Nelle acque calde e poco profonde dell’antica Victoria, oltre 26 milioni di anni fa, nuotava un predatore compatto, grande quanto un delfino, con occhi enormi e denti affilati come rasoi. Lontano dall’immagine dei giganti gentili che oggi solcano i mari, questo cacciatore rappresenta uno dei primi parenti delle moderne balene e sta cambiando la comprensione dell’evoluzione dei cetacei, svelando nuove tappe del loro adattamento alla vita marina.
Un fossile che cambia la storia evolutiva
Il Janjucetus dullardi, così battezzato, è stato identificato a partire da un cranio parziale rinvenuto nel 2019 lungo le coste del Victoria, in Australia. A scovarlo è stato Ross Dullard, residente locale, durante una passeggiata sulla spiaggia di Jan Juc. La sua donazione al Museums Victoria’s Research Institute ha permesso anni di studi, e il nome della specie porta il suo cognome in segno di riconoscenza.
Questo giovane esemplare, lungo poco più di due metri, apparteneva ai mammalodontidi, cetacei primitivi vissuti esclusivamente nell’Oligocene, tra 30 e 23 milioni di anni fa. La ricerca, pubblicata il 12 agosto sul Zoological Journal of the Linnean Society, evidenzia caratteristiche uniche che lo distinguono nettamente dai cetacei odierni.
Un predatore dalle caratteristiche sorprendenti
“È essenzialmente una piccola balena con grandi occhi e una bocca piena di denti affilati”, spiega Ruairidh Duncan, dottorando al Museums Victoria Research Institute e alla Monash University, autore principale dello studio. Il muso corto, gli occhi frontali e la dentatura tagliente ne facevano un predatore insidioso nelle acque subtropicali australiane, in netto contrasto con le balenottere moderne, pacifici filtratori di krill e piccoli pesci.
Le scansioni microCT hanno rivelato dettagli finissimi dell’orecchio interno, inclusa la coclea, offrendo informazioni cruciali sulle capacità uditive e sull’orientamento in mare aperto. È il primo mammalodontide a conservare con questo livello di dettaglio sia i denti sia le strutture dell’orecchio interno, elementi chiave per capire alimentazione, percezione e comportamento.
Il fossile proviene dalla formazione di Jan Juc, risalente a un’epoca di riscaldamento globale e innalzamento dei mari. Questa area è oggi riconosciuta come un hotspot internazionale per lo studio dell’evoluzione precoce delle balene.
Implicazioni per il futuro della ricerca
Per Erich Fitzgerald, curatore senior di paleontologia dei vertebrati al Museums Victoria, la scoperta dimostra il valore della ricerca partecipata: “La scoperta di Ross ha sbloccato un intero capitolo dell’evoluzione delle balene che non avevamo mai visto. Fossili capaci di cambiare il mondo possono trovarsi letteralmente nel cortile di casa”.
Studiare come gli antichi cetacei si adattarono a oceani più caldi milioni di anni fa aiuta a prevedere come la fauna marina moderna potrebbe reagire ai cambiamenti climatici attuali. Con ulteriori spedizioni e l’analisi di reperti finora trascurati nella State Collection, il team spera di portare alla luce nuove specie e dettagli evolutivi, arricchendo il racconto di come le balene abbiano conquistato un ruolo dominante negli oceani.