Apple si trova ad affrontare una carenza critica di chip di memoria, conseguenza diretta del successo oltre le aspettative della sua ultima lineup di iPhone. A rivelarlo è stato direttamente Tim Cook durante la conference call sugli utili del primo trimestre fiscale 2026, spiegando come la domanda straordinaria registrata a dicembre abbia messo sotto pressione l'intera catena di approvvigionamento dell'azienda di Cupertino.
Il CEO di Apple non ha utilizzato giri di parole: la crescita del 23% nelle vendite di iPhone ha colto di sorpresa anche l'azienda stessa, portando a una situazione di inventario "estremamente ridotto" nei canali di distribuzione alla fine del trimestre di dicembre. "Siamo entusiasti della risposta dei clienti all'ultima lineup di iPhone. Ha superato le nostre aspettative, per usare un eufemismo", ha dichiarato Cook, aggiungendo che l'azienda è ora in modalità rincorsa dell'offerta per soddisfare livelli di domanda definiti "sbalorditivi".
La questione assume contorni particolari considerando che Apple non mantiene scorte di chip di memoria, una scelta strategica che evidentemente si rivela un'arma a doppio taglio in momenti di picco imprevisto della domanda. Cook ha confermato che l'azienda sta attivamente cercando nuove fonti di approvvigionamento, mentre osserva i prezzi di mercato della memoria aumentare in modo significativo. "Come sempre, valuteremo una serie di opzioni per affrontare la situazione", ha precisato il CEO, lasciando intendere che Apple potrebbe essere costretta a riconsiderare la propria politica dei prezzi.
Ed è proprio sul fronte dei prezzi che la situazione si fa interessante. Apple è notoriamente conosciuta per applicare ricarichi sostanziosi sugli upgrade di memoria e storage dei suoi dispositivi. Il MacBook Air da 13 pollici con GPU a 10 core parte da 1.199 dollari nella configurazione base con 16GB di Unified Memory e 256GB di SSD, ma per raddoppiare la RAM a 32GB è necessario sborsare altri 400 dollari. Un confronto con il mercato dei moduli RAM tradizionali rende evidente il divario: prima della crisi dei semiconduttori, kit da 64GB (2x32GB) di DDR5-6000 si trovavano sotto i 150 dollari, e anche oggi, nonostante i rincari, è possibile acquistare un kit decente da 16GB per meno di 250 dollari.
Nonostante i margini già elevati, Apple rimane tra le poche aziende a non aver ancora ritoccato i listini in risposta alla carenza globale di memoria. Al contrario, il settore PC sta già vivendo un'ondata di aumenti: Minisforum è stata tra le prime a comunicare rincari, seguita rapidamente da Dell, Asus e persino Framework. Gli analisti del settore prevedono un incremento medio dell'8% nei prezzi dei PC nel corso del 2026, una prospettiva che potrebbe rendere i dispositivi Apple relativamente più competitivi in termini di rapporto qualità-prezzo, almeno nelle configurazioni base.