PlayStation

Nell’aprile del 2019 Square-Enix aveva deciso di andare a ridisegnare la propria struttura interna: quattro diverse divisioni creative, di cui la prima capitanata da Yoshinori Kitase, producer della maggior parte dei capitoli della saga principale di Final Fantasy, l’uomo che più di tutti ha affiancato Hironobu Sakaguchi nella nascita e nella massificazione della saga di Square-Enix. A capo della seconda Yu Miyake, della quarta Hirokazu Nishikado (Brave Exvius, World of Final Fantasy) e della terza, quella che ci interessa oggi, Naoki Yoshida.

Proprio in quel periodo, d’altronde, Yoshida aveva deciso di mettere un punto e virgola alla sua avventura su Final Fantasy XIV, il capitolo che con il lancio di A Realm Reborn aveva contribuito a salvare da un disastro totale. L’uomo che, quindi, si ritrova dietro al miracolo compiuto con quello che a oggi è il titolo più remunerativo per le casse di Square-Enix, adesso è chiamato a un altro importante compito: riportare la saga di Final Fantasy ai fasti di un tempo, rinnegando quanto avvenuto negli ultimi anni, accettando il ruolo di producer di Final Fantasy 16.

Niente massificazione, si punta ai fan

La massificazione ricercata con Final Fantasy XV pare abbia fallito: il progetto recuperato, anche in quel caso, in corso d’opera da Hajime Tabata, che dalla stanchezza non ha voluto più saperne della saga e di progetti futuri, non ha soddisfatto. L’obiettivo è stato sicuramente raggiunto, perché Final Fantasy XV ha permesso alle nuove generazioni di entrare in contatto con un titolo molto più fruibile dei precedenti capitoli, soprattutto alla luce delle innovazioni apportate dal mercato videoludico ai jRPG moderni. Dall’altro lato, però, la soddisfazione di aver realizzato un capitolo artisticamente e produttivamente infallibile non è arrivata: tra DLC pubblicati col contagocce e in ritardo sulla trama originale, buchi narrativi che sono stati colmati soltanto con un supporto post-lancio poco coerente, Final Fantasy XV resta un progetto claudicante, che ha saputo offrire ottimi spunti, ma nel complesso non soddisfacente.

Foto generiche

A Yoshida, adesso, il compito di farci ricordare cosa significa Final Fantasy, compiendo non uno, ma diversi passi indietro: il ritorno non solo a delle tematiche politiche e militari, strizzando l’occhio a Final Fantasy XII e a tutto il mondo di Ivalice, che lo stesso producer ha riportato in auge grazie alla collaborazione con Matsuno in Final Fantasy XIV, ma anche a una storia più umana.

Dal trailer è stato già possibile notare come Final Fantasy 16 stia cercando in tutti i modi di rievocare le atmosfere belliche che erano state proprie dei primi capitoli, ai quali non ci si può non ispirare per una ripartenza e per una ricerca rinnovata di successo. Con un drappello di mercenari raccolti attorno al fuoco, a preparare l’assalto al prossimo obiettivo, ci possiamo dimenticare le tematiche abbozzate di Final Fantasy XIII o anche di Final Fantasy XV, che ha provato a intessere un intreccio geopolitico dai tratti non sempre soddisfacenti. Se quella quiete prima dell’assalto può quasi sembrare avvenire allo stesso focolare appiccato da Tidus e soci prima dell’ingresso a Zanarkand in Final Fantasy X, siamo anche in questo caso agli esatti antipodi.

Final Fantasy XIV in single player?

Il trailer non va a chiarire quale sarà il plot della vicenda, ma con ancora molti mesi a separarsi dalla pubblicazione è anche fisiologico che sia così. Intanto, però, è palese che l’intenzione di raccontare una storia molto più intensa, fatta di etica e di bisogni viscerali, sia nelle mani di Yoshida: la possibilità, non ancora confermata, di aver portato con sé l’intero team di Final Fantasy XIV e di voler quindi riutilizzare quelle medesime meccaniche e archetipi dell’MMORPG anche nel prossimo capitolo canonico non ci sembra un’idea eccessivamente peregrina.

Intanto affermare di aver visto lo stile del quattordicesimo capitolo, ma reso in single player e con una grafica next gen ci sembra la definizione più naif e genuina per esprimere il nostro assenso nei confronti di un’idea progettuale che ha finalmente spinto Square-Enix ha una gestione più programmatica delle sue divisioni: dopo aver affidato, infatti, a Tetsuya Nomura tre progetti contemporaneamente, era necessario prendere una decisione univoca su come far procedere la saga, soprattutto dopo aver claudicato con gli ultimi due capitoli, escludendo la trafila produttiva vissuta con Final Fantasy XIII.

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Tra un’ambientazione medievale, l’incedere di tematiche sicuramente figlie di necessità politiche e l’indugiare della regia su un ragazzino di nome Joshua che sembra destinato a essere centrale nella narrazione proposta da Yoshida, ci ritroviamo anche dinanzi a un battle system molto interessante, che non può non farci notare la mano di Ryota Suzuki, già al lavoro su Dragon’s Dogma e Devil May Cry 5.

Suzuki era stato assunto da Square-Enix proprio per occuparsi del sistema di combattimento di un tripla A non ancora annunciato e che, a ragion veduta, era Final Fantasy 16. Nell’approccio soprattutto melee, in quei colpi inflitti dal basso con un pugno ben piantato ci siamo ricordati subito di quelle movenze à la Devil May Cry, come se avessimo tra le mani il nostro Nero con il suo braccio demoniaco. In quegli affondi anche con le spade, con l’assalto all’arma bianca è facile andare a ripescare molte delle situazioni legate ai titoli di Capcom: una scelta molto interessante, che incuriosisce e che aumenta l’intensità del desiderio di saperne di più su Final Fantasy 16.

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Ciò che invece ha lasciato un po’ basita l’esperienza avuta guardando il trailer è il character designer: chi vi scrive è un sostenitore del tratto di Nomura, nonché del suo lavoro, al di là di inciampi produttivi che non erano evidentemente nelle sue corde, ma non disdegna quanto realizzato da Yoshitaka Amano con Final Fantasy IX e i titoli precedenti al VII. C’è da dire, però, che stavolta la direzione di Hiroshi Takai, director di Final Fantasy 16, non convince. I personaggi sembrano molto anonimi, con tratti generici e poco ispirati, a partire dallo stesso Joshua, che dovrà presentarsi con una storyline molto affascinante per poter vincere il suo stile fin troppo basic.

È indubbio che, però, lamentarsi adesso di questi aspetti è controproducente, soprattutto a fronte del fatto che di Final Fantasy 16 avremmo potuto vedere solo il logo disegnato da Yoshitaka Amano e un annuncio con un TBA annesso sulla release, invece abbiamo un trailer corposo, che ci ha mostrato il battle system, i protagonisti e anche il doppiaggio in inglese. Segno che la lavorazione è già molto avanzata e che vederlo nel 2022 non dovrebbe essere così difficile come si teme.

Square-Enix ci ha abituato ai rinvii, ma intanto ci sono due grandi sospiri di sollievo da tirare: Nomura potrà concentrarsi su Final Fantasy VII e il prossimo capitolo della saga sarà affidato al producer che attualmente più di tutti meritava questo ruolo. Riponiamo adesso grandissima fiducia nell’operato di Naoki Yoshida, che a quasi cinquant’anni può inserire la pietra miliare più importante della propria carriera nel suo curriculum.

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