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Normativa elettrosmog troppo restrittiva per LTE

La normativa italiana che regola i limiti dell’elettrosmog sembra ostacolare la diffusione della tecnologia LTE. Ne sono convinti alcuni manager del settore, e almeno uno l’ha confermato in segretezza alla testata Corriere delle Comunicazioni.

Impianto LTE

La legge prescrive un limite di 6 v/m per le emissioni elettromagnetiche generate dalle antenne mobili e wireless – quando si tratta di luoghi pubblici ed esposizione oltre le 4 ore. Questa soglia così bassa, in presenza di installazioni LTE, obbligherebbe però ad una moltiplicazione degli impianti con conseguente aumento dei costi. Innalzando invece la potenza si potrebbe quadruplicare la copertura del segnale e favorire quindi le aziende del settore.

Le critiche all’attuale impianto normativo non mancano. Se da una parte gli scienziati non sembrerebbero aver dimostrato con inattaccabile certezza il rapporto tra malattie ed elettrosmog, dall’altra c’è un mercato TLC in difficoltà e una soglia che è persino al di sotto degli altri paesi europei. Le aziende inoltre hanno le casse vuote e rischiano di partecipare al bando sulle vecchie frequenze TV (da riutilizzare per LTE) con il freno a mano tirato – senza contare le aspettative di Tremonti correlate al ddl stabilità.

Insomma, perché mai l’Italia dovrebbe imporre limiti così rigorosi quando l’Icnirp (International commission on non-ionizing radiation protection) fissa limiti di 41 v/m sulla banda dei 900 Mhz e 61 v/m su quella 2100 Mhz?

La politica non è stata forse informata del fatto che esistono antenne multistandard (come quelle della Ericsson) che con una normativa più blanda consentirebbero di fare la felicità di tutti? A questo giro le lobby non devono aver lavorato bene.