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La scoperta che ha cambiato la scienza animale

La primatologa Jane Goodall, pioniera nello studio del comportamento degli scimpanzé, lascia un'eredità duratura sulla nostra comprensione del mondo.

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Avatar di Antonello Buzzi

a cura di Antonello Buzzi

Senior Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 03/10/2025 alle 08:40

La notizia in un minuto

  • Jane Goodall rivoluzionò la scienza nel 1960 osservando uno scimpanzé utilizzare strumenti, dimostrando che questa capacità non era esclusivamente umana e mettendo in crisi secoli di eccezionalismo umano
  • La sua ricerca pionieristica attribuì agli scimpanzé personalità distinte ed emozioni complesse, confermando le intuizioni di Darwin sull'espressione emotiva negli animali
  • Negli anni '70 si trasformò da scienziata in attivista globale, fondando il Jane Goodall Institute e il programma educativo Roots & Shoots presente in oltre 75 paesi

Riassunto generato con l’IA. Potrebbe non essere accurato.

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La storia della scienza moderna è costellata di momenti in cui una singola osservazione ha ribaltato secoli di certezze consolidate. Nel 1960, una giovane donna di 26 anni senza formazione accademica specifica si trovava nella foresta di Gombe, nell'attuale Tanzania, quando assistette a una scena che avrebbe cambiato per sempre la nostra comprensione di cosa significhi essere umani. Jane Goodall, scomparsa all'età di 91 anni, osservò uno scimpanzé che aveva chiamato David Greybeard mentre strappava le foglie da un rametto per pescare termiti da un termitaio, dimostrando capacità cognitive che fino ad allora si credevano esclusivamente umane.

La rivoluzione contro l'eccezionalismo umano

Quella scoperta rappresentò un terremoto intellettuale che mise in discussione quattro secoli di pensiero occidentale. La filosofia cartesiana aveva relegato gli animali al rango di macchine senz'anima, giustificando così il loro sfruttamento e la distruzione ambientale. "In quel periodo si pensava che solo gli esseri umani utilizzassero e costruissero strumenti", ricordava Goodall. "A scuola mi avevano insegnato che la migliore definizione dell'essere umano era 'l'uomo fabbricante di strumenti', eppure avevo appena assistito a uno scimpanzé all'opera come costruttore di utensili."

Il suo mentore, il paleontologo Louis Leakey, comprese immediatamente la portata rivoluzionaria di quella scoperta e rispose con un telegramma divenuto celebre: "Ora dobbiamo ridefinire il concetto di 'strumento', ridefinire l'uomo, oppure accettare gli scimpanzé come esseri umani." La comunità scientifica scelse la strada di mezzo, cercando altre caratteristiche distintive dell'umanità, ma il paradigma dell'unicità umana era ormai irrimediabilmente compromesso.

Darwin aveva ragione: le emozioni attraversano le specie

Il lavoro di Goodall riecheggiava quello di un altro gigante della scienza, Charles Darwin, che nel suo "L'espressione delle emozioni nell'uomo e negli animali" aveva attribuito stati emotivi anche agli animali, teoria che all'epoca venne respinta dall'establishment scientifico per oltre un secolo. Entrambi condividevano una curiosità inesauribile e straordinarie capacità di osservazione paziente e intensa. Quando New Scientist le chiese cosa servisse ai giovani scienziati, Goodall rispose: "Pazienza, a secchiate e a catinelle."

David Greybeard e il suo uso di strumenti fu il momento che cambiò tutto

La scienziata non si limitò a documentare l'uso di strumenti, ma attribuì agli scimpanzé personalità distinte ed emozioni complesse. David Greybeard era calmo, altri timidi, curiosi o combattivi. Fu la prima a descrivere scientificamente i rituali di corteggiamento e accoppiamento degli scimpanzé, i loro cicli riproduttivi e le dinamiche sociali del gruppo.

Dall'osservazione all'attivismo globale

Negli anni Settanta la missione di Goodall si trasformò radicalmente: dall'osservare gli scimpanzé al diventare la loro più fervente sostenitrice. Nel 1977 fondò il Jane Goodall Institute, che si espanse fino a diventare un'organizzazione conservazionista globale presente in 25 paesi. La svolta decisiva arrivò nel 1986, quando organizzò una conferenza per biologi sul campo che lavoravano con gli scimpanzé in tutta l'Africa: l'incontro mise in evidenza le minacce che incombevano sugli animali e sulle foreste, ma anche sui problemi delle comunità locali.

Il programma Roots & Shoots, lanciato nel 1991 per educare i giovani alla conservazione, raggiunse oltre 75 paesi. Goodall divenne un'instancabile ambasciatrice, con circa 300 apparizioni pubbliche all'anno. Nel suo ultimo libro, "The Book of Hope", scrisse: "Ho capito che se non riusciamo ad aiutare le persone a trovare un modo per sostentarsi senza distruggere l'ambiente, non possiamo nemmeno tentare di salvare gli scimpanzé."

L'eredità di una visionaria

La scienziata, morta in California durante uno dei suoi tour, ha pubblicato 32 libri, di cui 15 per bambini. Il suo approccio innovativo - criticato inizialmente perché dava nomi anziché numeri agli animali - rifletteva una visione più empatica della ricerca scientifica. Leakey l'aveva scelta proprio per la sua mancanza di pregiudizi accademici, convinto che una donna sarebbe stata più paziente ed empatica sul campo.

Goodall riconosceva l'influenza di Rachel Carson, l'autrice di "Primavera silenziosa" che aveva denunciato i pericoli del DDT: "Sono stata ispirata dal suo coraggio nel battersi contro le aziende farmaceutiche, il governo e gli scienziati sui pericoli ambientali." Come Carson, Goodall sapeva che l'attendeva una lunga battaglia, ma non si arrese mai, continuando a ispirare generazioni di conservazionisti in tutto il mondo.

Fonte dell'articolo: www.newscientist.com

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