Le simulazioni più avanzate mai realizzate sugli impatti planetari stanno riscrivendo la storia di Giove, mettendo in dubbio una delle teorie più diffuse sulla formazione del gigante gassoso. Grazie a supercomputer di ultima generazione, un team internazionale di ricercatori ha dimostrato che le collisioni cosmiche non possono spiegare la peculiare struttura interna del pianeta più grande del sistema solare. I risultati suggeriscono che il nucleo diluito di Giove si sia formato gradualmente durante la sua evoluzione, attraverso un processo di assorbimento selettivo di materiali pesanti e leggeri.
Un nucleo che sfida le aspettative
La particolarità di Giove è il suo cuore, molto diverso da quanto immaginato per decenni. Il nucleo non presenta confini netti ma si dissolve negli strati circostanti di idrogeno. Questa struttura diluita, rivelata per la prima volta dalla sonda Juno, ha aperto un grande interrogativo nella comunità scientifica.
La questione si è fatta ancora più interessante quando osservazioni successive hanno mostrato che anche Saturno ha un nucleo simile. Per spiegare questa caratteristica, era stata proposta l’ipotesi di impatti catastrofici con enormi protopianeti che avrebbero mescolato i materiali interni.
La simulazione che ha cambiato tutto
Per verificare questa ipotesi, i ricercatori hanno utilizzato il supercomputer DiRAC COSMA e il software SWIFT, sviluppando simulazioni di impatti estremi.
I risultati, però, hanno smentito la teoria. Nessuna simulazione, neppure nelle condizioni più violente, ha prodotto un nucleo diluito stabile. Al contrario, i materiali densi spostati dall’impatto tendevano a riassestarsi rapidamente, mantenendo un confine netto con gli strati esterni di idrogeno ed elio.
Un processo evolutivo, non catastrofico
Questa scoperta ha conseguenze che vanno oltre Giove. Il fatto che anche Saturno presenti un nucleo diluito rafforza l’idea che non si tratti di eventi rari ed eccezionali, ma di processi evolutivi graduali che avvengono durante la crescita dei pianeti giganti.
Se confermata, questa ipotesi potrebbe rivoluzionare anche lo studio degli esopianeti simili a Giove e Saturno. È infatti probabile che la maggior parte di questi mondi lontani abbia strutture interne complesse e non sia il prodotto di impatti casuali.
Verso nuovi orizzonti della ricerca planetaria
Oltre a riscrivere la storia dei giganti gassosi, questo lavoro rappresenta un passo avanti nelle tecniche di simulazione degli eventi cosmici. Gli impatti restano centrali nell’evoluzione dei pianeti, ma non spiegano tutti i dettagli delle loro strutture.
La ricerca apre nuove prospettive per comprendere la varietà dei mondi del nostro sistema solare e degli esopianeti. Ogni miglioramento nelle simulazioni e nelle osservazioni ci avvicina a capire meglio i processi che hanno modellato i giganti che dominano il nostro vicinato cosmico.