La corsa a piantare alberi come soluzione contro la crisi climatica nasconde un punto debole geografico che spesso passa inosservato. Mentre governi e organizzazioni investono miliardi in programmi di riforestazione, una nuova ricerca dell’Università della California di Riverside dimostra che il luogo in cui questi alberi vengono piantati può determinare la differenza tra un impatto concreto e uno sforzo poco efficace. Lo studio, pubblicato su npj Climate and Atmospheric Science e basato su 12 modelli climatici, mostra infatti che i benefici variano enormemente in base alla latitudine.
Il paradosso delle latitudini
Il team guidato da James Gomez ha osservato che le regioni tropicali garantiscono rendimenti nettamente superiori per ogni albero piantato. In queste aree calde e umide, gli alberi crescono senza interruzioni stagionali e, oltre ad assorbire anidride carbonica, contribuiscono a raffreddare l’ambiente rilasciando vapore acqueo. Il processo, chiamato evapotraspirazione, funziona in modo simile alla sudorazione umana: le radici assorbono acqua, che attraverso il tronco arriva alle foglie e viene rilasciata in atmosfera, abbassando la temperatura locale.
Il raffreddamento non si limita a questo meccanismo. L’umidità prodotta dagli alberi favorisce la formazione di nuvole che bloccano parte della radiazione solare, riducendo l’energia che raggiunge il suolo. Secondo i dati raccolti, l’effetto globale medio è modesto, circa 0,006 °C, ma nei tropici può arrivare fino a 0,4 °C in alcune zone dell’Africa centrale. A ciò si somma il sequestro di CO2, che aumenta ulteriormente l’impatto positivo.
Il dilemma degli incendi
Lo studio ha anche evidenziato come la riforestazione abbia conseguenze diverse sul rischio di incendi. Nelle savane tropicali, gli alberi risultano più resistenti al fuoco rispetto alle erbe, contribuendo a limitare i roghi. Al contrario, in alcune aree del Canada e degli Stati Uniti nord-orientali, una maggiore copertura arborea potrebbe persino accrescere il pericolo di incendi e ridurre l’effetto di raffreddamento, assorbendo troppa luce solare.
Gli autori precisano che questo non significa rinunciare agli alberi in quelle regioni, che restano fondamentali per biodiversità ed ecosistemi. Il messaggio centrale è piuttosto individuare la “zona Goldilocks” di ogni territorio: la quantità e il tipo di alberi che garantiscano il miglior equilibrio tra benefici climatici e rischi locali.
Per questo motivo, la ricerca propone strategie realistiche, puntando alla riforestazione di aree già disboscate e senza sottrarre spazio ad attività agricole essenziali. In prospettiva, le campagne globali dovrebbero dare priorità ai tropici, dove l’impatto climatico è più forte, senza trascurare un approccio moderato nelle zone temperate, utile per preservare biodiversità e qualità degli ecosistemi.