Raccogliere il testimone di Tarsier Studios, creatori di un immaginario tanto potente come quello di Little Nightmares, non era un'impresa da poco. L'annuncio che a farsene carico sarebbero stati i Supermassive Games, pur con il loro indubbio pedigree nel genere horror, a sviluppare Little Nightmares 3 ha sollevato più di un sopracciglio. Il loro approccio, più cinematografico e diretto, sembrava quasi antitetico all'orrore sussurrato e psicologico della saga.
Eppure, dopo aver navigato per circa 90 minuti le fatiscenti attrazioni de "The Carnevale", uno dei livelli del gioco, possiamo dirlo con una certa sicurezza: le paure erano infondate. L'incubo è in ottime mani.
Un tandem per sopravvivere
La novità più dirompente di Little Nightmares 3 è, senza dubbio, la sua natura cooperativa. Abbandonata la solitudine, il gioco ci mette nei panni di due nuovi protagonisti, Low e Alone, un tandem dalle abilità nettamente complementari. Per la nostra prova abbiamo guidato Low, armato di un arco versatile, mentre il nostro compagno di avventura vestiva i panni di Alone, equipaggiata con una massiccia chiave inglese. Questa diarchia ludica è il fulcro dell'esperienza: non si tratta di avere semplicemente un partner, ma di essere due metà di una stessa soluzione.
Il level design di "The Carnevale" è costruito interamente su questo principio. In questo scenario desolato, un luna park che sembra marcire ai confini del mondo, ogni progresso è frutto di un'azione coordinata. Se Low può scoccare una freccia per recidere una corda o attivare un meccanismo a distanza, spetta ad Alone intervenire con la forza bruta, usando la chiave inglese per sbloccare passaggi o sfondare ostacoli. La collaborazione è costante, obbligatoria e incredibilmente fluida.
A questa formula si aggiunge un'altra prima volta per la serie: il combattimento. Sia chiaro, non siamo di fronte a un'evoluzione action, e francamente è un bene. Le fasi di scontro sono minimaliste, quasi dei puzzle interattivi pensati per esaltare ulteriormente la cooperazione. Lo abbiamo sperimentato contro delle macabre marionette: il nostro arco serviva a decapitarle, ma la minaccia non era neutralizzata finché il nostro alleato non fracassava la testa a terra con la sua chiave inglese. È un'idea semplice ma efficace, che introduce una piacevole variazione di ritmo senza mai tradire la sensazione di fragilità che è il marchio di fabbrica della serie.
L'arte della paura
Se l'introduzione della cooperativa rappresenta l'innovazione più audace, è nella direzione artistica che Supermassive Games dimostra di aver studiato a fondo la materia. Visivamente, Little Nightmares 3 è una continuazione impeccabile del lavoro di Tarsier. "The Carnevale" è una tela macabra in movimento, un trionfo di estetica grottesca dove le luci malate di un circo morente gettano ombre inquietanti su rottami e strutture decadenti.
Ogni angolo dello scenario racconta una storia, arricchendo l'esplorazione con dettagli ambientali che amplificano un senso di oppressione tangibile. Si avverte la storia di quel luogo, un misto di gioia svanita e abbandono industriale. La capacità di far sentire il giocatore piccolo e insignificante di fronte a un mondo titanico e incomprensibile è stata preservata intatta, e questo è forse il complimento più grande che si possa fare al team.
Certo, la presenza di un altro giocatore modifica la percezione dell'orrore. L'angoscia della solitudine lascia il passo a una tensione condivisa, dove un sussulto può trasformarsi in una risata liberatoria e un enigma complesso diventa oggetto di discussioni animate. L'esperienza vira da un horror puro a un'avventura dark ricca di suspense, un cambiamento che abbiamo trovato sorprendentemente piacevole e funzionale. Per chi preferirà comunque l'isolamento, sarà disponibile la modalità single player con un partner guidato dall'IA. Tuttavia, la scelta di includere un Friend Pass – che permette di giocare l'intera campagna online con un amico che non possiede il gioco – chiarisce quale sia l'esperienza prediletta dagli sviluppatori. Una decisione lodevole, soprattutto a fronte di un prezzo di lancio di 40 euro.
Un Vecchio, fastidioso, difetto
Nonostante l'eccellente lavoro svolto, Little Nightmares 3 eredita dai suoi predecessori non solo i pregi, ma anche il suo difetto più noto. Il gameplay si fonda ancora su un ciclo di esplorazione, puzzle e fughe basato sul "trial & error", una formula collaudata che spinge a imparare dai fallimenti. Purtroppo, alcuni di questi fallimenti non sembrano del tutto equi.
L'annosa questione della profondità nella prospettiva 2.5D torna a farsi sentire. Durante le sezioni platform più delicate o nelle fughe più concitate, giudicare la propria posizione su un asse tridimensionale con una telecamera fissa rimane problematico. Più di una volta, una corsa su una stretta passerella si è conclusa con una caduta frustrante, causata non da una nostra disattenzione, ma da un'incertezza percettiva intrinseca del sistema di visuale. È un'ombra che la serie si trascina da sempre, un piccolo neo che può intaccare il ritmo e l'immersione nei momenti di massima tensione.
Tirando le somme
Il nostro primo verdetto su Little Nightmares 3 è più che positivo. L'esperienza ci ha catturati, divertiti e lasciati con il desiderio di vedere quali altre meraviglie e orrori ci attendono. Supermassive Games potrebbe superare l'esame a pieni voti, dimostrando un rispetto profondo per il materiale originale e il coraggio di espanderlo in una direzione nuova e coerente. Non ci resta che attendere il 10 ottobre per capire se il prodotto finale ci convincerà totalmente.