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Vetri ghiacciati? La soluzione è elettrostatica

L'elettricità statica ad alta tensione rimuove il 75% del ghiaccio dalle superfici consumando meno della metà dell'energia rispetto ai metodi tradizionali.

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Avatar di Antonello Buzzi

a cura di Antonello Buzzi

Senior Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 12/11/2025 alle 08:50

La notizia in un minuto

  • Un sistema innovativo basato su elettrodi di rame ad alta tensione rimuove fino al 75% del ghiaccio consumando meno della metà dell'energia rispetto allo sbrinamento termico tradizionale
  • La tecnologia sfrutta 550 volt per manipolare film d'acqua che strappano i cristalli di ghiaccio, con corrente elettrica molto bassa che garantisce sicurezza operativa
  • Le applicazioni nel settore aeronautico potrebbero eliminare l'uso di centinaia di litri di liquidi antigelo chimici, con benefici significativi per ambiente ed economia

Riassunto generato con l’IA. Potrebbe non essere accurato.

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Un sistema innovativo basato sull'elettricità statica ad alta tensione potrebbe rivoluzionare il modo in cui affrontiamo il problema della formazione di ghiaccio sulle superfici, aprendo la strada a soluzioni più sostenibili ed efficienti rispetto alle tecniche tradizionali. La ricerca, condotta dal gruppo di Jonathan Boreyko presso il Virginia Tech negli Stati Uniti, dimostra come elettrodi in rame sottoposti a tensioni elevate possano rimuovere fino al 75% del ghiaccio formatosi su una superficie, consumando meno della metà dell'energia necessaria per lo sbrinamento termico convenzionale. Si tratta di un avanzamento significativo che potrebbe avere ripercussioni sostanziali in settori critici come l'aviazione, i trasporti e le infrastrutture, dove attualmente si impiegano milioni di tonnellate di liquidi antigelo con impatti ambientali ed economici rilevanti.

Il principio fisico alla base di questa tecnologia affonda le radici in una scoperta fortuita effettuata dal team di Boreyko nel 2021. I ricercatori avevano osservato che la brina, durante il processo di formazione, acquisisce naturalmente una carica elettrica. Questa proprietà intrinseca permette di sfruttare il campo elettrico generato per manipolare film d'acqua vicini, che a loro volta possono "strappare" cristalli di ghiaccio dalla superficie ghiacciata. Tuttavia, l'effetto ottenuto sfruttando esclusivamente la carica naturale della brina era troppo debole per avere applicazioni pratiche significative.

La soluzione sviluppata nel nuovo studio prevede l'impiego di elettrodi di rame ad altissima tensione, posizionati sopra la superficie da sbrinare. Nei test condotti su lastre di vetro e rame ricoperte di brina, il sistema è riuscito a rimuovere il 50 per cento del ghiaccio in un intervallo compreso tra 10 e 15 minuti. Su superfici trattate per renderle altamente idrofobiche, ossia fortemente idrorepellenti, l'efficienza è aumentata ulteriormente, raggiungendo il 75% di rimozione. Come spiega Boreyko, "invece di sfruttare la tensione preesistente della brina, abbiamo deciso di potenziare l'intero effetto applicando la nostra tensione".

Rimuovere il 50% della brina da una superficie ha richiesto un elettrodo caricato a 550 volt, più del doppio della tensione fornita dalla rete elettrica domestica nella maggior parte dei paesi

Il sistema opera a 550 volt per ottenere la rimozione del 50% del ghiaccio, una tensione superiore al doppio di quella tipicamente erogata dalle prese elettriche domestiche. Nonostante il voltaggio elevato possa sembrare pericoloso, la corrente elettrica che attraversa l'elettrodo è estremamente bassa, rendendo il dispositivo relativamente sicuro. Secondo Boreyko, un contatto accidentale con l'elettrodo provocherebbe una scossa elettrica paragonabile a quella prodotta da una recinzione elettrica agricola: sgradevole ma non letale. Questa caratteristica è cruciale non solo per la sicurezza operativa, ma anche per il consumo energetico: il sistema richiede infatti meno della metà dell'energia necessaria per lo sbrinamento termico tradizionale, che opera riscaldando direttamente la superficie ghiacciata fino a fondere il ghiaccio.

Le implicazioni pratiche di questa tecnologia sono particolarmente rilevanti per il settore aeronautico, dove la presenza di ghiaccio sulle ali rappresenta un rischio critico per la sicurezza del volo e le prestazioni aerodinamiche. Attualmente, gli aerei vengono trattati con centinaia di litri di liquidi antigelo prima del decollo, un processo costoso, dispendioso in termini di tempo e con un impatto ambientale considerevole dovuto all'uso massiccio di composti chimici. Boreyko immagina un'applicazione futura in cui "invece di versare centinaia di litri di antigelo sull'ala di un aereo per sbrinarlo mentre è in movimento sulla pista, si potrebbe semplicemente utilizzare una macchina che si sposta intorno alle piste aeroportuali con una bacchetta elettrica e, agitando la bacchetta ad alta tensione sopra l'ala, si rimuoverebbe tutto il ghiaccio e la neve".

Oltre all'aviazione, questa tecnologia potrebbe trovare applicazioni nei veicoli stradali, sui parabrezza delle automobili e persino sulle infrastrutture pubbliche come i ponti e le strade, dove la formazione di ghiaccio costituisce un pericolo per la circolazione. La riduzione dell'uso di sali antigelo chimici sulle strade comporterebbe benefici ambientali significativi, limitando la contaminazione dei suoli e delle falde acquifere. Il sistema potrebbe inoltre essere integrato in impianti industriali e refrigerazione, dove l'accumulo di ghiaccio riduce l'efficienza energetica e richiede manutenzione frequente.

I ricercatori stanno ora lavorando per ottimizzare ulteriormente il sistema, esplorando diverse geometrie degli elettrodi, materiali superficiali e condizioni operative. Resta da verificare la scalabilità della tecnologia per applicazioni su larga scala e la sua affidabilità in condizioni meteorologiche estreme. Tuttavia, i risultati preliminari indicano che lo sfruttamento intelligente dell'elettrostatica potrebbe rappresentare un cambio di paradigma nel controllo della formazione di ghiaccio, con vantaggi economici, ambientali e di sicurezza che superano di gran lunga le soluzioni convenzionali.

Fonte dell'articolo: www.newscientist.com

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