Google ha avviato il rilascio di un secondo aggiornamento di dicembre 2025 per la gamma Pixel, una mossa inaspettata che sottolinea la necessità di correggere problematiche critiche emerse dopo il primo rollout mensile. Le immagini factory e i file OTA sono già disponibili per l'installazione manuale, ma la distribuzione automatica procede a rilento, con numerosi dispositivi ancora in attesa dell'aggiornamento over-the-air. Questa situazione evidenzia ancora una volta le sfide che Google affronta nel garantire un'esperienza software uniforme e stabile su tutta la sua linea di smartphone, nonostante il controllo diretto sia sull'hardware che sul software.
Le informazioni più dettagliate su questo aggiornamento fuori ciclo provengono paradossalmente da Verizon, il carrier statunitense che ha pubblicato il changelog prima che Google stessa rilasciasse una comunicazione ufficiale. I problemi risolti riguardano specificamente i modelli Pixel 8, Pixel 9 e Pixel 10, con tre fix distinti che toccano aspetti fondamentali dell'esperienza d'uso quotidiana.
Il primo intervento corregge un consumo anomalo della batteria, un problema particolarmente frustrante per gli utenti che si sono trovati con un'autonomia drasticamente ridotta rispetto alle aspettative. Questo tipo di bug, spesso legato a processi in background fuori controllo o a gestioni energetiche inefficienti dopo un aggiornamento, rappresenta uno dei reclami più comuni nelle community tech dedicate agli smartphone Pixel.
La seconda correzione è ancora più specifica e riguarda esclusivamente il Pixel 10, l'ultimo nato della famiglia Google. Alcuni utenti hanno segnalato malfunzionamenti intermittenti del touchscreen, con aree del display che diventavano temporaneamente non responsive. Si tratta di una problematica particolarmente critica che può compromettere l'usabilità stessa del dispositivo, soprattutto considerando che il Pixel 10 rappresenta il modello di punta con il prezzo più elevato della gamma.
L'ultimo intervento riguarda un problema di inaccessibilità dei contenuti salvati in locale per gli utenti che hanno effettuato il salto diretto da Android 14 o versioni precedenti ad Android 16. Questa situazione ha reso inutilizzabili file multimediali offline, mappe scaricate e altri dati cached, creando disagi significativi soprattutto per chi fa affidamento su contenuti disponibili senza connessione dati.
Dal punto di vista tecnico, l'aggiornamento introduce nuove build specifiche per le diverse regioni e varianti carrier. La build BP4A.251205.006.E1 è destinata al mercato globale, mentre il Giappone riceve la BP4A.251205.006.C2 e il mercato EMEA (Europa, Medio Oriente e Africa) la BP4A.251205.006.A4. Questa differenziazione riflette le personalizzazioni necessarie per certificazioni di rete e ottimizzazioni regionali specifiche.
Google ha pubblicato le immagini factory e i file OTA venerdì pomeriggio, permettendo agli utenti più esperti di procedere con l'installazione manuale tramite sideload. Il pacchetto OTA ha dimensioni contenute, circa 25 MB, suggerendo che si tratta effettivamente di un aggiornamento mirato alle sole correzioni senza modifiche sostanziali al sistema operativo.
Ciò che desta perplessità è la lentezza del rollout automatico. A distanza di giorni dall'avvio della distribuzione, numerosi dispositivi non hanno ancora ricevuto la notifica di aggiornamento, inclusi modelli unlocked e unità su reti come Google Fi e T-Mobile. Questa gradualità, tipica degli aggiornamenti Android per permettere il monitoraggio di eventuali problemi su base ridotta prima dell'espansione totale, risulta in questo caso particolarmente frustrante dato che l'update nasce proprio per risolvere malfunzionamenti già esistenti.
La situazione solleva interrogativi sulla fase di testing interno di Google prima del rilascio degli aggiornamenti mensili. Problemi come il battery drain e i malfunzionamenti del touchscreen avrebbero dovuto emergere durante i test preliminari, evitando la necessità di un secondo aggiornamento correttivo a pochi giorni dal primo. Questa dinamica non è nuova per l'ecosistema Pixel, che negli ultimi anni ha visto diversi casi di aggiornamenti problematici seguiti da patch emergenziali.
Per gli utenti europei, la disponibilità della build EMEA specifica rappresenta un segnale positivo di attenzione al mercato continentale, anche se la frammentazione del rollout rimane un tema critico. Chi riscontra i problemi descritti può considerare l'installazione manuale tramite ADB, procedura che richiede competenze tecniche ma garantisce l'accesso immediato alle correzioni senza attendere la distribuzione OTA automatica.