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Scomparso un satellite da 88 milioni: cosa è successo?

Il satellite MethaneSat monitorerà le emissioni di metano, un potente gas serra, provenienti dalla produzione di petrolio e gas naturale per combattere il cambiamento climatico.

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Avatar di Patrizio Coccia

a cura di Patrizio Coccia

Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 07/07/2025 alle 17:00

La notizia in un minuto

  • Il satellite MethaneSat, costato 88 milioni di dollari e finanziato da Google e Jeff Bezos, ha smesso di comunicare con la Terra dopo appena un anno dal lancio, risultando probabilmente irrecuperabile
  • La perdita compromette gravemente il monitoraggio globale del metano, gas serra 28 volte più potente della CO2 e responsabile di quasi un terzo del riscaldamento globale antropico
  • Il satellite era unico nel fornire dati pubblicamente accessibili sulle emissioni, permettendo di identificare i peggiori inquinatori in un momento cruciale per raggiungere l'obiettivo di riduzione del 30% entro il 2030

Riassunto generato con l’IA. Potrebbe non essere accurato.

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Lo spazio si è appena trasformato in un cimitero da 88 milioni di dollari per la lotta al cambiamento climatico. Il satellite MethaneSat, considerato uno degli strumenti più sofisticati al mondo per monitorare le emissioni di metano, ha smesso di comunicare con la Terra dieci giorni fa, lasciando scienziati e ambientalisti senza una delle loro armi più potenti contro il riscaldamento globale. La perdita rappresenta un colpo durissimo per gli sforzi internazionali di contenere un gas serra che, pur rimanendo nell'atmosfera per meno tempo dell'anidride carbonica, risulta 28 volte più potente nell'arco di un secolo.

Un progetto ambizioso finito nel vuoto

La missione era nata dalla collaborazione tra giganti della tecnologia come Google e il miliardario Jeff Bezos, che insieme avevano investito 88 milioni di dollari in quello che doveva essere un programma quinquennale di sorveglianza globale. Lanciato appena un anno fa con un razzo SpaceX di Elon Musk, MethaneSat aveva dalla sua parte sensori all'avanguardia capaci di individuare anche le più piccole fughe di metano, dai "super-emettitori" industriali fino alle diffuse emissioni agricole.

L'Environmental Defense Fund, l'organizzazione non governativa che supervisiona il satellite, ha confermato che il dispositivo è "probabilmente irrecuperabile" dopo aver perso alimentazione. Sebbene parte del software possa essere riutilizzato, rimane incerto se verrà lanciato un nuovo satellite sostitutivo.

Il metano: il nemico invisibile del clima

Il timing di questa perdita non poteva essere peggiore. Le emissioni di metano continuano a crescere anno dopo anno, rendendo sempre più improbabile il raggiungimento dell'obiettivo internazionale di ridurre i livelli del 30% entro il 2030, secondo l'Agenzia Spaziale Europea. Il metano è responsabile di quasi un terzo del riscaldamento globale causato dall'uomo, con le principali fonti che spaziano dalla produzione di petrolio e gas all'agricoltura, fino alla decomposizione dei rifiuti nelle discariche.

La trasparenza sui peggiori inquinatori si riduce drasticamente

Il problema non è solo tecnico, ma anche di trasparenza. Molti dei satelliti attualmente operativi che monitorano il metano sono gestiti da aziende private, limitando l'accesso pubblico ai dati sui maggiori responsabili delle emissioni. MethaneSat rappresentava un'eccezione preziosa: i suoi dati erano resi pubblicamente disponibili, permettendo a governi e scienziati di identificare e mettere sotto pressione i peggiori inquinatori.

Una rete di sorveglianza sempre più fragile

La perdita di MethaneSat si inserisce in un quadro già precario per il monitoraggio globale del metano. CarbonMapper, uno degli altri principali fornitori di dati pubblici, si affida in parte allo strumento TROPOMI a bordo del satellite Sentinel-5P dell'Agenzia Spaziale Europea. Tuttavia, anche questo programma settennale doveva concludersi lo scorso ottobre, e non è chiaro quanto a lungo possa continuare a raccogliere informazioni.

Google aveva investito nel progetto sperando di "colmare le lacune tra gli strumenti esistenti", utilizzando i propri algoritmi di intelligenza artificiale per elaborare i dati e generare una mappa globale del metano. Il colosso tecnologico puntava sulla sensibilità senza precedenti degli strumenti di MethaneSat, particolarmente importante per rilevare le emissioni agricole, generalmente più diffuse e difficili da individuare rispetto a quelle industriali.

Rischi e innovazione nella corsa climatica

L'Environmental Defense Fund ha reagito alla perdita con una dichiarazione che suona quasi come un epitaffio per l'era dell'ottimismo tecnologico climatico: "Risolvere la sfida climatica richiede azioni audaci e assunzione di rischi, e questo satellite era all'avanguardia della scienza, della tecnologia e dell'advocacy". Una filosofia che ora si scontra con la dura realtà dello spazio, dove anche gli investimenti più generosi possono volatilizzarsi nel vuoto cosmico, lasciando la Terra un po' più sola nella sua lotta contro il cambiamento climatico.

Fonte dell'articolo: www.bbc.com

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