La scissione dell'acqua rappresenta uno dei processi fondamentali per la produzione di idrogeno verde, considerato il vettore energetico chiave per la decarbonizzazione del futuro. Eppure, nonostante decenni di ricerca sull'elettrolisi, la comprensione di come si comportano le molecole d'acqua all'interno dei dispositivi elettrochimici rimane sorprendentemente incompleta. Un nuovo studio pubblicato sul Journal of the American Chemical Society rivela ora un meccanismo inatteso: in presenza di campi elettrici intensi, tipici degli ambienti elettrochimici, non è più l'energia bensì l'entropia – la misura del disordine molecolare – a governare la dissociazione spontanea dell'acqua. La scoperta, frutto della collaborazione tra il Max Planck Institute for Polymer Research e lo Yusuf Hamied Department of Chemistry dell'Università di Cambridge, costringe a ripensare i modelli teorici utilizzati finora per progettare catalizzatori e ottimizzare le reazioni chimiche in ambiente acquoso.
In condizioni ordinarie, come quelle presenti in un bicchiere d'acqua a temperatura ambiente, le molecole H₂O raramente si dissociano spontaneamente in ioni H⁺ e OH⁻. Questa riluttanza ha una doppia origine termodinamica: il processo richiede un apporto energetico considerevole ed è inoltre sfavorito entropicamente, poiché la formazione di ioni implica una maggiore organizzazione molecolare rispetto allo stato iniziale indissociato. La combinazione di questi due fattori mantiene l'equilibrio fortemente spostato verso le molecole intatte, con concentrazioni ioniche estremamente basse che determinano il pH neutro caratteristico dell'acqua pura.
La situazione cambia radicalmente quando le molecole d'acqua vengono sottoposte a campi elettrici intensi, dell'ordine di quelli generati nelle celle elettrochimiche o nelle interfacce elettrodo-elettrolita. Yair Litman, leader del gruppo di ricerca presso il Max Planck Institute, spiega che "l'autodissociazione dell'acqua è stata studiata approfonditamente in condizioni normali, dove sappiamo che è sfavorita sia energeticamente che entropicamente. Ma sotto i campi elettrici intensi tipici degli ambienti elettrochimici, la reazione si comporta in modo completamente diverso".
Utilizzando simulazioni avanzate di dinamica molecolare, i ricercatori hanno osservato che i campi elettrici intensi non riducono – come ci si potrebbe aspettare – la barriera energetica necessaria per rompere i legami O-H. Il meccanismo scoperto opera attraverso un percorso termodinamico alternativo e controintuitivo. Il campo elettrico impone innanzitutto alle molecole d'acqua un allineamento ordinato lungo le linee di forza, creando una configurazione altamente strutturata e a bassa entropia. Quando inizia il processo di dissociazione ionica, questa rigida organizzazione molecolare si disgrega, generando un aumento sostanziale del disordine sistemico.
Questo ribaltamento del ruolo entropico ha conseguenze profonde sulla spontaneità della reazione. Se in condizioni standard sia il contributo energetico (positivo, sfavorevole) che quello entropico (negativo, sfavorevole) si oppongono alla dissociazione, sotto campi elettrici intensi l'entropia diventa il fattore dominante e favorevole, compensando ampiamente il costo energetico residuo. Il risultato netto è un drammatico spostamento dell'equilibrio chimico verso la formazione di ioni, con concentrazioni che possono superare di diversi ordini di grandezza quelle osservabili in acqua pura.
Le implicazioni pratiche di questo fenomeno si estendono ben oltre la teoria fondamentale. I ricercatori hanno calcolato che i campi elettrici possono alterare profondamente l'acidità dell'acqua interfacciale, portando il pH da valori neutri (7) fino a valori fortemente acidi (3) nelle immediate vicinanze delle superfici elettrodiche. Questa variazione locale di quattro unità di pH corrisponde a un aumento di diecimila volte nella concentrazione di ioni H⁺, con evidenti ripercussioni sulla cinetica delle reazioni elettrocatalitiche, sulla stabilità dei materiali degli elettrodi e sull'efficienza complessiva dei dispositivi per la scissione dell'acqua.
Angelos Michaelides, coautore dello studio presso l'Università di Cambridge, sottolinea che "questi risultati indicano un nuovo paradigma: per comprendere e migliorare i dispositivi di scissione dell'acqua, dobbiamo considerare non solo l'energia, ma l'entropia – e come i campi elettrici ridisegnano il panorama molecolare dell'acqua". La ricerca suggerisce infatti che i modelli computazionali attualmente utilizzati per simulare processi elettrochimici potrebbero necessitare di sostanziali revisioni per incorporare correttamente gli effetti entropici indotti dai campi elettrici.
Le prospettive applicative toccano diversi ambiti della chimica verde e dell'elettrocatalisi. La comprensione dettagliata di come i campi elettrici influenzano la dissociazione dell'acqua potrebbe guidare la progettazione razionale di nuovi catalizzatori ottimizzati per operare in condizioni di campo intenso, nonché informare lo sviluppo di elettrolizzatori più efficienti per la produzione di idrogeno. Inoltre, la scoperta getta nuova luce sulle cosiddette reazioni "on-water", processi chimici che avvengono preferenzialmente all'interfaccia acqua-aria e che potrebbero beneficiare di meccanismi entropici simili.