Editoriale

Il Buco Nero di Fortnite è lo specchio dei nostri tempi

Quando un prodotto sconfina dalla sua macro-area creando discussione in tutto il mondo, in tutti i settori, significa che l’eco mediatico ha raggiunto proporzioni gigantesche. Fortnite, da mesi a questa parte, combacia perfettamente con la casistica di cui sopra, ma nella serata di ieri ha raggiunto una vetta inedita, segnando di fatto un’epoca. Per tutta la sera, infatti, più di quattro milioni di persone sono rimaste impassibili di fronte ad uno schermo guardando un buco nero quasi statico, oppure osservando i loro streamer preferiti commentare tale evento.

Se qualcuno di voi si sentisse confuso, non temete, è normalissimo. Cerchiamo quindi di fare il punto della situazione. Fortnite, gioco di Epic Games nonché vero e proprio fenomeno di massa, è arrivato al termine della Stagione 10, la quale -come anticipato più volte dai creatori- avrebbe rappresentato il momento in cui il titolo si sarebbe in qualche modo rinnovato.

Epic in questi mesi ha abituato la sua community ad eventi roboanti, ma questa volta si è superata: una cometa ha completamente distrutto la mappa di gioco, sbalzando i giocatori nello spazio profondo per metterli in prima fila ad uno spettacolo unico, il buco nero appunto, che, metaforicamente, ha eliminato l’intero gioco rendendolo inattivo – e lo è ancora, orfano di una data di “ripristino”.

Perché è importante ragionare, anche dal punto di vista sociologico, su quest’avvenimento? Molto semplice: la serata di ieri rappresenta sostanzialmente un unicum per il medium dei videogiochi, dimostrandone ancora una volta l’enorme potenzialità dal punto di vista interattivo e comunicativo.

Prendete per esempio qualcosa d’incredibile successo recentemente al cinema (lo snap di Thanos o qualsiasi cliffhanger degno di nota) e aggiungetegli l’interattività che solo il videogioco può regalare. Il risultato, come già ribadito, è un evento su scala mondiale. Ne stanno parlando tutti. dalla televisione ai grandi media generalisti, passando per ogni creator iscritto a qualsiasi tipologia di social network. Avere la forza di polarizzare così l’attenzione del pubblico significa avere grandi capacità creativa ma soprattutto conoscere l’audience e la propria community. Basandosi su questi due ultimi aspetti, Epic ha fatto centro.

A livello tecnico inoltre è un colpo da biliardo: rendere inagibili i server per tutto questo tempo significa solo una cosa, manutenzione/aggiornamento imponente. Invece che semplicemente “spegnere la luce”, il team di sviluppo ha provato invece a capitalizzare il momento, strutturando una “storia” dietro l’evento che potesse in qualche modo dare anche un boost al gioco quando tornerà online.

Giochi di questo tipo (game as a service, ndr) non hanno mai pensato ad una soluzione del genere; qualcosa in grado di non scocciare la community ma bensì di esaltarla, anche quando l’oggetto del discorso è un update piuttosto classico. Ora le questioni da snodare sono fondamentalmente due, e paradosso vuole che possono incoronare oppure affossare “l’esperimento” (virgolettato perché, di fatto, è già un successo): se, come rumoreggiato, l’aggiornamento servisse a lanciare un nuovo capitolo del gioco o a farlo uscire dell’Accesso Anticipato, allora veramente potremmo confermare la potenza e la concretezza dell’operazione. Se, al contrario, l’update dovesse rivelarsi più “ordinario”, allora Epic potrebbe essere accusata di aver speculato un po’ troppo sulla fedeltà dei suoi giocatori per riportare il gioco ai fasti di un tempo, almeno per quanto concerne il lato mediatico – anche se questa possibilità sembrerebbe piuttosto remota.

Per rispondere al titolo dell’articolo, qualora non fosse ancora chiaro, il Buco Nero di Fortnite è lo specchio dei nostri tempi perché parla ai giocatori di oggi in modo unico, con un metodo unico, con un’efficacia unica. L’evento inoltre ci permette di capire cosa rappresenta oggi questo medium per il mondo contemporaneo: il videogioco è a tutti gli effetti un linguaggio universale, capace d’influenzare non solo il suo diretto settore, ma anche tutti quelli derivati o consequenziali.

Questa è l’occasione giusta per smetterla di commentare con disgusto e incredulità questi fenomeni – e questi giochi. Fanno parte della quotidianità nostra, dei nostri figli o dei nostri nipoti. Studiarli, capirli e poi giudicarli è il primo passo verso una presa di coscienza generale che ci aiuterebbe a gestire meglio la situazione. Mettersi nei panni dei giocatori di oggi vuol dire godere di momenti incredibili, che indubbiamente segneranno questa generazione di consumatori.

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