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Huawei, l’alternativa ad Android esiste davvero: tutto quello che sappiamo ad oggi

Huawei è a lavoro su un sistema operativo proprietario. Attualmente sarebbe noto come HongMengOS, e lo sviluppo sarebbe iniziato nel 2012.

Huawei è a lavoro su un sistema operativo proprietario, che possa rappresentare un’alternativa concreta ad Android e iOS. La notizia è nell’aria ormai da mesi, ben prima che arrivasse il ban del Governo degli Stati Uniti. Il decreto esecutivo firmato da Donald Trump ha però inevitabilmente accelerato i tempi e, come confermato da diverse dichiarazioni del management dell’azienda cinese, il nuovo OS potrebbe essere pronto già per l’autunno del 2019.

La conferma di tutto questo è arrivata da due personaggi autorevoli di Huawei: da una parte il CEO Richard Yu, intervenuto sull’argomento in una dichiarazione rilasciata alla testata Global Times; dall’altra Abraham Liu, VP del gigante di Shenzen per la regione europea, presente a Bruxelles presso lo European Cybersecurity Center, che ha parlato di “arrivo scontato di un’alternativa ad Android in relazione alla sopravvenuta impossibilità di utilizzare la piattaforma Google”. Insomma, il nuovo sistema operativo si farà, almeno allo stato attuale delle cose.

Il nuovo sistema operativo di Huawei

Ma cosa sappiamo su questo sistema operativo? Innanzitutto, sembra che l’azienda cinese ne abbia avviato lo sviluppo sin dal 2012, con la logica di poter contrastare nel lungo periodo Android e iOS che, nel frattempo, hanno messo in piedi un vero e proprio duopolio nel mercato smartphone. Si tratterebbe dunque di un progetto radicato nel tempo, che confermerebbe la volontà di Huawei di essere sempre più indipendente da aziende terze. Una logica molto simile alla decisione di realizzare in casa i processori, i Kirin appunto.

Internamente il sistema operativo sarebbe noto come HongMengOS, una nomenclatura che dovrebbe comunque essere cambiata con il concreto arrivo sul mercato. Difficile oggi poterne ipotizzare il nome definitivo, ma non ci sono dubbi sul fatto che rappresenterebbe la più grande sfida commerciale di Huawei. Infatti, se da una parte l’azienda cinese può contare su un’ecosistema già abbastanza strutturato (servizi cloud, piattaforma di streaming video ecc…), quest’ultimo dovrà inevitabilmente essere potenziato, soprattutto nei mercati esterni a quello cinese. E poi c’è la questione delle applicazioni.

Da questo punto di vista Huawei potrebbe sfruttare la versione open source di Android. Non è escluso infatti che il nuovo sistema operativo possa essere basato sul kernel del robottino verde, su cui magari applicare l’interfaccia proprietaria EMUI, a cui gli utenti sono ormai abituati. Il quadro si completerebbe attraverso l’adozione di uno store alternativo al Play Store visto che quest’ultimo, allo stato attuale delle cose, non potrà essere utilizzato dall’azienda cinese.

In tal senso, assume un senso compiuto l’apertura delle trattative con Aptoide, di cui vi abbiamo parlato in un articolo dedicato. Il celebre store online di applicazioni di origine portoghese, attraverso il CEO Paulo Trezentos, ha confermato il dialogo con Huawei, che sarebbe comunque alle fasi preliminari. Potrebbe essere questa l’alternativa concreta al Play Store, mettendo comunque a disposizione degli utenti un numero enorme di servizi.

Tutto sembra facile, ma in realtà non lo è. Come già detto, oggi sembra quasi utopistico pensare di spezzare il dominio di Android e iOS, senza contare come, l’impossibilità di utilizzare i servizi Google, rappresenti un limite enorme a livello commerciale, con il quale il nuovo sistema operativo di Huawei dovrebbe comunque fare i conti.

Gli smartphone Huawei attualmente sul mercato

È stato ripetuto a più riprese, con rassicurazioni ufficiali provenienti sia dall’azienda cinese che dalla stessa Google. Gli smartphone Huawei già presenti sul mercato (e quindi in mano agli utenti) continueranno regolarmente a funzionare, anche in relazione ai servizi di Big G. Sarà garantita l’assistenza post vendita così come gli aggiornamenti di sicurezza. Da questo punto di vista però la situazione non è chiara, in quanto il gigante di Shenzen sembra abbia fatto riferimento alle patch di sicurezza, mentre l’azienda di Mountain View agli update del Play Protect. Attendiamo comunicati ufficiali in merito.

Ritengo altamente improbabile l’ipotesi, paventata da alcune fonti, che Huawei possa aggiornare al nuovo sistema operativo proprietario gli smartphone attualmente in commercio (una possibilità basata sull’adozione del kernel di Android). Si tratterebbe infatti di un’operazione economicamente importante, che tra l’altro complicherebbe i piani dell’azienda cinese. Certo, rimane il problema legato ai major update, per intenderci quelli che dovrebbero far passare gli attuali dispositivi da Andorid Pie ad Android Q: alla stato attuale delle cose, sembra che ci siano poche possibilità.

Difronte a un quadro così complesso, tutto va preso con le pinze. I protagonisti (Governo U.S.A., aziende statunitensi e Huawei) non hanno ancora sciolto in via ufficiale tutti i dubbi e, allo stesso tempo, la vicenda si arricchisce di novità praticamente ogni giorno. Su una cosa però non c’è dubbio: al netto di quanto accaduto, un nuovo sistema operativo, peraltro supportato da uno dei maggiori player del settore, potrebbe potenzialmente rappresentare quella scintilla di novità di cui il mercato smartphone sembra avere tanto bisogno.

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