La perdita di peso rappresenta da decenni uno degli obiettivi terapeutici centrali nella lotta contro l'obesità, condizione che affligge oltre 650 milioni di adulti nel mondo secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità. Tuttavia, una ricerca appena pubblicata sulla rivista scientifica GeroScience da un gruppo dell'Università Ben-Gurion del Negev in Israele solleva interrogativi inattesi: dimagrire durante la mezza età potrebbe avere effetti diversi – e potenzialmente problematici – rispetto a quanto osservato nei giovani adulti, particolarmente per quanto riguarda la salute cerebrale.
Il team di ricerca, coordinato dal dottor Alon Zemer, dottorando in medicina e primo autore dello studio, ha utilizzato modelli murini per confrontare gli effetti della perdita di peso indotta da dieta in topi giovani adulti rispetto a esemplari di mezza età, entrambi inizialmente obesi. L'approccio metodologico ha combinato analisi molecolari avanzate con tecniche di microscopia ad alta risoluzione e computazione, permettendo di rilevare cambiamenti strutturali e biochimici a livello dell'ipotalamo, la regione cerebrale cruciale per la regolazione dell'appetito, del metabolismo energetico e di numerose funzioni endocrine.
I risultati metabolici confermano quanto già noto dalla letteratura scientifica: in entrambi i gruppi di età, la riduzione ponderale ha ripristinato con successo il controllo glicemico, dimostrando che i benefici metabolici del dimagrimento permangono indipendentemente dall'età. Tuttavia, è emersa una differenza cruciale e sorprendente. Nei topi di mezza età sottoposti a perdita di peso, i ricercatori hanno documentato un significativo aumento dell'infiammazione ipotalamica, fenomeno completamente assente negli animali giovani che avevano seguito lo stesso percorso di dimagrimento.
Questa scoperta assume particolare rilevanza nel contesto delle neuroscienze. L'infiammazione cronica o mal regolata nel sistema nervoso centrale è stata ripetutamente associata, in numerosi studi epidemiologici e sperimentali, a deficit cognitivi e patologie neurodegenerative, dalla malattia di Alzheimer al declino cognitivo legato all'età. La microglia, quando cronicamente attivata, può infatti rilasciare citochine pro-infiammatorie e specie reattive dell'ossigeno che danneggiano i neuroni circostanti e compromettono la plasticità sinaptica.
Come ha sottolineato Zemer: "I nostri risultati dimostrano che perdere peso nella mezza età non è una semplice ripetizione di ciò che funziona nella giovane età adulta. La perdita di peso rimane essenziale per ripristinare la salute metabolica nell'obesità, ma dobbiamo comprendere l'impatto del dimagrimento sul cervello di mezza età e assicurarci che la salute cerebrale non venga compromessa". La dottoressa Alexandra Tsitrina, coautrice dello studio, ha enfatizzato l'importanza metodologica della ricerca, che ha caratterizzato la risposta adattativa dell'organismo attraverso due dimensioni complementari – molecolare e strutturale – utilizzando microscopia avanzata e analisi computazionale sofisticata.
Resta da chiarire se questa risposta infiammatoria temporanea rappresenti un effetto collaterale dannoso o possa paradossalmente contribuire ai miglioramenti metabolici osservati. La questione non è puramente accademica: comprendere questi meccanismi è fondamentale per sviluppare protocolli di dimagrimento sicuri ed efficaci per la popolazione di mezza età, quella che statisticamente presenta la maggiore prevalenza di obesità e che più spesso intraprende percorsi di perdita di peso.
Lo studio è stato sostenuto da un finanziamento interno dell'Università Ben-Gurion (in collaborazione con l'Ilse Katz Institute of Nanoscale Science and Technology) e da grant della US-Israel Binational Science Foundation e dell'Israel Science Foundation. I ricercatori sottolineano la necessità di ulteriori indagini per decifrare i meccanismi molecolari alla base di questa infiammazione ipotalamica età-dipendente e per sviluppare strategie che preservino i vantaggi metabolici del dimagrimento proteggendo contemporaneamente l'integrità cerebrale. Studi futuri dovranno anche verificare se fenomeni analoghi si verifichino nell'essere umano e quali interventi – nutrizionali, farmacologici o sullo stile di vita – possano mitigare questa risposta infiammatoria senza compromettere la perdita di peso.