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L’iPad a scuola è una bomba, ma ci vuole la testa

L'iPad di Apple può essere un valido strumento didattico? A sentire gli insegnanti del Maine (USA) pare proprio di no. Tanto che alcune scuole dello stato hanno deciso di restituire i tablet in cambio di altrettanti MacBook, approfittando di una sostituzione senza sovraprezzo.

A prima vista si direbbe che le scuole stiano semplicemente cogliendo una buona occasione, quella di poter cambiare gli iPad con i più costosi MacBook senza aumentare la relativa spesa mensile – sostenuta interamente da un apposito programma statale. Sorprendono però i commenti che hanno accompagnato la decisione.

Usati negli ultimi tre anni, gli iPad hanno riscosso un discreto successo all'inizio ma sono ora descritti come un mediocre supporto didattico. Il problema sarebbe che gli studenti vedono il tablet come un oggetto ludico, lo usano per giocare in classe. Gli studenti in gran parte preferiscono notebook veri e propri, perché offrono maggiori possibilità – questo è ancor più vero per quelli che studiano programmazione.

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Gli iPad "non offrono alcuna funzione formativa in classe. Gli studenti li usano come giocattoli. L'elaborazione di testo è praticamente impossibile. Plaudo al cambiamento", ha scritto uno degli insegnanti. Gli fa eco Mike Muir, direttore del programma Technology Initiative, che tuttavia indora un po' la pillola dicendo che "sarebbe stato meglio se il Dipartimento del Maine avesse sostenuto più formazione per i professori".

Sembra quindi che l'iPad di Apple sia bocciato tout court come strumento scolastico, e questo alla faccia di tutti gli sforzi fatti dall'azienda proprio per farne un oggetto che possa potenziare la didattica. Avranno ragione i professori del Maine? Abbiamo trovato almeno una voce convinta del contrario.

Uno strumento insostituibile

Per capire meglio di cosa si sta parlando abbiamo interpellato Salvatore Giuliano, dirigente dell'IISS Majorana di Brindisi; è un istituto di cui abbiamo già parlato qualche volta su Tom's Hardware, perché è un brillante esempio di scuola moderna. Qui si applica una didattica aggiornato che ha abbracciato gli strumenti tecnologici, ma con attenzione a come vengono usati.

"Sono due strumenti completamente differenti", ha esordito Giuliano al telefono. "Noi usiamo tutti e due alternativamente. Per pratica didattica quotidiana collaborativa, sicuramente l'iPad è insostituibile. Soprattutto per attivare strumenti di collaborazione".

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Salvatore Giuliano

"Mentre per la collaborazione di contenuti, solo per alcuni contenuti, sicuramente il MacBook si presta meglio. Anche perché molti strumenti esistono come applicazioni iPad". Il portatile, e il sistema operativo desktop, si rendono necessari per attività specifiche come l'editing video e di immagini a livelli avanzati.

"Se proprio dovessi scegliere uno dei due, sarebbe assolutamente l'iPad", afferma poi Giuliano.

La risposta del dirigente si fa più appassionata quando si tocca l'argomento distrazione, quando gli insegnanti del Maine dicono che l'iPad viene visto come un giocattolo.  "Il problema serio è un altro", dice Giuliano, "quando il ragazzo si distrae vuol dire che il danno è già fatto".

Non è questione di iPad, di MacBook, di battaglia navale o di lanciare palline di carta. Il cuore della questione è fare lezioni che non annoino. Non serve a nulla cambiare l'iPad per il MacBook se l'alunno è disinteressato.

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ISS Majorana

"Il problema serio, che riguarda tutti i sistemi educativi mondiali, è che si introduce la tecnologia senza formazione. Non solo formazione degli insegnanti ma anche degli alunni. Perché la barzelletta dei nativi digitali, che è una barzelletta … sì, saranno bravi a smanettare, ma usare lo strumento tecnologico per apprendere è un'altra cosa, e va insegnata".

"Se lo stanno facendo perché i ragazzi giocano, ma non hanno un progetto, giocheranno ancora di più con il MacBook".

 

"I ragazzi hanno una creatività e la scuola la uccide".

Sarebbe quindi da verificare che cosa hanno fatto nel Maine per sostenere l'uso dei dispositivi a scuola, quali contenuti hanno creato ad hoc. Perché di solito quel che accade è che si mettono in classe tablet e notebook senza formare e formarsi, senza pensare ai contenuti. "Diamo al tablet a tutti, perché? Perché è figo, però non abbiamo i contenuti, non sappiamo utilizzarlo, non abbiamo fatto formazione sulla didattica collaborativa. E allora tu che fai? Se devi studiare l'atomo vai su www.atomo.com?

Altrettanto insensata, secondo Giuliano, la critica sulla creazione di testi. Per iPad ci sono applicazioni per fare delle "cose egregie", tranne attività complesse come la creazione di eBook veri e propri. "Secondo me non c'è concezione dello strumento che si sta utilizzando".

È importante sottolineare che Salvatore Giuliano parla con cognizione di causa. Nella sua scuola si usano questi dispositivi da ormai quattro anni, nell'ambito di un progetto che ha rinnovato profondamente la didattica. La scuola ha la sua dotazione di iPad e MacBook, e poi ogni alunno ha il suo iPad personale.

Ogni famiglia si è pagata il tablet Apple di tasca propria. Potrebbe sembrare una follia, chiedere a una famiglia di sobbarcarsi tale spesa, ma in verità si è trovato il modo di risparmiare. Come? Sviluppando contenuti e metodi che permettono di eliminare almeno in parte i libri di testo – che alle superiori possono costare moltissimo. Al netto di rotture o smarrimenti, gli alunni del Majorana spendono meno (o uguale) per i loro studi, e hanno anche un oggetto di valore di loro proprietà. È stato possibile grazie anche ad accordi diretti con la stessa Apple e con rivenditori per avere sconti. Ci sono poi, al Majorana, incontri di formazione ogni mese per gli insegnanti, che diventano così potenti vettori per questa nuova didattica.

Giuliano non ne fa nemmeno una questione di piattaforma; loro hanno scelto iPad e MacBook, ma ciò non significa che non si possa lavorare con sistema Windows e Android.

Morale della storia? Che sia un iPad o un potente desktop, un cacciavite o un acceleratore di particelle, uno strumento non è una bacchetta magica. Bisogna ragionarci, progettare, adeguare i metodi. Almeno per ora le macchine non possono sostituire l'importanza dell'intervento umano.