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Un errore scientifico durato 20 anni cambia una specie

Un campione associato al codice sbagliato ha generato confusione per decenni nella classificazione di una rana velenosa amazzonica.

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Avatar di Antonello Buzzi

a cura di Antonello Buzzi

Senior Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 07/01/2026 alle 08:25

La notizia in un minuto

  • Un errore nell'assegnazione del numero di catalogo ha portato per oltre vent'anni la comunità scientifica a identificare come olotipo di Dendrobates duellmani un esemplare completamente diverso da quello fotografato
  • La rana dai colori vivaci non è una specie separata ma una variante cromatica di Ranitomeya ventrimaculata, dimostrando come popolazioni dall'aspetto diverso possano appartenere alla stessa specie
  • Il caso evidenzia l'importanza degli esemplari fisici nelle collezioni museali rispetto alle sole fotografie, soprattutto nell'era della digitalizzazione e della crisi di biodiversità

Riassunto generato con l’IA. Potrebbe non essere accurato.

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Nel Biodiversity Institute dell'Università del Kansas, custodite tra migliaia di esemplari conservati in alcol, si nascondeva da oltre vent'anni un errore tassonomico che ha recentemente costretto la comunità scientifica a riconsiderare l'identità di una specie di rana velenosa peruviana. La vicenda, pubblicata sulla rivista Zootaxa, illumina le complessità della tassonomia moderna e solleva interrogativi fondamentali sul ruolo degli olotipi nell'epoca della biologia molecolare e delle collezioni digitali.

Al centro della questione c'è il concetto di olotipo, il singolo esemplare preservato che funge da riferimento primario per la definizione di una specie. Quando un ricercatore descrive una nuova specie, deve designare un campione fisico specifico come portatore ufficiale del nome scientifico. Questo sistema, consolidato nella pratica tassonomica, garantisce che gli scienziati di tutto il mondo si riferiscano allo stesso organismo quando discutono di una determinata specie. Come spiega Ana Motta, responsabile delle collezioni erpetologiche del Biodiversity Institute e autrice principale dello studio, l'olotipo costituisce il termine di paragone imprescindibile: ogni volta che si scopre una nuova popolazione che potrebbe appartenere a quella specie, è necessario confrontarla direttamente con l'esemplare designato.

L'errore risale al 1999, quando un ricercatore si imbatté nella fotografia di una rana dai colori vivaci proveniente dalla foresta pluviale peruviana, vicino al confine ecuadoriano. Non riuscendo ad associare l'esemplare fotografato ad alcuna specie conosciuta, il ricercatore decise di descriverla come nuova basandosi esclusivamente sull'immagine di un campione conservato nelle collezioni erpetologiche dell'Università del Kansas. La rana venne registrata con il numero di catalogo KU 221832 e battezzata scientificamente Dendrobates duellmani. Tuttavia, in quella fase critica si verificò uno scambio fatale: invece di richiedere fisicamente l'esemplare, il ricercatore chiese solo il numero di catalogo associato alla fotografia, e gli venne fornito un codice errato corrispondente a un campione completamente diverso.

Ogni esemplare nelle collezioni museali possiede un numero di catalogo univoco, paragonabile a un codice a barre, al quale vengono collegati tutti i dati associati: fotografie, sequenze genetiche, registrazioni di vocalizzazioni e qualsiasi altra informazione biologica. Nel caso specifico, l'esemplare reale esisteva effettivamente nella collezione, ma sotto un numero di catalogo differente da quello erroneamente associato alla descrizione della nuova specie. Per oltre vent'anni, la comunità scientifica ha citato come olotipo di Dendrobates duellmani un esemplare che non corrispondeva minimamente alla fotografia originale.

La rana dai colori vivaci della fotografia era in realtà marrone: un'incongruenza cromatica che ha smascherato decenni di confusione tassonomica

La scoperta dell'errore è avvenuta in modo quasi fortuito, quando alcuni erpetologi esperti nel gruppo tassonomico in questione hanno visitato il Biodiversity Institute per esaminare diversi olotipi nell'ambito di uno studio comparativo. Quando hanno richiesto l'esemplare con il numero di catalogo indicato nella descrizione originale, si sono trovati di fronte a una rana di colore bruno, completamente diversa dalla vivace colorazione visibile nella fotografia pubblicata nel 1999. Questa discrepanza palese ha innescato un'indagine meticolosa che ha coinvolto l'analisi di appunti di campo, registri fotografici e documentazione storica. Attraverso un paziente lavoro di detective scientifico, il team ha ricostruito la corrispondenza corretta tra le fotografie d'archivio e gli esemplari fisici, identificando finalmente il campione reale immortalato nell'immagine originale.

Il risultato di questa correzione va oltre la semplice rettifica di un numero di catalogo. La rana precedentemente descritta come Dendrobates duellmani non è più considerata una specie separata: le analisi genetiche e morfologiche hanno dimostrato che si tratta in realtà di una variante cromatica di Ranitomeya ventrimaculata, la rana velenosa dell'Amazzonia. Questo caso esemplifica un fenomeno tutt'altro che raro in tassonomia: mentre alcuni organismi geneticamente distinti appaiono morfologicamente identici (la cosiddetta biodiversità nascosta), il contrario può verificarsi altrettanto frequentemente. Popolazioni con colorazioni drasticamente diverse possono appartenere alla stessa specie se non sono riproduttivamente isolate e condividono un patrimonio genetico sostanzialmente omogeneo. Come spiega Motta, quando si continua a campionare si scopre spesso un continuum di variazioni fenotipiche che collegano quelli che inizialmente sembravano estremi cromatici inconciliabili.

La vicenda solleva questioni metodologiche di rilevanza crescente nell'era della crisi di biodiversità. Con migliaia di specie che scompaiono prima ancora di essere formalmente descritte, alcuni ricercatori propongono di accelerare il processo tassonomico accettando descrizioni basate su fotografie o altri dati parziali. Tuttavia, il caso della rana peruviana dimostra i rischi insiti in questa pratica. Il concetto stesso di esemplare si sta evolvendo verso quello di "esemplare esteso", che include non solo l'organismo fisico preservato ma anche tutti i dati genomici, le registrazioni acustiche (particolarmente rilevanti per gli anfibi, che possiedono richiami specie-specifici), le immagini e qualsiasi altra informazione associata al numero di catalogo.

Nonostante questa espansione concettuale, Motta sottolinea che il campione fisico rimane insostituibile per garantire la riproducibilità e la verificabilità dei dati scientifici. Una fotografia, per quanto dettagliata, offre informazioni limitate e non permette analisi morfologiche approfondite, esami anatomici interni o estrazione di materiale genetico. La correzione di questo errore ultraventennale, che aveva generato una cascata di citazioni nella letteratura scientifica, ha richiesto l'accesso diretto agli esemplari conservati. Il Biodiversity Institute dell'Università del Kansas custodisce la quarta collezione erpetologica più grande al mondo, un patrimonio scientifico che si conferma fondamentale non solo per descrivere nuove specie, ma anche per rivedere e perfezionare la nostra comprensione della biodiversità esistente.

Fonte dell'articolo: www.sciencedaily.com

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