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Crysis, una relazione complicata

Era il 2007 e ricordo come in quel periodo fossi combattuto tra console e PC. Da una parte c’erano le esclusive per PlayStation 2 che catalizzavano la mia attenzione tra i vari Final Fantasy, Ratchet & Clank e God of War, dall’altra il computer apriva le porte ad un mondo di giochi graficamente più sofisticati, molto più profondi, che attingevano pure dal catalogo Xbox 360 e PlayStation 3, le neonate console next gen dal prezzo e dalla potenza inarrivabili.

Era un periodo di transizione che stava portando grafica e giocabilità su nuovi lidi. Ero riuscito a mettere le mani su giochi favolosi come Need for Speed Most Wanted, Just Cause, Tomb Raider Legend e The Elder Scrolls IV: Oblivion. Io e i miei amici ci divertivamo come matti con questi titoloni d’altri tempi e fondamentalmente facevamo a gara a chi riusciva a spingere maggiormente la grafica di queste opere next gen con i propri PC da poco rinnovati, senza renderci conto che la qualità visiva garantita dalle nuove console in fondo restava irraggiungibile.

Tomb Raider Legend resta uno dei miei giochi preferiti
Crysis, una relazione complicata

A quei tempi andavano ancora forte le riviste cartacee, le demo, i giochi regalati dai magazine e quant’altro: era davvero un’altra epoca. Vidi alcune anteprime che parlavano di un certo Crysis, il successore spirituale dell’eccezionale Far Cry. Uscito nel 2004 quest’ultimo era un gioco di notevole spessore che offriva una giocabilità open, con la possibilità di sparare e guidare liberamente, unita ad una raffigurazione dell’ambiente naturale davvero incredibile per l’epoca.

Comunque, stando alle riviste di cui parlavo prima, Crytek non sembrava intenzionata a fermarsi e continuava a lavorare alacremente alla sua offerta tecnologica: con Crysis addirittura prometteva di raggiungere le vette del fotorealismo. Queste parole però in fondo si erano già sentite un sacco di volte e non fui nemmeno tanto sorpreso dalle immagini allegate all’articolo che potevano benissimo essere degli artwork creati per l’occasione.

Far Cry fu davvero un ottimo inizio
Crysis, una relazione complicata

Solo un amico decise di acquistare Crysis al momento della sua uscita, forte del suo computer nuovo di zecca. Per un periodo non ci incontrammo e quando infine ci rivedemmo mi confessò che aveva bruciato il PC nel disperato tentativo di far girare Crysis dignitosamente. Le aveva provate proprio tutte, cercò persino di overclockare il computer modificandone i voltaggi, ma fu l’odore di caffè tostato a confermare il fallimento di ogni suo sforzo e ad indicare che il ragazzo pur di giocare a Crysis aveva appena bruciato il proprio hardware.

Stranamente la cosa mi colpì fino ad un certo punto. Lì per lì non mi interrogai né sull’accaduto né sulla portata di un titolo come Crysis. Nel frattempo passarono gli anni ed entrai nel mondo Xbox 360. Solo allora mi capitò di leggere delle recensioni che parlavano in maniera entusiastica del gioco Crytek e ciò rimase ben scolpito nella mia mente. Più o meno tutti vedevano Crysis come uno dei giochi che più di ogni altro poteva avvicinarsi al top score.

La rivelazione

Nel 2011 entrai in possesso di un nuovo computer dotato di una robusta Nvidia GTS 450 e memore di ciò che avevo letto decisi di mettere alla prova la mia rinnovata postazione proprio con il gioco sviluppato da Cevat Yerli e compagni. Avevo già avuto modo di mettere le mani su esperienze next gen, ma qui c’era qualcosa in più, si andava ben oltre il periodo di riferimento. Si trattava di un gioco del 2007 eppure in generale Crysis mi sembrava qualcosa di pazzesco.

Ovviamente non ero in grado di farlo funzionare con i dettagli massimi, ma anche con delle impostazioni medio-alte, a 720p, con un frame rate variabile, si trattava di qualcosa da capogiro. L’acqua, le rocce, il fogliame dinamico, gli alberi distruttibili, gli effetti di luce, le normal map, la tessellation, le texture, la modellazione poligonale, le ombre in tempo reale, l’espressività dei personaggi, la giocabilità sandbox semi-open world, la possibilità di guidare mezzi di ogni tipo, la fisica avanzata, il doppiaggio di qualità e la colonna sonora incalzante, i poteri della nanotuta, tutto questo mi stava facendo uscire fuori di testa.

E stiamo parlando del 2007!
Crysis, una relazione complicata

Ma dove era arrivato il mondo dei videogiochi? Poteva un titolo di quattro anni prima essere così avanti? Poteva un videogame offrire così tanto in un’unica portata? Mi innamorai, Crysis era diventato il mio faro nella notte videoludica, la concretizzazione di tutti i sogni e delle aspettative che avevo nei confronti di quel media. Lo giocai più e più volte cercando di cogliere ogni singolo dettaglio e sfumatura di quel mostro affamato di potenza, capace sì di funzionare bene sulla mia macchina, ma con qualche tentennamento nelle fasi più concitate.

Era ancora potente il meme “ma ci gira Crysis?” e lo si poteva sentire riecheggiare soprattutto mentre si saltava sparando missili col lanciarazzi in un villaggio delle Lingshan fronteggiando quaranta soldati e due carri armati contemporaneamente mentre il distributore di benzina esplodeva in una fragorosa fiammata. Altro che Cyberpunk 2077, altro che Horizon Forbidden West: il salto generazionale tra il mondo prima di Crysis e quello dopo fu abissale!

Ad oggi nessun titolo osa come fece Crysis all'epoca
Crysis, una relazione complicata

Il gioco di Crytek era in grado di annichilire qualsiasi cosa uscisse per PlayStation 3 e Xbox 360. Almeno inizialmente quelle stesse console, spaventosamente potenti per l’epoca, non erano in grado di eseguire il titolo in maniera dignitosa. Col primo Crysis, scoprii nel corso del tempo, era avvenuto qualcosa di grandioso: non solo era stato creato il gioco di terza generazione 3D più incredibile di sempre, ma in realtà era proprio stata saltata una generazione!

Per assurdo il mostro di Crytek era in tutto e per tutto più impressionante dei primi titoli per PlayStation 4 e Xbox One. Praticamente fecero uscire nel 2007 un titolo che sarebbe potuto arrivare sul mercato forse solo sei o sette anni più tardi. Ero cotto, letteralmente: tutto quello che riportava in copertina la dicitura Crysis doveva essere mio, tralasciando ahimè il multiplayer, inagibile a causa dell’indecente connessione internet in mio possesso.

Dopo l’amore

C’era un’espansione stand-alone del gioco originale chiamata Crysis Warhead con Psycho come protagonista? Ma benissimo, doveva essere mia! Fu assolutamente un piacere tornare a combattere tra le foreste con la nanotuta. Mi divertivo come un matto a sgaiattolare tra i nemici ora occultato ora corazzato, forte anche dell’esperienza maturata con il primo titolo. La vegetazione era lì, si poteva far saltare in aria di tutto, c’erano nuovi veicoli corazzati, nuove armi e poi si poteva vivere con maggiore libertà rispetto al primo capitolo tutta quella parte relativa alla glaciazione dell’isola, intensa e sempre sul filo del rasoio.

C’erano le nuove cutscene in grafica di gioco e c’erano momenti davvero epici come quello dell’invasione aliena nell’aereoporto. Era tutto fantastico però una volta finita la campagna mi fermai un momento e cominciai a pensare che qualcosa in fondo non andava. Era come se il mio amore stesse in parte scemando. Certo, non c’era più l’effetto sorpresa del primo capitolo ed ormai alcune cose sapevano di già visto, ma c’era dell’altro. A pensarci bene era come se già all’epoca Crytek stesse cercando di comprimere la sua creatura nel tentativo di portarla nel più ristretto mondo console: pareva che fosse stata scalata una marcia, con l’illuminazione che appariva meno realistica, con i livelli più lineari, sempre aperti, ma stavolta più simili a dei grossi canaloni e con una resa di ambienti e personaggi sinceramente inferiore rispetto a quanto visto nell’opera originale.

Per carità, per l’epoca si restava sempre su livelli stellari, ma qualcosa non aveva funzionato, era come se la mia amata avesse fatto un passo indietro. Ciò in parte mi aveva segnato. Archiviata questa situazione e passato un po’ di tempo fu però la volta di Crysis 2. Sempre il solito amico, quello che ormai aveva tutta la mia comprensione per aver tostato il PC pur di giocare al primo Crysis, mi mostrò entusiasta la sua copia di Crysis 2 in funzione sulla PlayStation 3. Sembrava un gioco profondamente differente rispetto ai capitoli precedenti della serie, ma l’entusiasmo positivo del ragazzo ed il mio amore ancora spassionato per la saga mi portarono a comprare senza esitazione quello che doveva essere il vero seguito del primo Crysis.

Crysis Warhead fece un passo indietro
Crysis, una relazione complicata

L’installazione fu qualcosa di folle perché, abitando in campagna e non avendo una connessione internet dignitosa, fui costretto a portare il PC fisso a casa di un mio amico aspettando per qualche ora che il gioco venisse scaricato dallo store: amore è anche sofferenza. Per me era come rincontrare la mia amata dopo tanto tempo. Mi aspettavo grandissime cose da quell’appuntamento e invece mi sentii tradito: Crytek era cambiata e anche Crysis lo era.

Erano proprio diversi gli obiettivi rispetto al passato: con Crysis 2 si mirava a strizzare e comprimere l’essenza della serie in un formato più agevole e digeribile per le normali console casalinghe. Era stata abbandonata la vasta giungla delle isole Lingshan, con la sua fitta e complessa vegetazione tridimensionale, in favore di un’ambientazione urbana newyorkese fatta di piatto cemento, decisamente più lineare e schematica.

Il sandbox c’era ancora ma era stato strizzato in livelli ristretti che si presentavano come semplici corridoi più o meno verticali. I veicoli erano ancora presenti ma fondamentalmente mancava lo spazio per guidare. La nanotuta era ancora lì con i suoi fantastici poteri, ma i movimenti, scivolata a parte, sembravano diventati in qualche modo più rigidi. Sfruttare le potenzialità del proprio armamentario diventava più difficile anche perché non si poteva più contare su un ambiente vasto e variegato a proprio favore. Persino le sparatorie sembravano meno emozionanti, nel loro essere più guidate e prevedibili.

Crysis 2 aveva obiettivi differenti
Crysis, una relazione complicata

Per carità, la presentazione era davvero di buona fattura, con un impianto audiovisivo di prim’ordine che comprendeva una colonna sonora eccellente, forte della firma di Hans Zimmer. C’era persino una trama articolata ed appassionante a fare da sfondo alle vicende del gioco. C’erano tanti motivi positivi per cui esaltarsi con Crysis 2 ma ormai l’avevo capito: questo episodio era un ottimo sparatutto ma un pessimo Crysis.

Tutto quello di cui mi ero innamorato, ciò che mi aveva estasiato in precedenza era andato, non c’era più. Mi sentivo profondamente tradito dalla mia amata: non era più la stessa creatura che poco tempo prima era stata in grado di ammaliarmi fin nel profondo. Fui tirato un po’su solo dalla notizia della pubblicazione del primo Crysis per Xbox 360 e PlayStation 3 in formato digitale. Da una parte ero contento che Crytek fosse riuscita in qualche modo a pressare l’esperienza del primo Crysis all’interno dei più limitati hardware console, dall’altra ero ancora più contento del fatto che per permettere al tutto di girare in maniera decente fossero stati tagliati via molti elementi.

E già, perché tra nubi volumetriche mutilate, fisica semplificata, vegetazione decimata, un livello mancante, grossi cali di fps e quant’altro in realtà l’esperienza di Crysis su console, per quanto apparentemente avanzata, era ancora anni luce distante da quella possibile su PC ed io non potevo che essere soddisfatto perché sapevo che il Crysis vero in realtà era uno ed uno soltanto. Passò del tempo, giocai ad altro sia su Xbox 360 che su PC, ormai noncurante del destino di Crysis, quando un bel giorno, sempre attraverso una delle riviste cartacee del tempo, scoprii che Crytek aveva intenzione di mettere a segno una tripletta.

Il perdono

Ormai ferito da Crysis 2 mi mossi con prudenza e mi informai bene. Crysis 3 sembrava quasi un progetto di redenzione: Crytek riconosceva di aver perso gran parte dell’essenza originale per strada con Crysis 2 e sentiva il bisogno di riscattarsi con un nuovo capitolo della serie che sembrava voler trovare un nuovo compromesso. Per quanto nell’occhio del mirino ci fossero ancora le console c’era in Crysis 3 la volontà di riportare in campo buona parte dello spirito del primo Crysis.

Già lo si capiva guardando a quell’ambientazione che andava a fondere i labirinti urbani di New York con una fitta vegetazione in un particolarissimo scenario post-apocalittico. Poi si parlava di livelli più grandi e di nuove possibilità tattiche donate da un tamarrissimo arco potenziato munito di dardi di vario tipo. E fu così che si riaccese l’amore. Incuriosito dalla faccenda decisi di comprare il gioco prima su Xbox 360 dove sorprendentemente, grazie all’intenso lavoro di ottimizzazione svolto, riuscii a giocare piuttosto bene tenendo un profilo più stealth poi, appagato dall’esperienza, acquistai la versione PC per darci dentro sia graficamente sia a livello di giocabilità sparatutto.

Crysis 3 era un giusto compromesso
Crysis, una relazione complicata

E mi divertii, mi divertii un bel po’, complice anche un bel lavoro di rifinitura del titolo svolto praticamente sotto tutti i fronti: dal punto di vista grafico, almeno per quanto concerneva il PC, si poteva parlare di next generation, a livello audio Crysis 3 era eccellente con effetti sonori ottimi ed una colonna sonora davvero evocativa, la presentazione del tutto poi era molto riuscita e anche dal punto di vista della trama era stato fatto un bel lavoro con un crescendo che conduceva verso il climax finale, infine, cosa più importante, la giocabilità gradualmente si riapriva presentando livelli estremamente ampi in grado di rievocare i fasti di giocabilità open tipici del primo episodio della saga.

C’era poco da fare, non sarà stato il Crysis del 2007, ma sicuramente si trattava di un ottimo episodio della saga sviluppato con passione e grande competenza: l’amore era fiorito nuovamente. Purtroppo però si era acceso anche un sospetto, che divenne ancora più concreto con l’uscita di Ryse: Son of Rome: era chiaro che col completamento della trilogia, in qualche modo, l’esperienza di Crysis si fosse chiusa e che l’interesse dello sviluppatore si fosse spostato altrove.

Il dilemma adesso era: quando si sarebbe visto un Crysis 4? Nel corso degli anni si susseguirono parecchi rumor e sembrava che l’uscita di qualcosa riguardante un nuovo episodio della saga fosse sempre dietro l’angolo, ma ogni volta le voci si rivelavano un buco nell’acqua. E fu così che vivemmo per sette anni senza l’ombra di Crysis. La sorpresa però arrivò nel 2020 quando nel giro di poco tempo venne annunciata, non senza vari leak, un Crysis Remastered per PlayStation 4, Xbox One, PC e, incredibile a dirsi, per Nintendo Switch.

Il ritorno?

La mia amata stava tornando, apparentemente più bella e ricca di prima. Qualcosa però pareva non stesse andando per il verso giusto. Dai primi video di gameplay sembrava proprio che questa remastered non avesse poi tutta questa gran grafica, anzi incredibilmente per certi versi il gioco del 2007 appariva migliore. Il popolo insorse e Saber Interactive e Crytek furono costrette a prendersi del tempo in più per migliorare la situazione.

Il risultato fu un prodotto altalenante e per certi versi discutibile. Sembrava si fosse ripartiti non dalla versione PC del titolo bensì da quella console della passata generazione. Molti dettagli infatti risultavano mancanti, come certi effetti volumetrici che nel 2007 avevano lasciato tutti senza parole, la fisica rimaneva pur sempre semplificata con gli oggetti che si rompevano a grandi tronconi anziché scheggiarsi realisticamente come nell’originale.

C’erano numerosi bug visivi come mesh e texture che tardavano ad aggiornarsi ed animazioni mancanti. La vegetazione aveva un frame rate dimezzato e non reagiva agli spostamenti d’aria. Inoltre la direzione artistica era stata completamente sballata col riposizionamento delle fonti luminose non sempre felice volto, almeno nelle intenzioni degli sviluppatori, ad esaltare l’utilizzo del ray tracing.

Bella grafica ma...
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La raffigurazione dell’acqua per certi versi era peggiorata e persino la giocabilità era diventata meno fluida nella gestione dei movimenti rispetto a ciò che offriva il sistema di controllo del 2007. Inoltre l’intelligenza artificiale dei nemici, l’elemento della produzione invecchiato peggio, non venne minimamente ritoccata, lasciando il fianco scoperto ad una giusta dose di critiche. Persino il livello Ascension era rimasto ancora una volta tagliato fuori.

Onestamente più che di una vera e propria Remastered sembra piuttosto di stare qui a parlare di una versione pompata del Crysis adattato per PlayStation 3 e Xbox 360 del 2011. Per carità, ci sono due o tre chicche tecnologiche interessanti, ma la delusione, a guardare bene il risultato finale, si fa sentire, tanto che quasi quasi mi sentirei di consigliare alle nuove leve piuttosto il Crysis Originale su PC, tanto per rimanere a bocca aperta pensando a quanto potesse essere avanzato un gioco uscito nel lontano 2007.

Persino le impostazioni avanzate della versione per computer mi fanno arrabbiare, con dei settaggi che rendono il gioco inutilmente pesante. Se una volta Crysis era un macigno, ma ricompensava con una bellezza estasiante ad oggi Crysis Remastered è ancora molto gravoso, ma non riesce di certo a ripagare l’occhio con una grafica all’altezza dell’impegno hardware richiesto. Sembra piuttosto un mix tra un operazione commerciale del tipo “ma ti ci gira Crysis parte 2?” ed una certa pigrizia da parte dello sviluppatore che non si è preoccupato di ottimizzare poi troppo il suo titolo.

A proposito di pesantezza...
Crysis, una relazione complicata

L’unica versione di Crysis Remastered che sia riuscita ad emozionarmi positivamente è quella per Nintendo Switch: la possibilità di giocare a Crysis in mobilità è qualcosa che ancora oggi mi fa uscire di testa e mi fa riflettere su quanto sia andato avanti il mondo del gaming, poco importa se graficamente il titolo sembra uscito da una PlayStation 3 o da una Xbox 360. Voglio comunque spezzare una lancia a favore dello stesso sviluppatore constatando come si sia impegnato a rilasciare diverse patch correttive in grado di riavvicinare l’esperienza di Crysis Remastered a quella del gioco originale andando a reintegrare il livello mancante e modificando in parte fisica e giocabilità.

Pure sul fronte delle prestazioni è stato fatto qualcosa con l’aggiunta ad esempio del dlss che va ad aumentare in maniera significativa gli fps per i felici possessori di una scheda video RTX. Purtroppo però la sensazione che mi resta addosso è difficile da scrollare via: la mia amata è sì tornata ma mostra il segno degli anni, è invecchiata male e non si preoccupa più di stupirmi come invece voleva fare una volta.

Pare però che non tutti l’abbiano pensata così e che in fondo in fondo questo Crysis Remastered abbia ottenuto un buon successo tanto da portare Crytek e Saber Interactive ad impegnarsi nello sviluppo di una Crysis Remastered Trilogy. Per ora sappiamo molto poco: si è visto un trailer, nemmeno così galvanizzante a dire il vero, ci è dato sapere che il tutto verrà sviluppato ancora una volta per PlayStation 4, Xbox One, PC e Nintendo Switch con retrocompatibilità garantita sulle piattaforme next gen ed è stato confermato che ahimè mancheranno all’appello l’ottimo Crysis Warhead ed i vari comparti multiplayer. Sappiamo inoltre che gli episodi della Remastered potranno essere acquistati in autunno, tutti insieme o singolarmente.

Come avrete immaginato, i miei sentimenti sono divisi: se da una parte sono contento di questa operazione che tanto mi fa sperare nell’arrivo di un quarto episodio per la saga, dall’altra resto con l’amaro in bocca per un lavoro di rimasterizzazione, almeno per quel che si è potuto vedere col primo episodio, un po’ pigro e forse poco appassionato. Spero vivamente che in occasione della Trilogy il primo episodio riceva un ulteriore boost qualitativo e che Crysis 2 e 3 subiscano un trattamento sinceramente migliore.

Il mio amore per questa creatura di nome Crysis è sbocciato nel fuoco della passione, ma più volte nel corso degli anni ha subito i più svariati assalti da parte di venti funesti che volevano spegnerlo. Nell’attesa che un possibile nuovo episodio faccia rifiorire quel sentimento lontano aggrappato a quell’eco potente che ebbe origine ormai tanti anni fa, la speranza si aggrappa alla buona volontà degli sviluppatori che si spera mettano in questa prossima Remastered almeno un briciolo del fuoco d’amore che tanto mi brucia dentro.