Quest'anno non sono potuto andare a Colonia, ma seguendo da vicino ogni annuncio, e ogni analisi emersa dalla Gamescom 2025, la sensazione è netta e inequivocabile. Anche a distanza si è percepito un cambiamento che era già nell'aria da diverso tempo e che ora sembra piuttosto chiara. Non c'è stato un annuncio a sorpresa che ha fatto tremare la rete (a parte Black Myth: Zhong Kui), nessun colpo di scena inatteso. Piuttosto, l'evento di quest'anno ha agito come una cassa di risonanza per una presa di coscienza collettiva, una verità sussurrata negli ultimi anni e che ora, finalmente, è stata confermata dal palco più importante d'Europa: la guerra delle console è finita, e ha vinto il PC.
Sono consapevole di come queste parole che sto scrivendo possano suonare assolutiste, quasi eretiche per chi è cresciuto nel dualismo tra Sega e Nintendo, o tra PlayStation e Xbox. Ma i fatti, accumulatisi anno dopo anno e cristallizzatisi in questa edizione della fiera, sono innegabili. Il PC non è più "una" piattaforma di gioco; è diventata la piattaforma di riferimento, l'ecosistema centrale attorno al quale orbitano, con sempre maggiore dipendenza, anche i mondi dorati di Sony e Microsoft. E a parte il magico, isolato regno di Nintendo, non esiste quasi più nulla che un giocatore non possa avere, e spesso avere meglio, sulla propria postazione da gioco.
Esiste solo il PC
Ogni annuncio della fiera aveva una sola certezza: il logo PC (o al massimo Xbox on PC) e ciò che è emerso dalla Gamescom è stato il lento, ma ormai compiuto, funerale dell'esclusività. Ricordo le edizioni passate, dominate da una retorica di conquista. "Solo su PlayStation", "Solo su Xbox". Erano i mantra che definivano le identità, che spingevano i consumatori a scegliere una fazione. Quest'anno, quel linguaggio è sembrato un reperto archeologico. Microsoft, va detto, ha iniziato questo processo di "smantellamento" anni fa. La strategia di Phil Spencer è stata chiara: ogni titolo Xbox Game Studios, da Halo a Starfield, sarebbe arrivato fin dal primo giorno su PC. Quella che sembrava una mossa audace è oggi semplicemente la normalità. Xbox non è più una console, è un servizio, un ecosistema che vive tanto serenamente su un PC Windows quanto su una Series X (e anche su una PS5, oramai).
Poi abbiamo Sony (assente anche a queta Gamescom), l'ultima, fiera paladina delle esclusive, sta lentamente completando la sua metamorfosi. Per anni abbiamo assistito a un lento pellegrinaggio dei suoi capolavori verso Steam ed Epic Games. Prima Horizon, poi God of War, The Last of Us. Si diceva fossero esperimenti. Ma poi le finestre temporali hanno iniziato a ridursi e probabilmente nei prossimi anni spariranno. Ormai i giochi single player tendono a essere rilasciati con una data di uscita per la versione PC prevista a soli 6-12 mesi di distanza, e i giochi live service escono addirittura in contemporanea. Dopotutto, la logica è spietata: il mercato PC è troppo vasto e redditizio per essere ignorato. Il costo di produzione dei tripla A è tale che confinarli a una singola piattaforma è un lusso che nessuno può più permettersi. L'unica a rimanere ferma nella sua torre d'avorio è Nintendo, che però gioca una partita completamente diversa, vendendo esperienze uniche su hardware unici. È l'eccezione che conferma la regola.
Il secondo colpo al vecchio ordine, forse quello più significativo, è la definitiva maturazione del PC gaming handheld. Se fino a qualche anno fa era un sogno per smanettoni, l'avvento di Steam Deck ha scardinato il mercato. Alla Gamescom 2025 abbiamo per esempio visto la Xbox ROG Ally e in generale le piattaforme portatili sono sempre più centrali. Tutto questo non è da sottovalutare, ma è un cambiamento fondamentale nel valore percepito che va abbracciato. Se ci pensate, il più grande limite del PC, la sua natura stanziale, sta ormai lentamente svanendo. La propria libreria di Steam, GOG o Game Pass, con centinaia di giochi, non è più legata a una scrivania. Può essere giocata sul divano, in treno, in aereo. È possibile iniziare una partita sul PC fisso e riprenderla sull'handheld senza interruzioni. È un livello di libertà e continuità che nessun ecosistema console chiuso può replicare. Ogni gioco acquistato su PC diventa un patrimonio digitale che segue il giocatore ovunque, non un asset bloccato su un pezzo di hardware destinato a invecchiare.
Oltre a questo, non dobbiamo dimenticarci che il PC è anche una vera e propria macchina del tempo. Mentre le console offrono una retrocompatibilità limitata e spesso a pagamento (a parte Xbox che ci sta davvero provando a salvare il passato), costringendo i giocatori a riacquistare titoli che già possiedono o a sottoscrivere abbonamenti per accedere a cataloghi curati dall'alto, il PC garantisce un accesso quasi illimitato all'intero patrimonio videoludico. Grazie al lavoro instancabile della community e a software di emulazione sempre più sofisticati e accessibili, è possibile riscoprire i classici di ogni generazione, ma anche grazie a GOG che sta lentamente recuperando svariate perle del passato. Non si tratta solo di preservazione, ma di valorizzazione: questi gioielli del passato possono essere giocati a risoluzioni più elevate, con framerate più stabili e con migliorie grafiche impensabili all'epoca.
I costi
Questo ci porta all'inevitabile conversazione sul costo, l'obiezione più comune. È innegabile che l'investimento iniziale per un PC da gioco sia superiore a quello per una console. Una PlayStation 5 o una Xbox Series X hanno un prezzo di listino accessibile, mentre un PC con prestazioni equivalenti richiede un esborso decisamente maggiore. La console vince a mani basse per chi cerca l'accessibilità economica immediata e la semplicità del "plug and play". Tuttavia, questa è una visione che si ferma allo sprint iniziale, ignorando tutto ciò che costituisce il ciclo di vita di una generazione videoludica.
Quando si considera il costo totale di possesso, l'equazione si ribalta completamente. Il prezzo dei giochi su console, spesso fissato a 80 euro al lancio, rimane elevato per molto tempo. Su PC, la concorrenza tra store digitali come Steam, GOG ed Epic Games, unita a saldi aggressivi e a un mercato di key molto più libero, porta a risparmi sostanziali già dopo pochi mesi dall'uscita di un titolo. Su un ciclo di vita di sei o sette anni, la differenza di spesa per il software può facilmente superare il maggior costo iniziale dell'hardware. A questo si aggiunge la spesa per il multiplayer online, un servizio a pagamento su console attraverso abbonamenti come PlayStation Plus o Game Pass Core, ma totalmente gratuito su PC da sempre.
Questa "tassa" sull'online, da sola, rappresenta una spesa di centinaia di euro nel corso di una generazione. Infine, bisogna considerare il valore intrinseco della piattaforma: un PC è uno strumento polifunzionale per il lavoro, la creatività e lo studio, mentre una console rimane un sistema chiuso e specializzato. Questa versatilità, unita alla possibilità di aggiornare singoli componenti nel tempo invece di dover acquistare una nuova macchina "Pro" a metà ciclo, rende l'investimento nel PC economicamente più saggio e vantaggioso sulla lunga distanza.
La Gamescom 2025 ha banalmente ribadito che il modello del giardino recintato e delle esclusive a tutti i costi si è dimostrato insostenibile. Il PC è ritornato a essere il centro di gravità dell'industria. È la piattaforma dove i giochi di Microsoft e Sony alla fine arrivano, dove la libertà del giocatore è massima e dove l'investimento si dimostra il più saggio. La domanda non è più "quale console comprare?", ma "che tipo di PC si adatta meglio alle mie esigenze?". E questa, per chi ama i videogiochi e le piattaforme uniche, è la più grande delle vittorie.