Il governo britannico si prepara a vietare la caccia simulata in Inghilterra e Galles, una pratica che da vent'anni divide il paese tra difensori della tradizione rurale e attivisti per il benessere animale. La decisione, che verrà formalizzata lunedì attraverso una nuova strategia nazionale sul benessere degli animali, rappresenta l'ultima tappa di un percorso normativo iniziato nel 2004 con l'Hunting Act, la legge che aveva posto fine alla caccia con i cani ai mammiferi selvatici. Il provvedimento si inserisce in un dibattito che tocca questioni culturali, economiche ed etiche profonde, riflettendo tensioni crescenti tra comunità urbane e rurali nel Regno Unito.
La caccia simulata, conosciuta come trail hunting, era rimasta legale dopo il divieto del 2004 proprio perché tecnicamente non comporta l'uccisione di animali. Il metodo prevede che uno straccio imbevuto di essenze animali venga utilizzato per creare una traccia olfattiva che i segugi devono inseguire, mentre un gruppo di cavalieri segue la muta. L'obiettivo dichiarato è replicare l'esperienza venatoria tradizionale senza causare sofferenze agli animali selvatici. Tuttavia, secondo i dati raccolti dalla League Against Cruel Sports, organizzazione impegnata nella protezione degli animali, durante l'ultima stagione venatoria sono stati documentati quasi 1.600 incidenti in tutto il paese, di cui 397 episodi riguardavano l'inseguimento effettivo di volpi.
Il ministro per il benessere animale, la baronessa Hayman, ha giustificato l'intervento legislativo sostenendo che esistono preoccupazioni concrete sul fatto che la caccia simulata venga utilizzata come copertura per la caccia illegale agli animali selvatici. Il governo laburista intende mantenere così un impegno manifestato nel proprio programma elettorale, avviando una consultazione pubblica all'inizio del nuovo anno per definire i dettagli operativi del divieto. La decisione ha però scatenato reazioni polarizzate, con le organizzazioni di rappresentanza delle comunità rurali che denunciano un'imposizione di valori urbani su realtà territoriali che il governo centrale non comprenderebbe.
Tim Bonner, direttore generale della Countryside Alliance, ha definito il provvedimento "completamente inutile", sottolineando come la questione fosse stata risolta definitivamente vent'anni fa. Le sue dichiarazioni riflettono un malcontento più ampio nelle aree rurali britanniche, dove il governo laburista è accusato di trascurare gli interessi delle comunità agricole. Un agricoltore intervistato dalla BBC ha confermato questa percezione, affermando che nelle sue zone sarebbe ostracizzato se si dichiarasse pubblicamente contrario alla caccia, e che il divieto rafforza la narrazione secondo cui il Labour non si preoccupa delle realtà rurali.
La British Hound Sports Association aveva precedentemente evidenziato come le cacce simulate rappresentino un elemento vitale per l'economia rurale, generando reddito e supportando il benessere fisico e mentale delle comunità locali. Questa dimensione socio-economica rende la questione particolarmente complessa, intrecciando considerazioni etiche sul benessere animale con preoccupazioni legate alla coesione sociale e alla sostenibilità economica di territori già penalizzati da altre scelte politiche, come le recenti modifiche fiscali sulle proprietà agricole familiari.
L'opposizione politica ha reagito duramente: il presidente conservatore Kevin Hollinrake ha definito il divieto un "attacco alla Gran Bretagna rurale e alla cultura britannica", accusando il governo di punire la maggioranza rispettosa della legge che sostiene la caccia simulata legale. Ancora più critico Nigel Farage, leader del partito Reform UK, che ha bollato i laburisti come "maniaci del controllo autoritario". Queste posizioni evidenziano come la questione trascenda i confini della politica sul benessere animale, diventando un simbolo di divisioni culturali e geografiche più ampie.
Dal punto di vista normativo, il Regno Unito presenta già un panorama frammentato: la caccia simulata è vietata in Scozia, mentre in Irlanda del Nord la caccia con i cani rimane completamente legale. L'estensione del divieto a Inghilterra e Galles creerà quindi un quadro giuridico più omogeneo ma non uniforme nell'intero territorio britannico. La consultazione pubblica prevista per l'inizio del 2026 dovrà affrontare questioni tecniche complesse, come la definizione precisa delle attività vietate, i meccanismi di controllo e le sanzioni, cercando al contempo di bilanciare le istanze di protezione animale con le preoccupazioni economiche e culturali delle comunità rurali che per secoli hanno considerato la caccia parte integrante della propria identità.