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Cina-USA: per gli esperti è improbabile che Pechino metta al bando Apple

È improbabile che Apple subisca il contro-attacco del governo cinese, dopo le nuove restrizioni degli Stati Uniti nei confronti di Huawei. È quanto hanno affermato alcuni esperti del settore a CNBC. Il colosso di Cupertino rivestirebbe un ruolo troppo importante per l’economia della Cina perché possa essere preso di mira da Pechino. Per capire di cosa stiamo parlando, bisogna fare un piccolo passo indietro e riprendere quanto successo negli ultimi giorni tra USA e Huawei.

Trump ha firmato un nuovo ordine esecutivo che lascia il colosso di Shenzhen all’interno della Entity List fino a maggio 2021. Qualche ora dopo, il Dipartimento del Commercio ha emanato nuove restrizioni che impediscono alle società straniere che utilizzano tecnologie e attrezzature americane di inviare semiconduttori a Huawei senza ottenere una licenza speciale da parte del governo statunitense. Alla luce di questi nuovi attacchi – secondo Global Times – Pechino starebbe preparando un contro-attacco che prevede la creazione di una lista nera in cui inserire società americane ritenute inaffidabili e dannose per le aziende cinesi. Tra queste, ci sarebbero Apple, Qualcomm, Cisco e Boeing.

Gli esperti però tendono ad escludere che queste contromisure possano coinvolgere Apple in quanto – ricordiamo – la maggior parte della produzione di iPhone è a opera di Foxconn, che dà lavoro a centinaia di migliaia di persone in Cina. Inoltre, la compagnia guidata da Tim Cook starebbe già cercando di spostare la propria produzione in altri Paesi del Sud-Est asiatico. Una mossa che si sarebbe resa necessaria dopo le continue tensioni commerciali tra le due potenze mondiali. Apple dunque sarebbe intenzionata a ridurre il rischio di affidarsi così tanto alla sola produzione cinese.

Se la Cina dovesse agire contro Apple per colpire gli Stati Uniti, potrebbe accelerare questo processo che prevede lo spostamento della produzione del colosso di Cupertino al di fuori del Paese del Dragone. Secondo Neil Shah, direttore della ricerca presso Counterpoint Research, sarebbe un’arma a doppio taglio e colpirebbe anche Foxconn. Per gli esperti, dunque, Pechino non correrebbe questo rischio.

Paul Triolo dell’Eurasia Group (società di consulenza in materia di rischi politici) sostiene che “potrebbero esserci alcuni sforzi di boicottaggio del marchio, ma non importanti mosse nei confronti di aziende di alto profilo come Apple che intrattengono ottimi rapporti con i governi locali e Pechino”.

Cosa farà dunque la Cina? Sulla base di ciò che è stato riferito dai funzionari cinesi – afferma Triolo – potrebbero esserci delle indagini su società americane per eventuali comportamenti monopolistici e per un eventuale mancato rispetto delle leggi sulla sicurezza informatica. Le società prese di mira potrebbero essere quelle che sono già soggette a delle limitazioni. In altre parole, si tratterebbe di una risposta simbolica che non avrebbe alcun impatto sulle attività dei colossi americani che operano sul suolo cinese.

Insomma, la situazione è ancora più complessa di quella che sembra. Staremo a vedere se ci sarà una risposta da parte della Cina agli attacchi statunitensi nei confronti dei colossi cinesi.

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