Al Mobile World Congress ci sono sempre due tipi di novità. Quelle che fanno rumore sul palco e quelle che si scoprono davvero solo quando ci si mettono le mani sopra. Il MagicPad 4 appartiene senza dubbio alla seconda categoria.
Non perché non abbia numeri importanti sulla scheda tecnica (di quelli ve ne ho parlato abbondantemente in fase di recensione), ma perché la sua vera identità emerge soltanto quando si inizia a usarlo in maniera differente da un tablet Android tradizionale.
Tutto ruota attorno a due elementi che, per me, hanno fatto la differenza: la modalità PC integrata in MagicOS 10 e una compatibilità con l’ecosistema Apple sorprendentemente naturale, una caratteristica quasi controintuitiva per un prodotto Android.
Quando il tablet smette di comportarsi da tablet
La prima volta che ho avviato la modalità PC dal dock del MagicPad 4 non è successo nulla di spettacolare. Nessuna animazione teatrale, nessun suono futuristico. Semplicemente l’interfaccia è cambiata leggermente e mi è apparso un messaggio che mi informava di poter utilizzare quella modalità solo in orizzontale e niente più.
Nel momento in cui ho aperto la prima applicazione, però, ho capito cosa intende Honor quando parla di esperienza PC. La modalità desktop non è un semplice launcher adattato e non è nemmeno una versione ibrida fra OS mobile e desktop come iPadOS.
È proprio un cambio di filosofia. Le app non si aprono a schermo intero, ma in finestre ridimensionabili, trascinabili, sovrapponibili. Si possono spostare, affiancare, ridurre, e addirittura tenerne molteplici aperte nello stesso momento, senza che il sistema dia segni di cedimento, grazie all'ottima scheda tecnica e a un eccellente lavoro di ottimizzazione messo in atto da Honor.
La sensazione che se ne trae è più vicina all'uso di un portatile ultraleggero piuttosto che all'esperienza con un tablet Android. La cosa che mi ha colpito maggiormente rispetto a iPadOS (che in sostanza propone un'esperienza simile, ma non analoga) è la naturalezza con cui tutto avviene. Le applicazioni si rimodellano senza formati predefiniti, sono tutte compatibili e malleabili alla stessa maniera.
Non ci sono diverse modalità di visualizzazione né, tantomeno, limiti di sorta fra le varie app. Si trasferiscono file trascinandoli, si interagisce fra le app aperte come su un PC Desktop e, grazie alla estrema malleabilità di Android, si può in breve tempo ottenere un'esperienza analoga a un Netbook che, però, al bisogno torna a essere un tablet tradizionale, leggero e sottile.
Se viene collegata la tastiera fisica, realizzata da Honor, la modalità PC si attiva da sola; se, invece, si vuole utilizzarla con le dita, o collegandoci tastiera e mouse Bluetooth, basterà un tap sull'icona presente nel dock.
Non serve entrare nei menu ogni volta, non serve decidere in anticipo come si vuole usare il dispositivo. È il tablet che si adatta alle esigenze dell'utente, non il contrario.
Un ponte tra mobile e desktop
Ho provato a usare il MagicPad 4 durante un viaggio, in sostituzione del mio iPad Pro, ed è stato lì che ho capito quanto questa modalità sia ben più ottimizzata e completa di qualsiasi altra controparte presente in commercio.
Oltre a ridimensionare tutto con il trackpad, spostavo file, copiavo testo, realizzavo grafiche ed editavo brevi contenuti in 4K su CapCut (l'unica alternativa gestibile quando mi manca Final Cut), e a differenza dello stesso lavoro svolto con il mio iPad, dove tutto mi appare come un'esperienza mobile "forzata in un contesto desktop", con il dispositivo Honor mi sembrava di essere tornato a quando viaggiavo con il MacBook da 12 pollici, solo più potente.
Non avere applicazioni che si "refreshano" mentre lavori (come farebbero su mobile), versioni desktop dei siti senza dover spiegare al browser che non si trova in ambiente mobile e, soprattutto, proprio la stessa filosofia di ridimensionamento di finestre e contenuti presente su un PC desktop, è una cosa difficile da descrivere a parole, ma che per chiunque abbia provato a lavorare in mobilità con un tablet almeno una volta, sa benissimo quanto possa rivelarsi frustrante.
È una differenza enorme, e per quanto moltissimi tablet Android propongano multitasking avanzato e modalità "simil-desktop", alla fine ci si trova sempre con degli split screen limitati e applicativi che si comportano come se fossero delle versioni mobile oversize.
Anche il fatto che le app si aprano automaticamente in finestra quando si è in modalità PC, cambia completamente il ritmo di utilizzo. Non ci si deve ogni volta spostare fra home e opzioni di visualizzazione perché il tablet non sta cercando di comportarsi da desktop; in questa modalità è a tutti gli effetti un notebook Android, con tutte le regole del caso applicate alla perfezione.
È una di quelle caratteristiche che sembrano insignificanti finché non si torna indietro su un dispositivo che non le ha o che le applica in maniera più raffazzonata. Quello che Honor sta cercando di fare con il MagicPad 4 è evidente: trasformare finalmente il tablet nel punto di incontro tra smartphone e PC. Non un sostituto totale; ovviamente con le limitazioni date dal doversi appoggiare ad Android si è comunque vincolati a un ecosistema di app limitante per alcuni professionisti, ma sicuramente si tratta di un dispositivo che può fare entrambe le cose quando serve.
La sorpresa più grande: funziona bene con Apple
La seconda cosa che mi ha davvero spiazzato è stata la compatibilità con l’ecosistema Apple. Non è un segreto che, di solito, i dispositivi Android e quelli Apple si parlino il minimo indispensabile. Sì, molte aziende hanno creato sistemi di "app ponte" che permettono di sfruttare i device all'interno dell'ecosistema Apple anche in maniera molto convincente.
Ma Honor sotto questo aspetto ha fatto uno sforzo evidente per costruire un asse molto più solido e concreto, che riesce a spiazzare per come riesca gestire cose che persino iPadOS, macOS e iOS ancora non riescono a gestire con la naturalezza promessa.
Si installa l’app Honor Connect su iPhone, o su iPad, e il tablet diventa parte della stessa rete. Si possono trasferire file via WiFi, condividere contatti, immagini e qualsivoglia contenuto semplicemente dall'app di Honor. Si installa l'app Honor WorkStation su Mac e si può fare il mirroring dello schermo di MagicPad 4 sul proprio Mac per trasferire file in drag and drop e, in linea di massima, interagire con l'intero tablet direttamente dal proprio Mac come se fosse un applicazione.
Se si è in viaggio, sempre grazie a Honor WorkStation, si può utilizzare il MagicPad 4 come schermo aggiuntivo per il proprio Mac andando a colmare ogni divario potenziale fra la proposta di Apple e quella di Honor.
Se invece si possiede uno smartphone Android di un altro brand, basterà scaricare Honor Connect e si potrà fare il mirroring del proprio smartphone sullo schermo del MagicPad 4, potendo interagire sia come se fosse un applicativo su finestra flottante, che in modalità "a schermo intero", permettendo di sfruttare il tablet come uno schermo aggiuntivo dalle dimensioni generose.
Permane un leggero lag, come in praticamente ognuna delle alternative presenti sul mercato, ma la naturalezza con cui si parlano i device di tutti i brand con il MagicPad 4 è letteralmente spiazzante e, per certi versi, straniante.
Quello che mi ha colpito maggiormente è la filosofia dietro a questa scelta. Anziché chiudersi nel proprio ecosistema, già di per sé molte efficiente e consolidato, Honor sta provando a costruire un sistema che funziona anche utilizzando dispositivi diversi.
E nel mondo reale, è esattamente quello che succede. Non tutti hanno tutto della stessa marca. Non tutti vogliono cambiare telefono solo per far funzionare un tablet. Non tutti vogliono entrare in un ecosistema chiuso.
Con il MagicPad 4 si è liberi di usare uno smartphone Honor, un Android di un altro brand o di integrare il tablet in un ecosistema Apple, tutto in maniera facile e intuitiva.
La cosa che, però, continuo a non comprendere è come mai Honor non punti maggiormente a proporre questo aspetto in pompa magna. Ho provato praticamente ogni competitor in commercio e solo loro sono riusciti a proporre dei device che si innestano così naturalmente in un ecosistema chiuso. È un aspetto che fa decisamente la differenza soprattutto per gli utenti Apple che trovano limitante iPad o che preferirebbero avere uno smartphone Android nel loro setup.
La direzione giusta per i tablet
Rimane il fatto che dopo aver passato un po’ di tempo con il MagicPad 4, ho avuto la conferma che questa sia la direzione in cui dovrebbero andare tutti i tablet. Non più solo schermi grandi per guardare video. Non più solo una ricerca estrema di pesi e misure incredibilmente contenute. Non più solo alternative economiche ai portatili, ma strumenti flessibili, capaci di adattarsi con naturalezza al contesto in cui devono operare e senza generare mal di testa o, ancora peggio, far rimpiangere l'assenza del proprio laptop.
La modalità PC lo rende utile quando si deve lavorare, ma soprattutto dovrebbe servire alla concorrenza come lezione su come si possa realizzare un ibrido tablet/netbook. L’integrazione con i prodotti di Cupertino lo rende un'alternativa molto interessante per moltissime persone che vorrebbero un device Android ma che temono i muri virtuali fra i due OS. Ma soprattutto il form factor e la scheda tecnica del MagicPad 4 lo rendono uno strumento che non ha paura di niente, nemmeno dei carichi di lavoro più pesanti quando si è in mobilità.
Una combinazione di fattori apparentemente impossibile da ottenere, ma che Honor ha sciorinato con estrema naturalezza, senza celebrazioni eclatanti o annunci scoppiettanti. Una volta che posato il MagicPad 4, si torni a un tablet della concorrenza, ci si rende conto di quanto l'esperienza a cui siamo stati abituati fino a oggi sia dannatamente limitante.