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Parkinson, scoperta la proteina killer che apre buchi nei neuroni

a ricerca mostra che i pori non uccidono subito le cellule, ma le logorano nel tempo, spiegando la progressione graduale della malattia.

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Avatar di Patrizio Coccia

a cura di Patrizio Coccia

Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 05/09/2025 alle 12:57

La notizia in un minuto

  • I ricercatori dell'Università di Aarhus hanno filmato per la prima volta come la proteina α-sinucleina forma pori dinamici che perforano le membrane delle cellule nervose, rivelando il meccanismo molecolare iniziale del Parkinson
  • Questi pori proteici microscopici si comportano come "porte girevoli" che si aprono e chiudono continuamente, attaccando preferenzialmente i mitocondri e compromettendo l'energia cellulare prima della comparsa dei sintomi motori
  • La nuova piattaforma tecnologica permette di osservare in tempo reale l'interazione tra singole proteine e membrane, aprendo prospettive per la diagnosi precoce e lo sviluppo di farmaci mirati

Riassunto generato con l’IA. Potrebbe non essere accurato.

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La ricerca sulla malattia di Parkinson ha sempre dovuto affrontare un paradosso: mentre i grandi aggregati proteici tossici sono facilmente individuabili nel cervello dei pazienti, il danno reale sembra iniziare molto prima, a livello molecolare. Un team dell’Università di Aarhus è riuscito a filmare in tempo reale questo processo, mostrando come la proteina alfa-sinucleina non si limiti ad accumularsi ma formi pori dinamici che perforano le membrane cellulari, trasformandole in fragili porte girevoli.

Il tradimento di una proteina amica

Nel cervello sano, l’alfa-sinucleina supporta la comunicazione tra neuroni, facilitando il rilascio di neurotrasmettitori. Nel Parkinson però questa proteina cambia comportamento, aggregandosi in forme tossiche. Non sono tanto le fibrille mature, visibili nei tessuti post-mortem, a causare il danno maggiore, quanto gli oligomeri: strutture intermedie piccolissime, descritte dai ricercatori come “proiettili molecolari” che colpiscono direttamente le membrane nervose.

È come guardare un film molecolare al rallentatore

La vera novità riguarda il comportamento dinamico di questi pori. Attraverso una piattaforma che utilizza vescicole artificiali simili alle membrane, gli scienziati hanno osservato tre fasi: adesione degli oligomeri alle regioni curve, inserimento parziale nella membrana e creazione di un canale di passaggio. I pori, però, non restano sempre aperti: si chiudono e riaprono come minuscole porte, dando alle cellule un breve margine di resistenza prima del collasso.

Una finestra sull’invisibile

La nuova tecnologia permette di osservare direttamente interazioni tra proteine e membrane, aprendo strade anche per lo sviluppo di farmaci. I ricercatori hanno già testato nanobodies capaci di legarsi agli oligomeri tossici: non bloccano ancora i pori, ma potrebbero diventare strumenti diagnostici per riconoscere la malattia nelle fasi iniziali, molto prima dei sintomi motori.

I pori si formano soprattutto su membrane simili a quelle dei mitocondri, le centrali energetiche cellulari. Questo spiegherebbe perché i pazienti mostrino segni di crisi metaboliche prima dei disturbi motori: se i mitocondri vengono danneggiati per primi, l’intera economia energetica neuronale crolla, aprendo la strada alla degenerazione.

Gli scienziati sottolineano che lo studio è stato condotto su sistemi semplificati e il passo successivo sarà verificarne la validità su cellule viventi. Il percorso verso nuove terapie resta lungo, ma questa scoperta fornisce uno strumento prezioso per capire i meccanismi più intimi del Parkinson e per provare a intervenire prima che i neuroni muoiano in modo irreversibile.

Fonte dell'articolo: www.sciencedaily.com

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