Il futuro della chimica sostenibile potrebbe passare attraverso un metallo molto più comune di quanto si pensi: il manganese. Per decenni, le reazioni chimiche guidate dalla luce hanno fatto affidamento su elementi nobili come rutenio, osmio e iridio, metalli rari la cui estrazione comporta costi elevati e impatti ambientali significativi. Un gruppo di ricerca dell'Università Johannes Gutenberg di Magonza ha ora sviluppato un complesso molecolare basato su manganese che potrebbe rivoluzionare il campo della fotochimica, offrendo prestazioni paragonabili a quelle dei metalli preziosi tradizionali ma con una disponibilità oltre centomila volte superiore e un processo di sintesi straordinariamente semplificato.
La fotochimica rappresenta una frontiera cruciale nella chimica moderna: utilizzare la luce invece del calore per guidare le reazioni chimiche permette un controllo estremamente preciso dei processi molecolari. Tuttavia, fino ad oggi questa disciplina è rimasta largamente dipendente da elementi rari, ponendo interrogativi sulla sostenibilità e la scalabilità di queste tecnologie. Il manganese, nonostante la sua abbondanza nella crosta terrestre, era stato trascurato per due ostacoli fondamentali: i complessi a base di questo elemento richiedevano sintesi laboriose in nove o dieci passaggi e presentavano stati eccitati di durata estremamente breve, inadatti alle applicazioni fotochimiche.
Il team guidato dalla professoressa Katja Heinze del Dipartimento di Chimica ha pubblicato su Nature Communications i risultati di una ricerca che supera entrambe queste limitazioni. Il nuovo complesso può essere sintetizzato direttamente da ingredienti commerciali in un singolo passaggio, eliminando la necessità di procedure complesse che rendevano proibitiva la produzione su larga scala. Come ha spiegato il dottor Nathan East, ex studente di dottorato del gruppo di ricerca che ha condotto la sintesi iniziale, questa semplificazione rappresenta un vantaggio decisivo per future applicazioni industriali.
La chiave del successo risiede nella progettazione molecolare del complesso. I ricercatori hanno combinato il manganese con un ligando specifico che ne modula le proprietà elettroniche. Sandra Kronenberger, dottoranda del gruppo Heinze presso il Max Planck Graduate Center, ha descritto un momento sorprendente durante gli esperimenti: mescolando un sale di manganese incolore con un ligando altrettanto incoloro, si è formata una soluzione viola intenso simile a inchiostro. Questo colore inatteso ha segnalato che il complesso si era formato attraverso un meccanismo insolito, indizio di proprietà fotochimiche promettenti.
Le analisi condotte dal dottor Christoph Förster attraverso calcoli quantochimici hanno rivelato che il complesso possiede una capacità di assorbimento della luce eccezionalmente elevata, traducendosi in un'altissima probabilità di catturare i fotoni incidenti e utilizzare l'energia luminosa con efficienza senza precedenti. Questa caratteristica è fondamentale per i processi fotocatalitici, dove l'efficienza di conversione dell'energia luminosa determina la fattibilità economica dell'intero sistema.
Ma il dato più significativo riguarda il comportamento dello stato eccitato. Il dottor Robert Naumann, spettroscopista principale dello studio che ha analizzato le dinamiche attraverso spettroscopia di luminescenza, ha confermato che la durata di 190 nanosecondi dello stato eccitato rappresenta un record assoluto per complessi basati su metalli comuni. Questo parametro è cruciale in fotochimica: quando la luce energizza il catalizzatore, la molecola eccitata deve incontrare un'altra molecola attraverso diffusione per trasferire un elettrone. Poiché questo incontro richiede diversi nanosecondi, uno stato eccitato di lunga durata è essenziale per garantire che la reazione possa completarsi efficacemente.
Il team ha inoltre dimostrato sperimentalmente che il complesso esegue correttamente questo passaggio fondamentale. "Siamo riusciti a rilevare il prodotto iniziale della fotoreazione – il trasferimento elettronico avvenuto – dimostrando così che il complesso reagisce come desiderato", ha dichiarato la professoressa Heinze. Questa conferma sperimentale è determinante, poiché distingue una promettente proprietà fotofisica da un sistema fotochimico effettivamente funzionale.
Le implicazioni per la chimica sostenibile sono notevoli. La combinazione di sintesi semplice e scalabile, forte assorbimento della luce, caratteristiche fotofisiche stabili e stato eccitato di lunga durata posiziona questo materiale come candidato ideale per applicazioni fotochimiche su larga scala. I ricercatori evidenziano che queste capacità potrebbero rivelarsi particolarmente promettenti per tecnologie legate alla produzione sostenibile di idrogeno, un vettore energetico chiave per la transizione verso fonti rinnovabili.