari a un terzo o la metà di quello americano. SpaceX ha dimostrato le potenzialità del riutilizzo spingendo un booster Falcon 9 al 30esimo volo e stabilendo il record di soli nove giorni tra due utilizzi consecutivi dello stesso primo stadio.
La strategia cinese del rifornimento orbitale
Impossibilitata a competere sul fronte dei razzi riutilizzabili nel breve termine, la Cina sta puntando su tecnologie alternative che potrebbero rivelarsi altrettanto rivoluzionarie. Il 2 luglio scorso, i satelliti Shijian-21 e Shijian-25 si sono agganciati in orbita geostazionaria a oltre 36.000 chilometri dalla Terra, dando vita alla prima operazione di rifornimento di un veicolo spaziale a una distanza così elevata dal nostro pianeta. "Devono avere la capacità di effettuare rifornimenti in orbita perché non accedono allo spazio con la nostra stessa frequenza", ha spiegato il sergente maggiore Ron Lerch, consulente senior per l'intelligence della Space Force.
Questa strategia rappresenta un approccio completamente diverso al problema del riutilizzo: invece di far tornare i razzi sulla Terra per rilanciarli, i cinesi stanno sviluppando la capacità di estendere indefinitamente la vita operativa dei satelliti già in orbita. Una tecnologia che, secondo gli analisti americani, potrebbe avere implicazioni ben più ampie di quelle dichiarate ufficialmente.
Costellazioni e sorveglianza: la nuova frontiera
Il vantaggio di SpaceX non si limita alla mera frequenza di lancio, ma si traduce in capacità strategiche concrete per la sicurezza nazionale americana. Le megacostellazioni Starlink forniscono connettività globale commerciale al Pentagono, mentre la piattaforma satellitare Starshield ha già dispiegato centinaia di satelliti spia per il National Reconnaissance Office, lanciati in gruppi fino a 22 unità per singola missione Falcon 9. La disponibilità di servizi di lancio economici e pronti all'uso sarà inoltre cruciale per il sistema di difesa missilistica Golden Dome che il Pentagono intende costruire in orbita terrestre bassa.
La Cina non sta rimanendo a guardare e ha iniziato il dispiegamento delle proprie megacostellazioni, ufficialmente per la connettività Internet ma con potenzialità duali evidenti. Più interessanti sono i recenti sviluppi nell'intelligence spaziale: dal gennaio scorso, Pechino ha lanciato cinque satelliti Tongxin Jishu Shiyan in orbita geostazionaria, un numero che Lerch definisce "altamente insolito". Questi veicoli spaziali si muovono lungo la cintura geostazionaria in modo del tutto atipico per sistemi di comunicazione, suggerendo missioni di spionaggio o allerta missilistica.
L'intelligence su più livelli orbitali
La strategia cinese sta evolvendo verso un approccio a strati multipli per garantire resilienza alle capacità di sorveglianza spaziale. Il satellite Yaogan 45, lanciato questo mese, orbita a 7.500 chilometri di altitudine invece delle poche centinaia tipiche dei satelliti per osservazione terrestre. Questa posizione insolita si inquadra in una strategia più ampia: l'anno scorso la Cina ha piazzato i primi due satelliti di comunicazione in orbita media terrestre per la rete Smart Skynet, e ora sta aggiungendo capacità di telerilevamento alla stessa altitudine.
Il quadro si completa con Yaogan 41, lanciato nel 2023 in orbita geostazionaria con un telescopio così sensibile da poter tracciare oggetti delle dimensioni di un'auto sulla superficie terrestre e marina. Dalla sua posizione privilegiata, questo satellite offre alla Cina una vista continua della regione indo-pacifica, superando i limiti delle osservazioni frammentarie tipiche dei satelliti in orbita bassa.
Come ha osservato il tenente generale Max Pearson, vice capo di stato maggiore dell'Air Force per l'intelligence, "il nostro potere militare è servito come una sorta di libro aperto, e gli avversari ci hanno osservato per anni". La Cina ha studiato le tecniche di combattimento americane e, combinando questa conoscenza con il furto di proprietà intellettuale, ha sviluppato deliberatamente contromisure al modo di combattere americano, estendendo questa logica anche al dominio spaziale.