L’universo delle infezioni virali rivela meccanismi sorprendenti che solo ora iniziano a essere compresi. Una ricerca condotta negli Stati Uniti ha dimostrato che un comune raffreddore può offrire una protezione temporanea contro il COVID-19. Il fenomeno, osservato su migliaia di persone, potrebbe spiegare perché i bambini - più frequentemente esposti ai malanni stagionali - abbiano mostrato una resistenza maggiore rispetto agli adulti durante la pandemia.
Il paradosso dei raffreddori protettivi
Lo studio, pubblicato sul Journal of Infectious Diseases, ha monitorato per quasi un anno oltre 4.100 individui in 1.400 famiglie americane. I ricercatori del National Jewish Health hanno osservato che chi aveva contratto di recente un’infezione da rinovirus - il principale responsabile del raffreddore comune - aveva meno probabilità di essere colpito dal SARS-CoV-2 nelle settimane successive.
Il segreto risiede nella risposta immunitaria innata: i rinovirus stimolano una forte produzione di interferoni, proteine che agiscono da sistema di allerta precoce, preparando le vie respiratorie a respingere altri virus.
Perché i bambini si ammalano meno
Attraverso migliaia di tamponi nasali auto-raccolti, i ricercatori hanno analizzato la presenza di diversi patogeni respiratori. È emerso che i bambini possiedono naturalmente livelli più elevati di geni legati agli interferoni rispetto agli adulti, risultando biologicamente più pronti a difendersi da nuove infezioni.
“I nostri risultati indicano che un raffreddore recente può dare all’organismo un vantaggio iniziale nella lotta contro il coronavirus, impedendogli di attecchire”, spiega Max Seibold, autore senior dello studio. Questa osservazione fornisce una chiave di lettura al mistero della relativa protezione dei più piccoli durante la pandemia.
Dalla biologia alle applicazioni cliniche
Il fenomeno, noto come interferenza virale eterologa, era già stato osservato in altri contesti, ma è la prima volta che viene documentato in maniera prospettica contro il COVID-19. La scoperta apre possibilità interessanti per sviluppare nuove strategie preventive, soprattutto per le persone più vulnerabili.
Camille Moore, prima autrice dello studio, avverte però: “Questo non significa che le persone debbano cercare di prendere un raffreddore. Ma capire come un virus influenzi la risposta a un altro potrebbe aiutarci a trovare nuove forme di protezione”.
La ricerca, parte del progetto HEROS che ha seguito l’evoluzione della pandemia dal 2020 al 2021, conferma che i bambini avevano una probabilità sei volte inferiore di sviluppare COVID sintomatico. Ora, grazie a questo lavoro, sappiamo che un ruolo chiave potrebbe essere stato giocato proprio dalle infezioni virali pregresse.