La luce naturale che filtra attraverso le finestre potrebbe rappresentare un alleato inaspettato nella gestione del diabete di tipo 2. Una ricerca condotta dall'Università di Maastricht, nei Paesi Bassi, ha dimostrato che l'esposizione alla luce solare durante le ore diurne migliora significativamente il controllo glicemico nei pazienti diabetici, un risultato che si inserisce nel crescente filone di studi sui ritmi circadiani e il loro impatto sul metabolismo. La scoperta assume particolare rilevanza considerando che la popolazione dei paesi industrializzati trascorre mediamente oltre il 90% del proprio tempo in ambienti chiusi, spesso illuminati esclusivamente da fonti artificiali.
Il team guidato da Joris Hoeks ha progettato uno studio sperimentale controllato coinvolgendo 13 persone con diabete di tipo 2, età media 70 anni. I partecipanti sono stati ospitati per due periodi separati di 4,5 giorni ciascuno in ambienti controllati: nel primo esperimento in stanze dotate di ampie finestre che consentivano l'ingresso della luce naturale dalle 8 del mattino alle 17, nel secondo in locali privi di finestre con illuminazione esclusivamente artificiale. Per garantire la comparabilità dei risultati, tutti i partecipanti hanno seguito lo stesso regime alimentare, assunto regolarmente i farmaci antidiabetici abituali e svolto identici esercizi fisici a orari prestabiliti. La sera, in entrambe le condizioni, erano esposti a luce artificiale fioca fino alle 23, dormendo poi in totale oscurità fino alle 7 del mattino.
I ricercatori hanno monitorato continuativamente i livelli glicemici mediante dispositivi indossabili, ottenendo dati completi per 10 dei 13 partecipanti a causa di problemi tecnici. I risultati, pur basati su un campione ridotto, hanno evidenziato una differenza statisticamente rilevante: durante il periodo di esposizione alla luce naturale, i valori glicemici si mantenevano nell'intervallo considerato salutare (tra 4,4 e 7,2 millimoli per litro) per il 50% del tempo, contro il 43% registrato durante l'esperimento con sola illuminazione artificiale. Questa definizione di range glicemico ottimale è sostanzialmente allineata con le linee guida del Servizio Sanitario Nazionale britannico e dei Centers for Disease Control and Prevention statunitensi.
Il meccanismo biologico alla base di questo effetto risiede nei ritmi circadiani, cicli metabolici di 24 ore che regolano numerose funzioni fisiologiche, inclusa la sensibilità all'insulina e il metabolismo del glucosio. Le cellule ganglionari fotosensibili della retina, che non contribuiscono alla visione ma regolano l'orologio biologico centrale nell'ipotalamo, sono particolarmente sensibili alle lunghezze d'onda corte presenti nella luce solare naturale. Studi precedenti avevano già documentato come l'esposizione alla luce artificiale notturna disturbi questi ritmi aumentando la glicemia, mentre l'attività fisica all'aperto migliora la risposta insulinica. Tuttavia, come sottolinea Hoeks, nessuna ricerca aveva finora indagato sistematicamente gli effetti specifici della luce naturale filtrata attraverso le finestre, una condizione che rappresenta la realtà quotidiana della maggioranza delle persone.
Glen Jeffery dell'University College London, commentando lo studio, ha evidenziato la necessità di confermare questi risultati con campioni più ampi e ha sottolineato come l'importanza della luce diurna stia solo lentamente cominciando a essere apprezzata dalla comunità scientifica. Effettivamente, le dimensioni ridotte del campione e la breve durata dell'osservazione rappresentano limiti metodologici significativi che richiedono ulteriori approfondimenti. Resta inoltre da chiarire se benefici analoghi si estendano anche ai pazienti con diabete di tipo 1, patologia autoimmune con meccanismi fisiopatologici diversi, o a persone con prediabete, condizione caratterizzata da valori glicemici superiori alla norma ma non sufficientemente elevati per una diagnosi di diabete conclamato.