La guerra contro le macchie gialle sui tessuti potrebbe presto avere un’arma inaspettata: la luce blu ad alta intensità. Un team giapponese ha sviluppato una tecnica che sfrutta i LED blu per eliminare le chiazze causate da sudore, succhi di frutta e oli della pelle, senza ricorrere a candeggina o agenti chimici aggressivi. Il metodo, sicuro anche per tessuti delicati come la seta, apre nuove prospettive per la pulizia sostenibile.
Una soluzione luminosa per tessuti preziosi
Il problema delle macchie gialle è da sempre una sfida per chi cura capi pregiati. Tomohiro Sugahara e il suo team della Asahi Kasei Corporation hanno scelto di puntare sulla fotosbiancatura naturale: la luce blu visibile, combinata con l’ossigeno atmosferico, innesca un processo di ossidazione delicato ma efficace. «Il nostro metodo utilizza la luce blu con l’ossigeno ambientale come agente ossidante, evitando sostanze chimiche aggressive», spiega Sugahara.
Le macchie derivano da composti come squalene e acido oleico (sudore e oli cutanei) o da pigmenti naturali come beta-carotene e licopene (arance, pomodori e altri alimenti). La luce UV era già stata testata come alternativa ai prodotti chimici, ma danneggiava le fibre. La svolta è arrivata con i LED blu, capaci di degradare questi composti senza effetti collaterali. In laboratorio, campioni puri di beta-carotene, licopene e squalene sono stati completamente decolorati dopo tre ore di esposizione.
Risultati sorprendenti sui tessuti
La fase più significativa è stata la prova pratica: su campioni di cotone macchiati di squalene e invecchiati artificialmente, dieci minuti di LED blu hanno superato in efficacia sia il perossido di idrogeno sia i raggi UV.
L’esposizione ai raggi UV, oltre a essere meno efficace, generava nuovi composti gialli. Al contrario, il trattamento con LED blu ha rimosso con successo anche macchie di succo d’arancia, di pomodoro e di acido oleico su seta e poliestere.
Prima di pensare alla produzione di sistemi domestici o industriali, i ricercatori vogliono testare la stabilità del colore e la sicurezza del processo. La ricerca, pubblicata su ACS Sustainable Chemistry & Engineering, potrebbe interessare in particolare l’industria tessile italiana: la compatibilità con tessuti pregiati e l’assenza di sostanze chimiche aggressive rendono questa tecnologia attraente per il lusso e l’alta moda, dove la conservazione delle fibre è cruciale.