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Un satellite Starlink è esploso: cos'è successo?

Un satellite Starlink ha subito un'anomalia a 418 km di altitudine, generando decine di frammenti e riaccendendo il dibattito sulla sicurezza delle megacostellazioni.

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Avatar di Marco Pedrani

a cura di Marco Pedrani

Caporedattore centrale @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 19/12/2025 alle 09:45

La notizia in un minuto

  • Il satellite Starlink 35956 ha subito una probabile esplosione a 418 km di altitudine generando decine di detriti tracciabili, con cause riconducibili a un malfunzionamento interno piuttosto che a una collisione
  • L'incidente arriva a soli sette giorni da un quasi-scontro con un satellite cinese, evidenziando la crescente complessità della gestione del traffico in un'orbita che ospita oltre 6.000 satelliti Starlink
  • Con previsioni di 70.000 satelliti operativi entro fine decennio, aumenta il rischio della sindrome di Kessler, una reazione a catena che potrebbe rendere inutilizzabili intere fasce orbitali

Riassunto generato con l’IA. Potrebbe non essere accurato.

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Uno dei satelliti della rete Starlink ha subito quella che l'azienda di Elon Musk definisce un'anomalia, ma che gli esperti del settore interpretano come una probabile esplosione avvenuta a 418 chilometri di altitudine. L'evento ha generato decine di frammenti tracciabili e solleva interrogativi sulla sicurezza in un'area spaziale sempre più congestionata, dove oltre 24.000 oggetti vengono attualmente monitorati.

Il satellite Starlink 35956 ha improvvisamente cessato ogni comunicazione con i centri di controllo terrestri, registrando contemporaneamente una perdita di quota, uno "sfiato del serbatoio di propulsione" e il rilascio di "un numero limitato di oggetti tracciabili a bassa velocità relativa". La combinazione di questi fattori lascia pochi dubbi sulla natura catastrofica dell'incidente. SpaceX ha comunicato che il satellite rientrerà nell'atmosfera bruciando completamente nell'arco di alcune settimane, escludendo rischi per l'equipaggio della Stazione Spaziale Internazionale.

Leo Labs, società specializzata nel tracciamento di oggetti spaziali, ha confermato attraverso la propria rete radar di aver rilevato decine di detriti nell'area circostante il satellite dopo l'evento. L'analisi tecnica suggerisce che la causa sia stata una "sorgente energetica interna" piuttosto che una collisione con altri oggetti orbitali. Si tratterebbe quindi di un malfunzionamento dei sistemi di bordo del satellite stesso, eventualmente legato al sistema di propulsione o alle batterie.

La tempistica dell'incidente non poteva essere più delicata per SpaceX. Appena una settimana prima, l'azienda aveva dovuto notificare un mancato collisione con un satellite di fabbricazione cinese, un evento che aveva già alimentato tensioni diplomatiche e preoccupazioni sulla coordinazione internazionale del traffico spaziale. La zona interessata, l'orbita terrestre bassa tra i 400 e i 500 chilometri di altitudine, rappresenta oggi una delle aree più trafficate dello spazio circumterrestre.

Gli esperti di dinamica orbitale sottolineano come questa regione dello spazio stia raggiungendo livelli di densità senza precedenti. Con oltre 6.000 satelliti Starlink già operativi e piani di espansione che prevedono decine di migliaia di unità aggiuntive, il margine di sicurezza si assottiglia progressivamente. Progetti simili da parte della Cina, dell'Unione Europea e di altri operatori privati portano le stime a un totale di 70.000 satelliti operativi entro la fine del decennio nella sola orbita bassa.

L'incidente arriva a soli sette giorni da un quasi-scontro tra un satellite Starlink e un satellite cinese, evidenziando la crescente complessità della gestione del traffico orbitale

La frammentazione di satelliti in orbita costituisce uno degli scenari più temuti dalla comunità spaziale internazionale. La teoria della sindrome di Kessler, formulata nel 1978 dall'astrofisico della NASA Donald Kessler, descrive una reazione a catena in cui la collisione di due oggetti genera detriti che colpiscono altri satelliti, innescando un processo auto-sostenuto che potrebbe rendere inutilizzabili intere fasce orbitali per decenni. Ogni nuovo frammento aumenta statisticamente le probabilità di ulteriori impatti.

Dal punto di vista della comunità astronomica, la proliferazione di satelliti in orbita bassa rappresenta già una sfida per l'osservazione del cielo. I satelliti Starlink, nonostante gli sforzi di SpaceX per ridurne la riflettività con rivestimenti oscuranti, continuano a interferire con le osservazioni telescopiche. L'aumento dei detriti orbitali aggiunge un ulteriore strato di complessità, rendendo ancora più difficile distinguere gli oggetti celesti naturali da quelli artificiali.

Le agenzie spaziali internazionali stanno lavorando a nuovi protocolli per la gestione del traffico orbitale, ma il processo normativo fatica a tenere il passo con l'espansione commerciale dello spazio. L'Agenzia Spaziale Europea ha proposto linee guida più stringenti per la rimozione dei satelliti a fine vita, mentre negli Stati Uniti la Federal Communications Commission sta rivedendo i requisiti di licenza per le costellazioni satellitari. La tecnologia per la rimozione attiva dei detriti rimane però ancora in fase sperimentale e costosa da implementare su larga scala.

Fonte dell'articolo: www.theverge.com

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