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Destiny: quale sarà il futuro dopo la separazione di Bungie da Activision?

Il futuro dell’universo di Destiny sta tornando a pieno titolo nelle mani di Bungie, il team di Bellevue ha infatti nelle scorse ore annunciato di aver raggiunto un accordo di separazione con Activision che deteneva i diritti di pubblicazione dello sparatutto fantascientifico. Dopo aver ceduto i diritti su Halo a Microsoft, Bungie e Activision hanno iniziato a collaborare insieme a partire dal 2010. La notizia giunge dopo che nell’ultimo periodo i risultati finanziari della saga dei Guardiani non avevano raggiunto i risultati sperati, mentre Bungie si dichiarava soddisfatta del lavoro svolto e delle vendite di Destiny 2: I Rinnegati.

Destiny, fin dall’alba dei tempi, ha sempre rappresentato per Bungie un progetto stimolante, l’occasione perfetta per esplorare nuovi territori ed espandere la propria visione creativa ben oltre lo spazio immaginato con la saga di Halo. Frizioni, cambi di programma e informazioni poco chiare – il presunto piano della durata di 10 anni poi rimesso in prospettiva da Eric Osborne – hanno accompagnato lo sviluppo del gioco praticamente da sempre, ma è con Destiny 2 che sono emerse con maggiore visibilità le crepe di un progetto che stava andando in una direzione che non era quella immaginata.

Lo stravolgimento necessario operato nel tempo ha portato a I Rinnegati, che è senza mezze misure lo stato migliore raggiunto da Destiny fino a quel momento, un traguardo a cui però vanno riconosciuti anche i meriti di Vicarious Visions e High Moon Studios che Activision ha affiancato a Bungie. Oggi il futuro del titolo si gioca sulla roadmap annuale già tracciata che prevede oltre ai contenuti di Armeria Nera anche Azzardo Cosmico e Penumbra. La nuova formula vede la pubblicazione di attività di fine gioco a scaglioni nel corso di settimane e mesi avvicinando il gioco, più di quanto non fatto in passato, all’idea di aggiornamenti “sviluppati per i giocatori che considerano Destiny il loro hobby, il gioco a cui vogliono sempre far ritorno e un gioco in cui stringere nuove amicizie”.

Il cambio nella distribuzione dei contenuti a oggi appare come un tentativo ancora in fase di definizione, un work in progress per capire e calibrare al meglio l’offerta. Non abbiamo la certezza che questo modello si trasmetterà alle future pubblicazioni di Bungie, ma porta con sé il vantaggio di non dover più incorrere in lunghi tempi morti in attesa di DLC che si consumano in poco tempo. Piccole attività a cadenza settimanale o bisettimanale, magari con un incremento continuo di difficoltà come mostrato nelle forge, svolgono il compito di attrarre continuamente il giocatore, che si trova impegnato sempre con qualche nuova attività. Il passo successivo dovrebbe puntare a rendere queste attività significative, scostandosi un po’ da quest del tipo “ottieni x uccisioni con il fucile y sul nemico z” o completa l’ennesimo evento pubblico eroico, e virare più verso modalità alla Trono Infranto e Sussurro del Verme.

Destiny resta uno shooter incentrato fortemente sul loot, sulle armi god roll e… l’immancabile spettro della componente RNG. Il grinding è parte integrante dell’esperienza, ma non è l’unico aspetto del gioco. Destiny è tenuto vivo da giocatori con ambizioni e obiettivi che a volte possono essere molto diversi tra loro, che vanno dal completare tutti gli obiettivi al divertirsi con gli amici mentre si risolvono segreti ben nascosti.

È proprio in questa intersezione tra giocatori più hardcore e giocatori che a volte si divertono con ritmi più blandi che attività come il Laboratorio Niobe possono fungere da punto di contatto. Piuttosto che inquadrarla come un’attività indirizzata a una percentuale ristretta di giocatori – e con un design punitivo in modo esagerato, qualche checkpoint non avrebbe guastato – si sarebbe potuto realizzare un evento globale in cui ogni giocatore aveva modo di fare la sua parte aiutando chi voleva cimentarsi con l’enigma. Sbloccare indizi poteva avvenire completando un certo numero di attività collaterali senza dover rinunciare al sentirsi tutti parte di qualcosa di più grande.

La partenza di Armeria Nera non è stata delle più brillanti, costringendo Bungie ad apportare alcune modifiche in corsa. L’arrivo del Laboratorio di Niobe e dell’ultima forgia Bergusia molto attesa hanno nuovamente diviso la community impaziente di giocare a un’attività bloccata dietro un criptico e lungo enigma. Il totale controllo creativo riacquistato e il dialogo nuovamente aperto con la community sono segnali indubbiamente positivi per accompagnare Destiny 2 alla sua conclusione nel migliore dei modi prima di accogliere Destiny 3, che secondo gli analisti arriverà nel 2020.

Otto anni fa sarebbe stato impensabile per lo studio di Seattle lanciarsi nel vuoto senza il paracadute offerto da Activision: Bungie aveva bisogno di un colosso alle spalle che lo sostenesse. Oggi, solo perché i vincoli produttivi sono stati sciolti, non significa che per Bungie sarà più facile, soprattutto se si guarda all’onere rappresentato dall’infrastruttura che sorregge il gioco. Più libertà di agire non equivale matematicamente a un prodotto migliore. I publisher vengono spesso demonizzati, visti come i nemici che soffocano le vene creative degli studi eppure sono loro che si prendono in carico significativi aspetti di gestione: dalla produzione al marketing.

Essere un team indipendente permette sì di seguire la propria visione, ma il prezzo che porta con sé è un nuovo carico di lavoro non indifferente. Non sappiamo ancora molto sui piani futuri di Bungie oltre a Destiny, se non che a giugno è stata siglata una partnership con NetEase che ha investito 100 milioni di dollari per aiutare lo studio a sviluppare nuovi mondi e a sostenere nuove squadre di sviluppo Bungie. Qualche mese fa è giunta la notizia della registrazione della probabile nuova IP Matter.

Nonostante i rischi di intraprendere un nuovo percorso da soli, l’aria che si respira in Bungie è di festa e di totale convinzione nelle proprie idee. Non sono mancate poi le congratulazioni da parte di importanti esponenti dell’industria, in modo particolare le parole di augurio di Phil Spencer sono state viste come un corteggiamento nell’ottica di un probabile ritorno di fiamma tra Microsoft e Bungie, visti soprattutto i recenti sforzi della casa di Redmond per rafforzare il parco esclusive first party.

La prospettiva di un Destiny esclusiva Xbox non ci sembra molto plausibile, quello che invece vedremmo bene per Destiny è il definitivo abbandono dei contenuti in esclusiva temporale PlayStation, aspetto che ha contribuito a frammentare ancora di più la community. La ciliegina sulla torta sarebbe l’introduzione del cross-play sulle cui sorti però decidono Microsoft e soprattutto la più restia Sony.

Se guardare oltre le stelle è sempre stata la spinta di Bungie a realizzare prodotti in grado di imporsi sul mercato per lunghi periodi, noi al momento non possiamo far altro che guardare all’immediato presente dello studio di sviluppo e di Destiny 2 aspettando l’impresa esotica dell’Ultima Parola e l’evento stagionale Giorni Scarlatti che concluderanno il primo blocco di contenuti end-game de I Rinnegati. Chissà quali entusiasmanti annunci ha in serbo Bungie.

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