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Fentanyl: l'epidemia silenziosa tra gli anziani

Le morti per overdose da fentanyl e stimolanti tra gli anziani sono aumentate del 9.000% in otto anni. Cocaina e metanfetamina i principali responsabili.

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Avatar di Antonello Buzzi

a cura di Antonello Buzzi

Senior Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 14/10/2025 alle 08:30

La notizia in un minuto

  • I decessi per overdose da fentanyl e stimolanti tra gli over 65 negli USA sono aumentati del 9.000% tra il 2015 e il 2023, raggiungendo livelli paragonabili a quelli degli adulti più giovani e rivelando che la quarta ondata dell'epidemia da oppioidi sta colpendo duramente anche gli anziani.
  • Nel 2023 quasi la metà dei decessi da fentanyl tra gli anziani coinvolgeva anche stimolanti come cocaina e metanfetamine, con un'accelerazione improvvisa a partire dal 2020, mentre questa popolazione presenta rischi maggiori per polifarmacoterapia e metabolismo rallentato.
  • Gli esperti raccomandano strategie di prevenzione specifiche per gli anziani: maggiore cautela nella prescrizione di oppioidi, disponibilità di naloxone, educazione dei caregiver sui segnali di overdose e preferenza per opzioni non oppioidi nella gestione del dolore cronico.

Riassunto generato con l’IA. Potrebbe non essere accurato.

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L'epidemia da oppioidi negli Stati Uniti sta travolgendo una fascia di popolazione che fino a poco tempo fa sembrava relativamente protetta: gli anziani sopra i 65 anni. Una ricerca presentata al congresso annuale di ANESTHESIOLOGY 2025 ha messo in luce un fenomeno allarmante che sta sfuggendo alle analisi tradizionali sulla crisi degli oppiacei. I decessi per overdose tra gli over 65 che coinvolgono una miscela letale di fentanyl e stimolanti come cocaina e metanfetamine sono aumentati del 9.000% negli ultimi otto anni, raggiungendo tassi paragonabili a quelli degli adulti più giovani.

Gli esperti hanno identificato quattro "ondate" distinte dell'epidemia da oppioidi nel corso degli anni. La prima, negli anni '90, fu dominata dagli oppioidi su prescrizione medica. Intorno al 2010 emerse la seconda ondata legata all'eroina. Nel 2013 il fentanyl prese il sopravvento innescando la terza fase. Dal 2015 è iniziata la quarta ondata, caratterizzata dalla combinazione mortale tra fentanyl e stimolanti, ed è proprio quest'ultima fase che sta colpendo duramente la popolazione anziana.

Lo studio ha analizzato 404.964 certificati di morte che indicavano il fentanyl come causa del decesso tra il 1999 e il 2023, utilizzando i dati del sistema CDC WONDER. Di questi, 17.040 riguardavano adulti di 65 anni o più, mentre 387.924 coinvolgevano persone tra i 25 e i 64 anni. Tra il 2015 e il 2023, i decessi legati al fentanyl nella popolazione anziana sono passati da 264 a 4.144 casi, con un incremento del 1.470%. Nella fascia d'età più giovane l'aumento è stato del 660%, con i morti passati da 8.513 a 64.694.

Le overdose tra anziani sono spesso multi-sostanza, non solo fentanyl

Il dato più impressionante riguarda però la presenza concomitante di stimolanti. Nella popolazione anziana, i decessi che coinvolgevano sia fentanyl che stimolanti sono passati dall'8,7% del totale nel 2015 (23 su 264 morti per fentanyl) al 49,9% nel 2023 (2.070 su 4.144), rappresentando appunto quell'aumento del 9.000%. Negli adulti più giovani l'incremento è stato comunque considerevole ma meno drammatico: dal 21,3% al 59,3%, pari a un aumento del 2.115%.

"Esiste un'idea sbagliata diffusa secondo cui le overdose da oppioidi colpiscono principalmente i giovani", ha spiegato Gab Pasia, primo autore dello studio e studente di medicina all'Università del Nevada. La ricerca dimostra invece che gli anziani sono coinvolti nella quarta ondata della crisi, seguendo modelli simili a quelli osservati nelle popolazioni più giovani. I ricercatori hanno scelto di concentrarsi sul periodo 2015-2023 perché il primo anno segnava l'inizio della quarta ondata, quando le morti per fentanyl-stimolanti tra gli anziani erano ai minimi, mentre il 2023 rappresenta l'anno più recente con dati disponibili.

Un aspetto particolarmente significativo emerso dall'analisi riguarda il 2020, anno in cui l'aumento dei decessi legati a fentanyl e stimolanti nella popolazione anziana ha subito un'accelerazione improvvisa, mentre i decessi collegati ad altre sostanze sono rimasti stabili o sono diminuiti. Tra gli stimolanti più comuni mescolati al fentanyl figurano cocaina e metanfetamine, che hanno superato alcol, eroina e benzodiazepine come Xanax e Valium nella triste classifica delle sostanze coinvolte.

Gli anziani presentano rischi particolarmente elevati di overdose per diverse ragioni fisiologiche e cliniche. Molti gestiscono patologie croniche e assumono numerosi farmaci contemporaneamente, una condizione nota come polifarmacoterapia. Inoltre, con l'avanzare dell'età, l'organismo metabolizza le sostanze più lentamente, aumentando il rischio di accumulo e interazioni farmacologiche pericolose. Proprio per queste caratteristiche, questa fascia di popolazione viene spesso esclusa dalle analisi sulle overdose, rendendo il fenomeno ancora più insidioso perché sottovalutato.

Richard Wang, specializzando in anestesiologia presso il Rush University Medical Center di Chicago e coautore dello studio, ha sottolineato l'importanza della prevenzione: "Gli anziani a cui vengono prescritti oppioidi, o chi si prende cura di loro, dovrebbero chiedere ai medici informazioni sulle strategie di prevenzione delle overdose, come avere disponibile il naloxone e conoscere i segni di un'overdose". Il naloxone è un farmaco salvavita che può contrastare rapidamente gli effetti di un'overdose da oppioidi, un concetto forse meno familiare al pubblico italiano rispetto a quello statunitense, dove la crisi degli oppiacei ha una dimensione sanitaria di proporzioni maggiori.

Gli autori dello studio hanno formulato raccomandazioni specifiche per anestesisti e specialisti del dolore. È fondamentale riconoscere che l'uso di più sostanze contemporaneamente può verificarsi in tutte le fasce d'età, non solo tra i giovani adulti. Quando si prescrivono oppioidi agli over 65, è necessaria particolare cautela: valutare attentamente la storia farmacologica, monitorare strettamente i pazienti con precedenti di uso di stimolanti e considerare opzioni non oppioidi quando possibile. Approcci di riduzione del danno dovrebbero includere il coinvolgimento dei caregiver nell'educazione sull'uso del naloxone, la semplificazione dei regimi terapeutici, l'uso di etichette chiare e istruzioni comprensibili per chi ha problemi di memoria o vista.

Fonte dell'articolo: www.sciencedaily.com

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