La distribuzione quantistica di chiavi crittografiche rappresenta una delle frontiere più promettenti della comunicazione sicura, sfruttando i principi fondamentali della meccanica quantistica per garantire livelli di protezione teoricamente inviolabili. A differenza dei sistemi crittografici tradizionali, basati sulla complessità computazionale di determinati algoritmi matematici, il QKD (Quantum Key Distribution) si fonda su una proprietà intrinseca della fisica quantistica: qualsiasi tentativo di intercettare i segnali durante la trasmissione altera inevitabilmente lo stato dei fotoni, generando errori rilevabili che allertano immediatamente gli utenti sulla presenza di potenziali intercettazioni. Questa caratteristica di autoprotezione fisica, inscritta nelle leggi della natura stessa, rende il QKD uno degli strumenti più sicuri attualmente in fase di sviluppo per le comunicazioni del futuro.
Nonostante le potenzialità rivoluzionarie di questa tecnologia, la sua implementazione pratica nei sistemi di comunicazione ottica wireless deve affrontare numerose sfide tecniche. Tra queste, l'errore di puntamento costituisce uno dei fattori critici meno studiati finora: anche minimi disallineamenti tra trasmettitore e ricevitore possono compromettere significativamente l'integrità dei segnali quantistici scambiati. Vibrazioni meccaniche, turbolenze atmosferiche e imperfezioni nei sistemi di allineamento contribuiscono tutti a generare questi disallineamenti, che fino ad oggi non erano stati analizzati con modelli matematici sufficientemente accurati nel contesto specifico dei sistemi QKD wireless.
Un nuovo studio pubblicato sull'IEEE Journal of Quantum Electronics affronta proprio questa lacuna, introducendo un modello analitico dettagliato che quantifica con precisione l'impatto dell'errore di puntamento sulle prestazioni dei sistemi QKD in comunicazione ottica wireless. Il team di ricerca guidato dal professor Yalçın Ata della OSTIM Technical University in Turchia ha sviluppato un framework che integra modelli statistici avanzati di disallineamento del fascio con la teoria della rilevazione di fotoni quantistici, derivando espressioni analitiche esplicite per gli indicatori chiave di prestazione di questi sistemi crittografici.
La metodologia adottata dai ricercatori si concentra sul protocollo BB84, uno degli schemi QKD più diffusi e consolidati a livello internazionale. Per rappresentare in modo realistico il disallineamento del fascio, gli studiosi hanno applicato le distribuzioni di Rayleigh e Hoyt, strumenti statistici sofisticati che descrivono con maggiore accuratezza le variazioni orizzontali e verticali del fascio rispetto agli approcci semplificati utilizzati in precedenti ricerche. Questa scelta metodologica ha permesso di ottenere una rappresentazione più fedele del comportamento reale degli errori di puntamento casuali, superando i limiti delle analisi precedenti.
Utilizzando questi modelli statistici perfezionati, il team ha derivato per la prima volta espressioni analitiche complete per le probabilità di errore e di setacciamento in presenza di errore di puntamento. Da queste hanno poi calcolato il QBER (Quantum Bit Error Rate), parametro fondamentale che riflette la percentuale di bit corrotti a causa del rumore di sistema, delle condizioni ambientali, delle imperfezioni hardware o di tentativi di intercettazione. Il QBER costituisce un indicatore sintetico dell'affidabilità complessiva del sistema e rappresenta un elemento cruciale per valutare la sicurezza effettiva della comunicazione quantistica.
Successivamente, i ricercatori hanno utilizzato il QBER per determinare il SKR (Secret Key Rate), che misura la velocità con cui possono essere generate chiavi condivise sicure tra le parti comunicanti. L'analisi ha considerato sia scenari di disallineamento simmetrico del fascio, sia condizioni asimmetriche in cui le deviazioni orizzontali e verticali differiscono significativamente, rispecchiando situazioni reali più complesse di quelle ideali simulate nei modelli teorici precedenti.
I risultati dello studio rivelano dinamiche controintuitive nel comportamento dei sistemi QKD wireless. All'aumentare della larghezza del fascio luminoso, l'errore di puntamento cresce proporzionalmente, determinando un incremento del QBER e una conseguente riduzione dell'SKR: in sintesi, le prestazioni si degradano man mano che il disallineamento diventa più pronunciato. L'espansione dell'apertura del ricevitore può parzialmente compensare questo effetto negativo, ma solo entro limiti ben definiti oltre i quali i benefici si annullano.
Particolarmente interessante è la scoperta che il disallineamento asimmetrico del fascio, in determinate configurazioni, può paradossalmente offrire prestazioni superiori rispetto a errori perfettamente bilanciati. Inoltre, lo studio ha determinato che per generare un SKR diverso da zero, condizione essenziale per qualsiasi comunicazione sicura, è necessario aumentare il numero medio di fotoni trasmessi, fornendo indicazioni precise sui parametri operativi ottimali per questi sistemi.
Come sottolinea il professor Ata, "le nostre scoperte, basate sul framework di Rayleigh e Hoyt, sono coerenti con i modelli generalizzati esistenti, ma offrono una nuova chiarezza analitica sul ruolo dell'asimmetria negli errori di puntamento". Questa comprensione approfondita apre prospettive concrete per l'ottimizzazione dei sistemi QKD wireless, fornendo ai progettisti strumenti matematici rigorosi per prevedere e mitigare gli effetti del disallineamento. Le implicazioni pratiche riguardano lo sviluppo di reti quantistiche satellitari, comunicazioni sicure tra droni e stazioni di terra, e infrastrutture metropolitane di crittografia quantistica, tutti ambiti in cui l'errore di puntamento rappresenta una sfida tecnica ancora irrisolta. Ulteriori ricerche dovranno ora validare sperimentalmente questi modelli analitici in condizioni operative reali, considerando anche l'interazione con altri fattori ambientali come la turbolenza atmosferica e le variazioni meteorologiche.