Un progetto ambizioso finito nel vuoto
La missione era nata dalla collaborazione tra giganti della tecnologia come Google e il miliardario Jeff Bezos, che insieme avevano investito 88 milioni di dollari in quello che doveva essere un programma quinquennale di sorveglianza globale. Lanciato appena un anno fa con un razzo SpaceX di Elon Musk, MethaneSat aveva dalla sua parte sensori all'avanguardia capaci di individuare anche le più piccole fughe di metano, dai "super-emettitori" industriali fino alle diffuse emissioni agricole.
L'Environmental Defense Fund, l'organizzazione non governativa che supervisiona il satellite, ha confermato che il dispositivo è "probabilmente irrecuperabile" dopo aver perso alimentazione. Sebbene parte del software possa essere riutilizzato, rimane incerto se verrà lanciato un nuovo satellite sostitutivo.
Il metano: il nemico invisibile del clima
Il timing di questa perdita non poteva essere peggiore. Le emissioni di metano continuano a crescere anno dopo anno, rendendo sempre più improbabile il raggiungimento dell'obiettivo internazionale di ridurre i livelli del 30% entro il 2030, secondo l'Agenzia Spaziale Europea. Il metano è responsabile di quasi un terzo del riscaldamento globale causato dall'uomo, con le principali fonti che spaziano dalla produzione di petrolio e gas all'agricoltura, fino alla decomposizione dei rifiuti nelle discariche.
Il problema non è solo tecnico, ma anche di trasparenza. Molti dei satelliti attualmente operativi che monitorano il metano sono gestiti da aziende private, limitando l'accesso pubblico ai dati sui maggiori responsabili delle emissioni. MethaneSat rappresentava un'eccezione preziosa: i suoi dati erano resi pubblicamente disponibili, permettendo a governi e scienziati di identificare e mettere sotto pressione i peggiori inquinatori.
Una rete di sorveglianza sempre più fragile
La perdita di MethaneSat si inserisce in un quadro già precario per il monitoraggio globale del metano. CarbonMapper, uno degli altri principali fornitori di dati pubblici, si affida in parte allo strumento TROPOMI a bordo del satellite Sentinel-5P dell'Agenzia Spaziale Europea. Tuttavia, anche questo programma settennale doveva concludersi lo scorso ottobre, e non è chiaro quanto a lungo possa continuare a raccogliere informazioni.
Google aveva investito nel progetto sperando di "colmare le lacune tra gli strumenti esistenti", utilizzando i propri algoritmi di intelligenza artificiale per elaborare i dati e generare una mappa globale del metano. Il colosso tecnologico puntava sulla sensibilità senza precedenti degli strumenti di MethaneSat, particolarmente importante per rilevare le emissioni agricole, generalmente più diffuse e difficili da individuare rispetto a quelle industriali.
Rischi e innovazione nella corsa climatica
L'Environmental Defense Fund ha reagito alla perdita con una dichiarazione che suona quasi come un epitaffio per l'era dell'ottimismo tecnologico climatico: "Risolvere la sfida climatica richiede azioni audaci e assunzione di rischi, e questo satellite era all'avanguardia della scienza, della tecnologia e dell'advocacy". Una filosofia che ora si scontra con la dura realtà dello spazio, dove anche gli investimenti più generosi possono volatilizzarsi nel vuoto cosmico, lasciando la Terra un po' più sola nella sua lotta contro il cambiamento climatico.