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Questo integratore migliora le terapie oncologiche

La zeaxantina, nota per la salute degli occhi, potenzia le cellule T contro i tumori. Presente in spinaci e peperoni, migliora l'immunoterapia oncologica.

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Avatar di Antonello Buzzi

a cura di Antonello Buzzi

Senior Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 02/10/2025 alle 08:15

La notizia in un minuto

  • La zeaxantina, pigmento vegetale presente in spinaci e peperoni, potenzia significativamente l'efficacia delle immunoterapie antitumorali agendo sui linfociti T CD8+ che riconoscono ed eliminano le cellule neoplastiche
  • Gli esperimenti su modelli murini e cellule umane hanno dimostrato che la combinazione di zeaxantina con inibitori dei checkpoint immunitari rallenta la crescita tumorale più della sola immunoterapia
  • Essendo già disponibile come integratore sicuro e a basso costo, la zeaxantina rappresenta un candidato promettente per trial clinici come adiuvante nelle terapie oncologiche standard

Riassunto generato con l’IA. Potrebbe non essere accurato.

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L'universo della ricerca oncologica potrebbe aver trovato un alleato inaspettato nella lotta contro i tumori: la zeaxantina, un pigmento vegetale già noto per i suoi benefici sulla salute degli occhi, si sta rivelando un potente stimolatore del sistema immunitario. Questa scoperta emerge da uno studio condotto presso l'Università di Chicago, dove i ricercatori hanno dimostrato che questo carotenoide è in grado di potenziare significativamente l'efficacia delle terapie immunologiche contro il cancro. La ricerca, pubblicata su Cell Reports Medicine, apre scenari promettenti per l'integrazione di supplementi nutrizionali nei protocolli oncologici standard.

Il meccanismo molecolare della zeaxantina

Il team guidato da Jing Chen, professore di medicina presso l'ateneo di Chicago, ha identificato la zeaxantina attraverso uno screening sistematico di una vasta libreria di nutrienti presenti nel sangue. L'obiettivo era individuare sostanze capaci di influenzare positivamente l'attività del sistema immunitario. I risultati hanno evidenziato come questo composto agisca direttamente sui linfociti T CD8+, cellule fondamentali nella risposta immunitaria antitumorale.

Il meccanismo d'azione si concentra sulla stabilizzazione del complesso recettoriale delle cellule T (TCR), struttura molecolare essenziale per il riconoscimento e l'eliminazione delle cellule neoplastiche. La zeaxantina rinforza la formazione di questo complesso quando i linfociti entrano in contatto con le cellule tumorali, amplificando la cascata di segnali intracellulari che porta all'attivazione delle cellule immunitarie.

Risultati promettenti nei modelli sperimentali

Gli esperimenti condotti su modelli murini hanno dimostrato che l'integrazione alimentare con zeaxantina rallenta significativamente la crescita tumorale. Tuttavia, il dato più interessante emerge dalla combinazione con gli inibitori dei checkpoint immunitari, una classe di farmaci immunoterapici che ha rivoluzionato il trattamento oncologico negli ultimi anni. In questa combinazione, l'effetto antitumorale risulta potenziato rispetto alla sola immunoterapia.

Un semplice nutriente alimentare potrebbe complementare i trattamenti oncologici più avanzati

La validazione su cellule umane ingegnerizzate per riconoscere specifici antigeni tumorali ha confermato i risultati preliminari. I linfociti T trattati con zeaxantina hanno mostrato una capacità aumentata di eliminare cellule di melanoma, mieloma multiplo e glioblastoma in esperimenti di laboratorio. Come sottolinea Chen, "i nostri dati dimostrano che la zeaxantina migliora sia le risposte naturali che quelle ingegnerizzate delle cellule T, suggerendo un alto potenziale traslazionale per i pazienti sottoposti a immunoterapie".

Un supplemento sicuro e accessibile

Uno degli aspetti più promettenti di questa scoperta riguarda la sicurezza e disponibilità della zeaxantina. Questo composto è già commercializzato come integratore da banco per la salute oculare ed è naturalmente presente in verdure comuni come peperoni arancioni, spinaci e cavolo riccio. Il profilo di sicurezza ben consolidato e il costo contenuto rendono questa sostanza un candidato ideale per test clinici come adiuvante nelle terapie oncologiche.

La ricerca si inserisce inoltre in un quadro più ampio di immunologia nutrizionale sviluppato dal laboratorio di Chen. Studi precedenti avevano identificato l'acido trans-vaccenico (TVA), derivato da latticini e carne, come altro stimolatore dell'attività dei linfociti T, seppur attraverso meccanismi diversi. Questi risultati suggeriscono che nutrienti di origine sia vegetale che animale possano offrire benefici complementari per la salute immunitaria.

Prospettive cliniche e sviluppi futuri

Nonostante i risultati incoraggianti, i ricercatori mantengono un approccio prudente riguardo alle applicazioni cliniche immediate. La maggior parte dei dati proviene da esperimenti di laboratorio e studi su animali, rendendo necessari trial clinici per verificare l'efficacia sui pazienti oncologici. Chen evidenzia come questi risultati "aprano un nuovo campo dell'immunologia nutrizionale che esamina l'interazione tra specifici componenti alimentari e il sistema immunitario a livello molecolare".

L'obiettivo a lungo termine è identificare composti naturali che possano rendere le attuali terapie oncologiche più efficaci e accessibili. La ricerca, sostenuta da fondi del National Institutes of Health e di altre istituzioni, rappresenta un passo significativo verso l'integrazione della nutrizione personalizzata nei protocolli di cura del cancro, aprendo nuove prospettive per un approccio terapeutico più completo e sostenibile.

Fonte dell'articolo: www.sciencedaily.com

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