La maxi acquisizione da 68,7 miliardi di dollari che nel 2023 ha portato Activision Blizzard sotto l'ombrello Microsoft continua a generare polemiche e confermare i timori espressi dalle autorità antitrust statunitensi. L'ex presidente della Federal Trade Commission, Lina Khan, ha recentemente utilizzato i social media per ribadire come gli sviluppi successivi alla fusione stiano confermando esattamente i rischi che l'agenzia federale aveva paventato durante la lunga battaglia legale per bloccare l'operazione. Un "ve l'avevamo detto" che assume particolare rilevanza considerando l'escalation di rincari e licenziamenti che hanno caratterizzato gli ultimi mesi del colosso di Redmond nel settore gaming.
L'allarme inascoltato delle autorità antitrust
Quando nel 2022 la FTC aveva intentato una causa per impedire l'acquisizione, le preoccupazioni ruotavano attorno al rischio di una sostanziale riduzione della concorrenza e alla possibile creazione di un monopolio in mercati sia consolidati che emergenti. L'agenzia federale temeva che una simile concentrazione di potere potesse danneggiare sia i consumatori che i lavoratori del settore, previsioni che oggi appaiono tristemente profetiche.
Le rassicurazioni dell'epoca sembrano ora particolarmente ironiche: Bobby Kotick, all'epoca CEO di Activision Blizzard, aveva dichiarato nel luglio 2023 che la fusione avrebbe "beneficiato consumatori e lavoratori" e "favorito la concorrenza piuttosto che permettere ai leader di mercato consolidati di continuare a dominare la nostra industria in rapida crescita". Microsoft aveva fatto eco a queste dichiarazioni, dipingendo l'operazione come un'opportunità di crescita per l'intero ecosistema videoludico.
La realtà post-acquisizione: numeri impietosi
I fatti degli ultimi due anni raccontano una storia ben diversa. Appena pochi mesi dopo la conclusione dell'affare nell'ottobre 2023, Microsoft ha avviato la prima ondata di tagli al personale, coinvolgendo 1.900 dipendenti tra Activision Blizzard e la divisione Xbox. Questa mossa è stata accompagnata dalla cancellazione del tanto atteso gioco survival dello studio, segnando l'inizio di una strategia di "razionalizzazione" che non si è più fermata.
Il trend si è intensificato nel settembre 2024 con ulteriori 650 licenziamenti, per culminare nella drastica riduzione di 9.000 dipendenti nell'estate del 2025. Quest'ultima ondata ha comportato anche multiple cancellazioni di progetti, la chiusura dello studio The Initiative e impatti a catena su altre software house del gruppo.
Game Pass: l'inevitabile stangata sui prezzi
Parallelamente ai tagli occupazionali, Microsoft ha implementato una politica di aumenti progressivi dei prezzi per i suoi servizi di abbonamento. Il costo di Game Pass Ultimate e PC Game Pass ha subito un significativo incremento questa settimana, rappresentando il secondo rincaro dall'acquisizione di Activision Blizzard. Già nel luglio 2024, la FTC aveva criticato aspramente il primo aumento, definendolo un esempio di come le concentrazioni aziendali portino inevitabilmente a maggiori costi per i consumatori.
Phil Spencer, capo della divisione Xbox, ha continuato a dipingere un quadro ottimistico, affermando che il business gaming dell'azienda "non è mai stato così forte", dichiarazioni che contrastano nettamente con la realtà di migliaia di lavoratori licenziati e consumatori chiamati a pagare di più per gli stessi servizi.
Un monito per il futuro delle fusioni tech
L'intervento di Khan sui social, pur non avendo più peso regolatorio dopo la sua sostituzione a gennaio 2025 con l'arrivo dell'amministrazione Trump, rappresenta un caso di studio emblematico sui rischi delle mega-fusioni nel settore tecnologico. La sua analisi evidenzia come "l'aumento della consolidazione del mercato e l'incremento dei prezzi spesso vadano di pari passo", un principio economico che trova nella vicenda Microsoft-Activision una conferma quasi da manuale.
Il caso solleva interrogativi più ampi sulla capacità delle autorità antitrust di anticipare e prevenire gli effetti negativi delle concentrazioni aziendali in settori ad alta innovazione come quello videoludico. Mentre l'industria continua la sua corsa verso fusioni e acquisizioni sempre più imponenti, l'esempio Microsoft-Activision serve da monito sui costi umani ed economici che consumatori e lavoratori potrebbero essere chiamati a sostenere quando le previsioni degli organismi di controllo vengono ignorate.