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Call of Duty: Black Ops 4, Blackout sfida a colpi di Battle Royale Fortnite e PUBG

Call of Duty: Black Ops 4 Blackout è la modalità Battle Royale che sfida Fortnite e PlayerUnknown's Battlegrounds. Come si sta difendendo il titolo di Treyarch e Activision sull'affollato campo di battaglia? Abbiamo provato a dare una risposta alla domanda.

Call of Duty: Black Ops 4 ha lanciato il guanto di sfida a Fortnite e PlayerUnknown’s Battlegrounds con la modalità Blackout. La Battle Royale targata Treyarch si è ben difesa in queste settimane post lancio, nonostante un netcode claudicante che poteva fare consistenti danni in un titolo a pagamento prettamente orientato al gioco online.

Tutto il pacchetto Black Ops 4, pubblicato da Activision, ha polverizzato l’ottimo risultato di lancio di WWII, segnando un nuovo record di vendite digitali per l’azienda statunitense. L’avvio sorprendente, non è però così inatteso come si può pensare e deve il suo successo a questi ingredienti che andremo ad approfondire:

  • un comparto multiplayer completo di tutto (Zombi, multiplayer e battle royale),
  • il coinvolgimento diretto della community (l’iniziativa #CODNATION),
  • la fiducia nel supporto continuo di Treyarch (parliamo di una software house che ha continuato a supportare Black Ops 3 fino a poco prima del lancio di Black Ops 4).

Battle Royale e non solo

Il diretto concorrente di Blackout – per estetica, tematica militare e gameplay – è PUBG. Il gioco sviluppato da una sussidiaria di Bluehole ha avuto il vantaggio di poter capitalizzare l’occasione di aggredire il mercato con un’idea che non aveva ancora una forte concorrenza, ma non è riuscito nel tempo a mantenere un alto standard. Negli ultimi mesi la base di utenti ha iniziato a diminuire sempre più su PC. Nonostante tutte le misure anti-cheating e le patch, il gioco sembra soffrire di problemi di stabilità ricorrenti. L’ultima delle disavventure ha visto la cancellazione della modalità evento Platoon a causa di un “errore critico”, rimandata quindi a data da destinarsi.

Lo sviluppo di Call of Duty: Black Ops 4, invece, può contare sulla solidità e l’esperienza di non uno, ma ben tre team: Treyarch, Raven Software e Beenox. In particolare lo sviluppo della versione PC è stato affidato alle forze congiunte di Treyarch e Beenox e il gioco ha trovato casa su Battle.Net, piattaforma con un rodaggio più che ventennale per il gioco online. Nonostante qualche singhiozzo, il titolo è ben monitorato da una corazzata che sa reagire più tempestivamente e con più efficienza di fronte alle difficoltà. Blackout è un Battle Royale fluido e, per quanto gli utenti possano desiderare una grafica migliore rispetto all’attuale, uno degli elementi fondamentali di un buon first person shooter – di cui non ci si dovrebbe mai dimenticare – è il frame rate.

Il ricercato numero uno del panorama Battle Royale è Fortnite. Il gioco di Epic Games ha saputo sfruttare l’idea di PUBG, adattandola a un pubblico più eterogeneo e proponendo fin da subito il gioco con la formula free-to-play. Il suo successo, tuttavia, nasce sì da una mossa astuta, ma al contempo dal fallimento della visione iniziale che voleva Fortnite un gioco cooperativo di costruzione e strategia. La versione “Salva il mondo”, piano piano caduta nell’oblio, diverrà gratuita nel 2019. Fortnite Battle Royale è riuscito laddove Paragon non si era neanche lontanamente avvicinato: scalzare League of Legends dal trono dei giochi con più alta partecipazione su Twitch.

Black Ops 4 al lancio si è reso protagonista di un’impresa simile, superando momentaneamente Fortnite, ma staccando di molto PUBG e rimanendo stazionario nelle prime 5 posizioni anche nelle settimane successive. Il numero di spettatori calcolati in un arco di tempo così esiguo, e per di più per un gioco che in quel momento rappresenta la novità, non è in fin dei conti molto rappresentativo. L’esito della battaglia si vedrà nel lungo periodo.

Nel momento in cui stiamo scrivendo, Red Dead Redemption 2 è in testa seguito da Black Ops 4 e Fortnite. Basta forse questo per dire che a novembre Red Dead Online vincerà facile il duello con Fortnite? Sicuramente no, e se ciò avverrà sarà in prima istanza per una combinazione di valori intrinseci legati al gioco e a fattori meno prevedibili come potrebbero esserlo la risonanza mediatica, l’hype o la paura di essere tagliati fuori – fear of missing out.

Se Call of Duty: Black Ops 4 si sta ritagliando molto pubblico nei confronti di Fortnite e PUBG non è solo per la modalità battle royale, che anzi al momento come contenuti offre addirittura qualcosa in meno. È merito di un’esperienza costruita fin dalle fondamenta per essere fruita online che può contare su una modalità multigiocatore molto attesa e l’esperienza Zombi più completa e ampia di sempre. Abbiamo già speso parole su quanto proprio Zombi sia uno dei tasselli più significativi della proposta ludica di Treyarch e fin dalle sue origini capace di catturare l’attenzione dei giocatori.

Non stiamo dicendo che Blackout è la modalità più debole del pacchetto, anzi, proprio in virtù dell’essere la vera novità per Call of Duty rispetto alle altre due modalità, è una componente di gioco che potrebbe evolversi molto nel tempo. Sia il multigiocatore che Zombi hanno raggiunto lo stadio attuale in un processo di ridefinizione che ha coinvolto svariati anni. La sfida a Fortnite è stata appena lanciata ed è ben lontana dall’essere vinta.

Il coinvolgimento diretto della community

Uno degli assi nella manica di Treyarch per differenziarsi potrebbe essere la community di CoD: una realtà assodata, molto “vocale”, che sa quando farsi sentire. Ci sono due visioni opposte quando si parla di sviluppo e feedback della community: c’è chi tende a demistificare l’operato di spinte che arrivano dal basso, sancendo la morte della visione autoriale e chi vede nell’influenza reciproca e nello scambio di idee una fonte preziosa per indirizzare il proprio prodotto al giusto pubblico. A chi non lavora nel marketing, il nome di Peter Drucker forse dice poco o nulla, ma si tratta di uno dei massimi esponenti del management. Per lui lo scopo del marketing è quello di rendere superflua la vendita. Lo scopo è conoscere e comprendere il cliente al punto che il prodotto si venderà da solo perché sarà adatto alle esigenze del richiedente.

Il lancio del gioco è stato accompagnato da una campagna marketing intitolata #CODNATION che si è rivolta proprio alla community di Call of Duty e alla creatività dei fan, streamer e personaggi noti. I piccoli video realizzati dai “creatori di contenuti” hanno messo al centro il gameplay, ma anche quella che è l’esperienza condivisa del giocare a Call of Duty. Una comunità viva è una comunità che partecipa, e per il sesto anno di fila i giocatori si sono impegnati a supportare tramite streaming l’organizzazione no profit Endowment, co-fondata dal CEO di Activision Bobby Kotick, che si occupa di trovare posti di lavoro di qualità ai veterani. L’iniziativa, in passato chiamata Race to Prestige e oggi sotto il nome di CODNATION Challenge, ha per la prima volta toccato tutte le modalità presenti in Call of Duty dando ampio spazio anche alla neonata modalità Blackout.

Quando 3 mesi fa abbiamo definito la modalità Battle Royale un omaggio alla serie, avevamo già chiaro in mente conoscendo la storia di Treyarch come sviluppatore, che non si sarebbe limitato a copiare quanto proposto dagli altri concorrenti. La variante del “last man standing” sarebbe stata prima di tutto una celebrazione del gunplay caratteristico di CoD e del tempo passato insieme alla propria community: dalla scelta di inserire volti e dettagli iconici dei Black Ops passati, all’esaudire richieste a lungo desiderate come i “piedi a terra” e il rinculo predittivo.

Dopo aver giocato Black Ops 4 per un tempo considerevole, ci è parso ragionevole pensare che i tutorial e le guide presenti in gioco siano da un lato un modo per mostrare le novità a chi è già parte della community ricompensandolo con storie degli specialisti e registrazioni audio, ma dall’altro lato si presentano come un’occasione per far comprendere a chi si avvicina a CoD per la prima volta – magari spinto proprio dalla presenza di Blackout – qual è l’essenza del gioco in tutte le sue sfaccettature.

Blackout ha delle modalità piuttosto classiche: gioco in solitaria, coppie e quartetti, ma a differenza di Fortnite e PUBG, integra al suo interno sia le specialità che le armi degli specialisti che sono elementi caratteristici della serie. Un’altra particolarità del battle royale è la presenza degli zombie e delle ricompense tipiche della lotta ai non morti come la Ray Gun o la Bomba scimmia. Blackout celebra la community, ma si pone anche come punto d’ingresso per la crescita della stessa e non è un fattore da ignorare considerate le difficoltà che invece Fortnite ha incontrato nel portare linfa a “Salva il mondo”.

Il supporto al gioco e alle attività a esso collegate

Un gioco multigiocatore per sopravvivere nel tempo ha bisogno di supporto continuo: la battaglia tra Fortnite e PUBG è stata vinta dal primo grazie soprattutto all’intervento di Epic Games che ha saputo cogliere le occasioni migliori per mantenere costante l’afflusso di eventi e novità, creando occasioni anche per il gioco competitivo attraverso i tornei Skirmish. Premi, nuovi elementi da sbloccare, modalità anche atipiche come quella che vede 50 giocatori contro altri 50, sono tutti elementi che hanno permesso al titolo di Epic di imporsi, aiutato dal modello di business free-to-play e dalla diffusione su tutte le maggiori piattaforme – PC, smartphone, PS4, Xbox One e Switch.

Blackout al momento deve trovare la sua dimensione all’interno del panorama dei Battle Royale, ma il supporto, soprattutto sul lato tecnico, non sta mancando. Gli aggiornamenti si stanno concentrando su bilanciamenti, stabilità e miglioramenti alla gestione dell’inventario su console. Il terreno su cui la “battaglia reale” potrebbe combattersi nei mesi a venire potrebbe essere quello degli eSports, sul quale anche Call of Duty è pronto a scendere in campo il 27 ottobre. In occasione del Doritos Bowl al TwitchCon 2018, saranno gli streamer più influenti a scontrarsi in gruppi capitanati da Ninja, Shroud, CouRage e DrLupo.

Activision e Call of Duty hanno una lunga storia alle spalle per quel che concerne il gioco organizzato e la notizia dell’acquisto di Johanna Faries, ex dirigente della NFL, come capo della divisione eSports di Call of Duty non può far altro che confermare l’impegno in uno dei settori più in forte crescita e apre a un roseo futuro per la Call of Duty World League.

L’altro elemento che fa ben sperare per gli eSports è l’esperienza di Treyarch. Black Ops II introdusse le leghe, un sistema di matchmaking che abbinava i giocatori in base al proprio livello di abilità e dopo una serie di partite di piazzamento li associava a una divisione. L’idea è stata portata avanti in Black Ops III assumendo il nome di Arena e adottando alcune playlist come Pro Series con le regole dei tornei competitivi e il fuoco amico. Entrambe le modalità torneranno in Black Ops 4, con le rispettive novità per meglio aderire ai nuovi canoni fissati.

Il multigiocatore di Black Ops 4 è a tutti gli effetti progettato per dare il meglio proprio nel gioco competitivo organizzato grazie all’adozione del nuovo standard 5vs5 e all’introduzione di “ruoli” per gli Specialisti. I Battle Royale invece sono ancora in cerca di uno standard, una struttura chiara e precisa, che possa davvero proiettarli nel circuito agonistico.

Uno dei fattori più critici è legato alla natura aleatoria della modalità: le skill rischiano di passare in secondo piano nei confronti di un lancio fortunato: trovare un fucile automatico rispetto a un fucile a pompa fa sicuramente la differenza. Un altro aspetto da tenere in considerazione è la ripresa. Su un gioco in cui 100 persone si scontrano, su chi dovrebbero essere puntati gli occhi della regia? Solitamente quando si fa uno streaming il pubblico vede la visuale di un solo giocatore.

Su una competizione allargata va pensato bene a come rendere fruibile la trasmissione al pubblico dando eguale spazio ai team e ai giocatori coinvolti, ma soprattutto alle azioni più salienti. Immaginiamo poi che il commento dei caster che infiammano le arene non deve essere facile nelle fasi iniziali, quando i battle royale sono ancora in una fase confusa, mentre il compito potrebbe essere più facile quando il campo di battaglia si restringe e gli scontri si fanno più serrati.

Senza competizione si corre il rischio di non innovare e rimanere sempre all’interno dei propri confini, ben vengano quindi nuovi giochi Battle Royale, idee ed esperienze maturate in più settori. Già il passato per i MOBA ha insegnato che siamo lontani dalle semplici mode passeggere e che non c’è un unico vincitore, ma altri sfidanti possono tentare di ritagliarsi il proprio spazio. La sfida tra i Battle Royale è appena entrata nel vivo ed è prematuro stilare un verdetto.

DICE non sarà pronta a insidiare gli attuali combattenti fino a marzo 2019, arco di tempo che potrebbe far prendere il largo agli attuali player del mercato, o viceversa, potrebbe rivelarsi propizio per il futuro di Battlefield V. Call of Duty: Black Ops 4 può contare sull’esperienza di colossi del gaming, risorse e una community folta, ma non sono sufficienti senza un arricchimento dell’offerta che vada ben oltre gli oggetti cosmetici. I prossimi mesi saranno decisivi per capire su quali contenuti Treyarch vorrà sbilanciarsi.

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