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Call of Duty Warzone | Recensione


Call of Duty Warzone – PS4
Genere
FPS, battle royale
Piattaforma
PC, PS4, Xbox One
Sviluppatore
Infinity Ward
Editore
Activision
Data di Uscita
10/03/2020

Call of Duty Warzone entra nell’affollato campo dei Battle Royale: non è il primo prodotto di Activision a tentare l’assalto a Fortnite, PUBG e Apex Legends, ma è il primo che vuole farlo alle sue regole a tal punto che spesso ci siamo chiesti: stiamo ancora parlando di battaglia reale come la conosciamo? Warzone ci ha messi di fronte a un interrogativo non da poco: il mercato dei battle royale ha già raggiunto il punto di saturazione per cui riusciamo ad apprezzare di più in un gioco le caratteristiche che lo allontanano dai canoni di questo sottogenere di sparatutto? Se prendiamo Blackout, sappiamo che non ha attecchito come sperato: la mania è durata meno del previsto. Ha avuto i suoi momenti in cui sembrava poter almeno contendersi lo scettro con i primi, ma era difficile combattere ad armi pari con giochi free-to-play, maggiore accessibilità, stagioni più strutturate e idee ben più chiare su come far evolvere nel tempo il titolo. Il solo gunplay “alla Call of Duty” non poteva essere la risposta a tutto.

Call of Duty Warzone si trova solo agli inizi, tuttavia è partito con un piede diverso rispetto al precedente tentativo di CoD di aprirsi una breccia nel fortino ben presidiato da Epic Games e Respawn Entertainment. Il gioco è gratuito, eredita il gunplay da uno dei Call of Duty migliori degli ultimi 10 anni, presenta già due modalità di gioco differenti – una delle quali strizza addirittura l’occhio ai non amanti dei battle royale – sposa la semplicità e riduce al minimo le interazioni con l’inventario. Rivoluzionario? Non diremmo. I punti di contatto con gli altri colossi che dominano la scena ci sono e sono chiare le derivazioni. Diverso, quindi? Assolutamente. Ogni piccola meccanica aggiunta – che andremo a sviscerare nel dettaglio – ha la possibilità di incidere sul ritmo di gioco. Da qui ai prossimi mesi può crescere e perfezionarsi ulteriormente.

Non è detta l’ultima parola

Una delle principali differenze con gli altri titoli è la capacità del singolo di rimanere più a lungo in campo lottando letteralmente per la propria vita all’interno del Gulag. Quando si viene uccisi, saremo trasportati dentro la prigione per prendere parte a un match 1vs1 nell’area delle docce. I giocatori abituali di Modern Warfare riconosceranno alcune similarità con mappa e meccaniche della modalità Scontro. Il proprio equipaggiamento viene generato casualmente da un pool più ristretto rispetto alla modalità principale, inoltre nelle fredde ali del Gulag, sono imprigionati altri giocatori – magari proprio gli stessi che avete eliminato con le vostre mani – che fanno da spettatori. Se avete visto una qualsiasi serie tv ambientata in una prigione saprete benissimo che la vita non è facile e che per la propria sopravvivenza si è disposti a ogni mezzo possibile. Quando più di un membro della squadra viene eliminato, i giocatori con vista dall’alto sulla mappa possono comunicare tra loro, fornendo preziose informazioni al compagno sulla posizione dell’avversario. Per quanto possa sembrare un vantaggio enorme, l’abilità personale con le armi e le dotazioni tattiche in uso è un elemento che fa ancora la differenza per strappare la vittoria e rischierarsi nella mischia.

Morire nel Gulag, non vuol dire esaurire tutte le possibilità di tornare in gioco: i tuoi compagni di squadra potranno acquistare un kit di rischieramento per una somma più che abbordabile e farti rientrare in campo. Il respawn non è un concetto nuovo, ma l’esecuzione di questa meccanica ha alcuni effetti immediati. Warzone, soprattutto nelle prime fasi di gioco, incentiva un approccio meno passivo. I giocatori sentono meno la fragilità di ingaggiare a viso aperto e in modo aggressivo. Sapendo di avere una possibilità in più di rientrare in campo senza pesare sulla propria squadra, è facile incontrare scontri vivaci fin da subito. Le cose si fanno però inevitabilmente un po’ caotiche nell’ultimo cerchio, in quanto possono essere tornate in gioco molte più persone rispetto ai normali Battle Royale. L’uso delle serie di punti, poi, può trasformare gli ultimi istanti in bombardamenti e uso di UAV per ottenere uccisioni fortuite.

La caratteristica chiave dei più noti battle royale è la tensione dovuta alla ricerca certosina di loot, al sopravvivere bilanciando un basso profilo con l’azzardo di ingaggiare un nemico magari distratto e scoperto, fino ad arrivare agli istanti finali dove il cuore va a mille per la paura che un errore costi tanta fatica. In Warzone è invece l’adrenalina di uno scontro a fuoco quasi continuo a farla da padrona, dove il rischio iniziale è minore, ma la fine non risparmia nessuno. Se pensate di aver trovato un luogo sicuro dove star tranquilli in attesa che si restringa il cerchio e tutti convergano verso di voi, Infinity Ward ha pensato ad altri modi per farvi essere costantemente in movimento.

Il sistema di contratti è ciò che cambia costantemente le carte in tavola e introduce una serie di obiettivi opzionali da svolgere ma fortemente consigliati: ogni area presenta delle missioni secondarie che differiscono per tipologia. Le taglie ti costringono a spostarti, indirizzandoti verso un avversario da raggiungere ed eliminare. Essere il bersaglio di una taglia vuol dire sentire il fiato sul collo che si fa sempre più caldo, perché qualcuno vi sta braccando e sa in che area vi state spostando o nascondendo. Se vi state rilassando è un ottimo modo per aumentare la tensione; se riuscite a superare indenni questa fase, verrete ricompensati. I contratti di ricognizione e bottino sono meno entusiasmanti, ma non si sa mai in cosa potreste imbattervi lungo la strada che vi porta alla zona da presidiare o alla cassa da raccogliere. Ogni contratto fa ruotare più velocemente le posizioni rispetto a quanto faccia la pressione indotta dal semplice restringimento del cerchio e ciò avvicina l’esperienza più a uno scontro frenetico del multiplayer di Call of Duty che non al ritmo tradizionale di un Battle Royale.

Una tacca per la mia classe preferita

In un genere in cui il senso di progressione e miglioramento è dato dal ritrovamento di armi e corazze sempre più rare e potenti, Warzone rappresenta un’eccezione che costringe a impostare le proprie tattiche tenendo conto dell’economia di gioco e non del loot in senso stretto. Avere la propria arma preferita a disposizione infonde un senso di sicurezza, ma quando quell’arma puoi richiederla da un semplice lancio di approvvigionamenti, allora passare del tempo in cerca del loot migliore diventa secondario e poco influente. Warzone rovescia uno dei cardini principali dei battle royale che le persone hanno imparato ad apprezzare. Questa scelta non ci ha convinti del tutto: in parte siamo a favore della riduzione del fattore fortuna e del passaggio a scontri basati il più possibile sull’abilità personale, dall’altro non ci soddisfa a pieno l’attuale bilanciamento. Raggiungere 6000 dollari è un processo che non richiede un grande sforzo né un tempo estremamente lungo; bastano qualche cassa e un bel contratto per avere denaro da spendere presso le stazioni di acquisto. L’altro fattore che rischia di indirizzare l’andamento del match è la possibilità di richiedere una propria classe personalizzata per ogni membro del team con un solo lancio di approvvigionamenti. In meno di 10 minuti tutta la squadra è attrezzata con un setup calibrato su misura.

Le conseguenze di questo approccio potrebbero portare inoltre a reiterare lo stesso meta che accompagna le modalità principali di Modern Warfare, con HDR e M4A1 tra le armi più diffuse dei loadout personalizzati. Ricorrere però alla propria classe non sostituisce del tutto la ricerca di casse bottino, nelle quali si possono trovare armi già accessoriate di vario livello che potrebbe valer la pena provare e trattenere fino alle fasi finali. L’esperienza estremamente semplificata nella raccolta di armi e oggetti, sposta l’attenzione verso i conflitti a fuoco riducendo i tempi morti passati a controllare nell’inventario o a capire se un accessorio migliora effettivamente le prestazioni dell’arma. In Warzone basta camminare sulle munizioni per acquisirle, le armi si trovano già accessoriate o si chiamano in campo le classi create ancora prima di entrare nella lobby. Warzone è il battle royale per chi è stanco dei battle royale, per chi si annoia a girare a vuoto per 5 minuti prima di ingaggiare seriamente.

Call of Duty Warzone: Malloppo

Se proprio non ne volete sentir parlare di battle royale, Call of Duty Warzone offre un interessante diversivo: Malloppo. È una modalità a squadre più rilassata. Nessun cerchio si restringe costantemente, il respawn è automatico dopo qualche secondo e l’obiettivo prevede di raccogliere 1 milione di denaro. Malloppo mette in evidenza come si può costruire un’intera modalità di gioco diversa dai battle royale sfruttando obiettivi e incoraggiando il gioco di squadra, ma al tempo stesso, paradossalmente, riuscire a incentivare di più il looting rispetto alla BR mode di Warzone. Il denaro può essere infatti ottenuto dalle uccisioni, dai contratti, depredando i lanci aerei, ma anche semplicemente aprendo casse e controllando ogni centimetro quadrato degli edifici. Le casse infatti contengono molto più denaro del normale e sono anche più frequenti.

In malloppo scompare il gulag, ma la rianimazione costante avviene a un costo: rientrare in campo sottrae parte del denaro guadagnato e qui ogni spicciolo fa la differenza verso la vittoria. Far rischierare i compagni, acquistare lanci di approvvigionamento e acquistare serie di punti non avviene più a cuor leggero, ma ogni spesa diventa un calcolo necessario da fare se si vuole arrivare alla fine. I contanti, se non si vuole rischiare di perderli, vanno depositati periodicamente sfruttando l’equipaggiamento da campo dei palloni di recupero o presso eliporti. La dinamica è simile a quella della Zona Nera di The Division quando dovete fare un’estrazione. Chiamate l’elicottero, attendete che vi cali il borsone e riempitelo di denaro. Per farlo avrete allertato praticamente tutti sulla mappa, quindi aspettatevi di dover lottare con i denti e la vita per mettere al sicuro il prezioso carico.

I giocatori migliori avranno spesso un bersaglio sulla testa ben visibile ed è così che Call of Duty Warzone cerca di spingere tutti a elevare il proprio gioco e a non essere troppo passivi. Quando una squadra ha raggiunto circa 200.000 dollari in contanti, la mappa tattica mostrerà l’area in cui gli obiettivi di più alto grado si trovano, evidenziandola con un cerchio rosso. Il cerchio con l’icona di una corona mostra il team in testa, bersaglio primario se non si vuole che la propria distanza dai primi aumenti vertiginosamente. Gli altri due cerchi con le icone di un sacchetto di denaro mostrano le squadre con la più alta quantità di denaro trasportato e quindi non ancora depositato. Il rischio di ingaggiare è alto, ma la ricompensa lo è ancora di più. Per scoprire tutti i trucchi su Malloppo vi invitiamo a leggere la nostra guida completa.

Nel momento in cui il denaro accumulato raggiunge la cifra di 1 milione, scatta un round bonus dove le sorti del match possono ancora migliorare. Il denaro raccolto vale di più e in gioco appaiono dei chopper che se abbattuti vi ricompensano con una quantità esorbitante di denaro. Se pensate che Malloppo sia una attività secondaria, forse dovreste ricredervi perché ha davvero le qualità per imporsi come una modalità che vive di vita propria. Se Infinity Ward saprà supportarla nel tempo con eventi dedicati o playlist studiate per diversificarla, potrebbe essere la sorpresa che nessuno si aspettava, ma che riesce a divertire e a mantenersi comunque tattica. Allo studio tocca poi un altro importante compito che riguarda entrambe le versioni ed è bilanciare l’audio. È difficile sentire i passi ravvicinati, mentre è fin troppo alto il volume dei colpi in lontananza.

Call of Duty Warzone – PS4

Call of Duty Warzone è l’approccio free to play di Infinity Ward e Activision al genere battle royale.

8
8
Verdetto

Call of Duty Warzone non riscrive totalmente le regole dei battle royale ma a suo modo se ne distanzia a sufficienza da risultare piacevole anche a un pubblico che non era del tutto coinvolto da ciò che offriva prima il mercato. Il modo in cui limita la casualità del bottino, semplifica l'uso e la necessità dell'inventario e integra un sistema a obiettivi aiuta a ridurre gli eccessivi tempi morti che passano tra l'azione e la ricerca e gestione di loot. Warzone cerca di mettere al centro dell'esperienza le abilità del singolo nello sparare mantenendo consistenza tra ogni modalità di gioco in Modern Warfare. L'unico risvolto negativo a lungo termine dell'uso di classi personalizzate è che ciò potrebbe influenzare troppo il meta a tal punto da renderlo poco interessante e vario. La partita per essere il miglior battle royale si gioca però nel tempo e visto il supporto che non è mai mancato a giochi come Call of Duty, Warzone può migliorare ulteriormente nei prossimi mesi ed essere bilanciato periodicamente per mantenersi interessante. Se Infinity Ward saprà affinare il netcode, ricalibrare l’audio in favore di un’esperienza più immersiva e proporre nuovi contenuti, allora Warzone potrà dire la sua nei confronti di Fortnite e Apex Legends.

Pro

- Il Gulag è un’ottima implementazione della modalità Scontro
- Il sistema di contratti contrasta la staticità
- Le abilità del singolo contano più della fortuna
- Malloppo è una gradita aggiunta al pacchetto

Contro

- Restano dubbi sulla capacità del meta di evolversi con maggiore frequenza
- Al momento a livello tecnico il gioco non è nella sua forma migliore, soprattutto nella gestione dell’audio dei passi e degli spari