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La NASA studia una cometa interstellare durante il viaggio

La sonda Europa Clipper della NASA ha sfruttato una finestra irripetibile per studiare un oggetto proveniente da un altro sistema stellare.

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Avatar di Antonello Buzzi

a cura di Antonello Buzzi

Senior Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 22/12/2025 alle 09:45

La notizia in un minuto

  • La sonda Europa Clipper della NASA ha osservato la cometa interstellare 3I/ATLAS da una posizione unica tra la cometa e il Sole, cogliendo dati impossibili da raccogliere dalla Terra durante un periodo critico di vicinanza solare
  • Lo spettrografo Europa-UVS ha rilevato ossigeno, idrogeno e polveri, osservando in tempo reale la dissociazione delle molecole d'acqua e fornendo indizi sulla composizione chimica di un oggetto proveniente da un altro sistema stellare
  • L'osservazione simultanea con la sonda JUICE dell'ESA da angolazioni opposte permetterà di ricostruire una mappa tridimensionale completa delle code cometarie, mentre Europa Clipper prosegue verso Giove per 49 sorvoli di Europa entro il 2030

Riassunto generato con l’IA. Potrebbe non essere accurato.

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Nel suo viaggio verso Giove, la sonda Europa Clipper della NASA ha colto un'opportunità scientifica inattesa: osservare la cometa interstellare 3I/ATLAS da una prospettiva unica, impossibile da replicare dalla Terra o da Marte. Questo oggetto celeste, il terzo confermato ufficialmente a provenire dall'esterno del nostro sistema solare, è stato scoperto nel luglio scorso e rappresenta una finestra preziosa per comprendere i processi chimici e fisici che avvengono in altri sistemi stellari. Le osservazioni condotte dallo spettrografo ultravioletto UVS, sviluppato dal Southwest Research Institute, hanno fornito dati cruciali sulla composizione e l'attività della cometa in un momento in cui le condizioni di osservazione terrestre erano fortemente compromesse dalla posizione dell'oggetto rispetto al Sole.

La tempistica dell'osservazione si è rivelata determinante. Meno di una settimana dopo la scoperta della cometa, gli analisti del Jet Propulsion Laboratory hanno tracciato la sua traiettoria attraverso il sistema solare, identificando una finestra temporale nel novembre scorso durante la quale le osservazioni da Terra sarebbero state ostacolate dalla vicinanza dell'oggetto al Sole, mentre le condizioni di visibilità da Marte erano già deteriorate. Europa Clipper, lanciata nel 2024 e diretta verso il sistema gioviano con arrivo previsto nel 2030, si è trovata in una posizione privilegiata per colmare questa lacuna osservativa, collegando i dati raccolti da Marte a fine settembre con le successive opportunità di osservazione terrestri.

La peculiarità scientifica di queste osservazioni risiede nella geometria dell'osservazione stessa. La traiettoria della cometa l'ha posizionata tra Europa Clipper e il Sole, offrendo alla sonda una prospettiva "a valle" rispetto alle code cometarie. Le comete tipicamente sviluppano due code principali: una di polvere che segue la traiettoria orbitale e una di plasma ionizzato che punta nella direzione opposta al Sole, spinto dal vento solare. Lo strumento Europa-UVS ha potuto osservare entrambe le code guardando essenzialmente "da dietro", verso il nucleo cometario e la chioma di gas che lo avvolge, una configurazione raramente disponibile nelle osservazioni astronomiche standard.

"Possiamo vedere i gas liberarsi dalla cometa e le molecole d'acqua frammentarsi in atomi di idrogeno e ossigeno", spiega il dottor Kurt Retherford, responsabile scientifico dello strumento Europa-UVS

La complementarità osservativa si è ulteriormente arricchita grazie alla presenza di un secondo spettrografo ultravioletto, anch'esso sviluppato dal Southwest Research Institute, a bordo della sonda JUICE dell'Agenzia Spaziale Europea, attualmente in viaggio verso il sistema gioviano. Durante lo stesso periodo, JUICE ha osservato 3I/ATLAS da una prospettiva anti-solare, fornendo l'angolo di visione più convenzionale. Questa doppia osservazione simultanea da geometrie opposte permetterà agli scienziati di ricostruire una mappa tridimensionale completa della struttura delle code cometarie e dei processi fisici che le governano.

I dati spettrografici raccolti da Europa-UVS hanno identificato le impronte spettrali di ossigeno, idrogeno e polveri, confermando e arricchendo le osservazioni condotte da altri strumenti. Questi risultati supportano l'ipotesi che 3I/ATLAS abbia attraversato un periodo di intensa attività di degassamento poco dopo il perielio, il punto di massima vicinanza al Sole. La capacità dello strumento di misurare le transizioni fondamentali degli atomi e delle molecole nell'ultravioletto permette di osservare in tempo reale la dissociazione delle molecole d'acqua in idrogeno atomico e ossigeno, un processo fondamentale per comprendere la natura e l'evoluzione delle comete.

L'importanza scientifica di queste misurazioni va ben oltre la caratterizzazione di un singolo oggetto. Comprendere la composizione chimica di 3I/ATLAS e la facilità con cui i gas vengono rilasciati dalla superficie ghiacciata fornisce indizi preziosi sulla sua origine in un altro sistema stellare e sui processi evolutivi subiti durante il lungo transito attraverso lo spazio interstellare. Come sottolinea la dottoressa Tracy Becker, co-responsabile scientifica di Europa-UVS, le questioni aperte riguardano i processi chimici all'opera nella formazione di questi oggetti e se tali processi siano analoghi a quelli che hanno plasmato il nostro sistema solare. Le comete interstellari rappresentano messaggeri chimici provenienti da ambienti stellari diversi dal nostro, e ogni osservazione contribuisce a costruire un quadro comparativo della chimica planetaria su scala galattica.

Europa Clipper, una volta raggiunto Giove, condurrà 49 sorvoli ravvicinati della luna Europa, utilizzando lo stesso spettrografo ultravioletto per studiare la composizione dei gas atmosferici e dei materiali presenti sulla superficie ghiacciata del satellite. La missione, gestita dal Jet Propulsion Laboratory per conto della NASA Science Mission Directorate e sviluppata in collaborazione con l'Applied Physics Laboratory della Johns Hopkins University, rappresenta uno degli sforzi più ambiziosi per comprendere il potenziale abitabile degli oceani subsuperficiali di Europa

Fonte dell'articolo: www.sciencedaily.com

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