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Persona 5 Strikers | Hands-on delle prime ore di gioco

La serie di Persona si è sempre contraddistinta per la qualità e quel fascino da JRPG che man mano ha conquistato l’intero Occidente, con un successo crescente e culminante con Persona 5 e la sua versione ampliata di Persona 5 Royal. Anche se con ogni probabilità Atlus sta lavorando allo sviluppo di Persona 6, Joker e i Ladri Fantasma sono ancora ben impressi nelle menti di tutti i fan. Perché, dunque, non farne uno spinoff o addirittura un sequel? Persona 5 Strikers è entrambe le cose e noi che abbiamo iniziato a giocarlo non vedevamo l’ora di tornare a Tokyo e nella nostra camera al Caffè Leblanc.

Persona 5 Strikers fa parte di quella grande produzione appartenente al franchise di Atlus, che in questi ultimi anni annovera diversi altri spinoff della serie originale offrendosi al pubblico con generi sensibilmente diversi, come il picchiaduro Persona 4 Arena, tre giochi di carattere musicale come il recente Persona 5: Dancing in Starlight e l’apprezzatissima serie parallela di Persona Q apparsa sulla piccola Nintendo 3DS. Ma Persona 5 Strikers si presenta in modo nettamente diverso, sviluppato a stretto gomito con Omega Force, team interno di Koei Tecmo Games, mette in scena tutto ciò che abbiamo amato in Persona 5, stravolgendo, però, le meccaniche degli scontri sostituendo i combattimenti a turni tipici degli JRPG con quelle tipiche da musou di Dynasty Warriors. Esperimento riuscito?

Persona 5 Strikers

Persona 5 Strikers: Dov’eravamo rimasti?

Da queste prime ore di gioco, relativamente alle fasi di combattimento, potremmo già rispondervi di sì, fermo restando che l’esperienza di gioco si discosta molto dall’idea originale da sempre uno dei pilastri degli JRPG. Ma Persona 5 Strikers merita di essere valutato nella sua interezza, prendendo in esame tutto ciò che lo ha reso uno dei capitoli più apprezzati di sempre.

Anche se il finale di Persona 5 Royal riporta l’intera storyline alle medesime scene viste nell’edizione originale, tutta la parte relativa a Takuto Maruki (il consulente psicologico e nuova figura introdotta su Persona 5 Royal, appunto, n.d.r.) sembra non essere stata tenuta in considerazione per questo seguito delle vicende di Persona 5. Se come noi avete amato alla follia Persona 5, vi ricorderete l’epilogo che vede Joker e i Ladri Fantasma trionfare su Yaldabaoth, la distruzione del Metaverso e la liberazione di Tokyo dalle ombre. Ma che fine hanno fatto i nostri eroi?

Dopo i fatti che hanno sconvolto la città, finalmente è arrivata l’estate e Joker (noi abbiamo fatto la scelta di chiamarlo Akira Kurusu, dopo aver letto e amato il manga ufficiale) torna a Tokyo per passare le vacanze estive insieme agli altri Ladri Fantasma, ormai sciolti dalle loro scorribande nel Metaverso annientato. Joker si riunirà a tutta la banda al completo con Morgana, Ann, Ryūji, Yūsuke, Makoto, Futaba e Haru nella location che per i Ladri Fantasma ha rappresentato ben più di una casa: il Caffè Leblanc.

Ma mentre i nostri eroi progettano di passare le vacanze insieme, organizzando una maxi grigliata all’insegna dell’amicizia fraterna che li lega, una serie di strani comportamenti coinvolgono alcune personalità di spicco di Tokyo e non solo. Confessioni, strane e inaspettate dimissioni… i Ladri Fantasma sono tornati in azione facendo risvegliare i loro cuori? È la domanda che si pone la polizia, che si metterà subito sulle tracce di Joker e soci.

Anche se il nostro trickster preferito non c’entra nulla con questi apparenti risvegli, proprio a Shibuya notano un comportamento anomalo di Alice Hiiragi, una famosa inlfuencer, che in men che non si dica catapulterà i nostri protagonisti in una “Prigione”, un posto molto simile al Metaverso, ancora una volta dominato dalle ombre e da quella malvagia di Alice. Ci ritroveremo dunque nella Stanza di Velluto, con le nostre catene e con la presenza di Lavenza, la ragazza custode di questo non-luogo mistico, che chiederà ancora una volta il nostro aiuto per sconfiggere questa nuova ondata di forze oscure.

Squadra che vince non si cambia.

Reputiamo la scelta di Atlus, ovvero snaturare in parte uno dei titoli più riusciti, che abbraccia ben due generazioni di console, davvero molto coraggiosa. E siamo consapevoli che solo con le rivoluzioni e le nuove idee nascono i progetti migliori. Tuttavia, qui non si parla di un nuovo filone: Persona 5 Strikers è a tutti gli effetti il sequel del gioco originale e ne condivide il buon 80% degli elementi che lo hanno reso celebre, se non fosse per il sistema di combattimento, sul quale, nella complessiva durata del titolo, potrebbe compromettere fortemente l’esperienza di questo seguito. Premessa la nostra perplessità, possiamo proseguire con ordine.

Innanzitutto, sin dalle prime ore di gioco, non possiamo fare altro che apprezzare come Atlus proponga uno storytelling sempre più attuale che mai. Le tematiche affrontate si rifanno alle violenze personali come il bullismo e alle mutazioni emotive che coinvolgono i protagonisti e anche il primo boss affrontato (Alice, appunto, n.d.r.), senza tralasciare figure e strumenti ormai costanti della nostra vita, come il ruolo delle app e dei social network.

Graditissimi e originali i nuovi innesti: Emma, un’assistente virtuale che i nostri protagonisti hanno a loro disposizione sul loro smartphone (una Siri in tutto e per tutto) e, per non farci mancare nulla, viene introdotta anche Sophia, un’intelligenza artificiale che vive nel telefono di Joker, ma che assume le sembianze di una ragazza dai capelli che formano una carinissima coda di cuori (!) quando i Ladri Fantasma si trovano nel nuovo Metaverso. Su Sophia sappiamo solo che non ha memoria, ma che apprende molto velocemente e che è “amica dell’umanità” per sua stessa ammissione. Queste due “tecnologie” si rivelano determinanti per i nostri protagonisti, dato che Emma riveste in parte le funzioni del vecchio MetaNav (l’app che conduceva Joker e compagni nei palazzi del Metaverso n.d.r.), mentre Sophia si comporta come un ulteriore membro della squadra durante le esplorazioni portando il team a ben 9 componenti.

Le sorprese sui nuovi protagonisti non finiscono qui, facendo apparire sin da subito anche la figura di Hasegawa Zenkichi, un poliziotto della Pubblica Sicurezza che cerca con una certa ambiguità l’alleanza con I Ladri Fantasma.

Il comparto grafico è visibilmente migliorato, seppur sfrutti lo stesso engine di sempre, con ambienti e personaggi più dettagliati, mentre il layout del menù, i disegni dei personaggi per i dialoghi e perfino il calendario hanno un look molto più dinamico e accattivante, migliorando anche il lavoro superbo fatto con Persona 5 Royal. Anche le musiche, quasi tutte riarrangiate in una chiave molto più ritmica e rockeggiante per l’esigenza di accompagnare degli scontri molto più frenetici e spettacolari, non sfigurano affatto con quanto fatto in passato. Inoltre, tornano doppiaggio originale in giapponese e l’inglese, mentre anche stavolta potremo godere dei sottotitoli in italiano.

Fin qui, potremmo sentirci tranquillamente come a casa.

Al netto di una penuria di attività secondarie correlate alle abilità e ai Confidants (nelle prime due ore di gioco non ne abbiamo trovate), sono proprio i combattimenti ad essere stati radicalmente variati. Infatti proprio come accade con la serie di Dynasty Warriors di Koei Tecmo, gli scontri avvengono senza interruzioni nel campo di battaglia, e vedremo una moltitudine di ombre e Persona affrontarci tutti insieme. Solo che gli scontri non avvengono a turni, ma come un musou: un forsennato picchia-picchia caotico e confuso, anche se ammettiamo che i programmatori hanno fatto di tutto per diversificare la rissa che avviene sullo schermo con attacchi base, speciali, gli interventi dei Persona, le staffette e tutte quelle belle cose che abbiamo amato nel vecchio sistema a turni.

Anche il sistema di combinazione dei personaggi e l’apprendimento di nuove abilità dei Persona sono ancora presenti, risultando però estremamente semplificati, come l’intero sistema di combattimento. È un bel mix, che probabilmente divertirà di più andando avanti nel gioco, ma che nelle prime battute lascia il livello di sfida davvero troppo basso. Per adesso, dopo aver affrontato l’Ombra di Alice nel primo stage di Shibuya, ci fermiamo qui.

Ci riserveremo di parlarne in maniera più approfondita in sede di recensione.

Persona 5: Strikers è un titolo ambizioso forte del successo del suo predecessore, che vuole osare offrendo qualcosa di più di un semplice spin-off quale poteva essere. Il gioco già uscito lo scorso anno solo in Giappone e solo su Nintendo Switch (col titolo di Persona 5 Scramble), ha riscosso comunque un notevole successo e si appresta ad arrivare anche da noi il prossimo 23 febbraio su PS4 (è prevista solo la retrocompatibilità con PS5), PC sulla piattaforma di Steam e Nintendo Switch. Ci sarà la possibilità di ottenere il gioco quattro giorni prima, il 19 febbraio, con il preordine digitale deluxe che include:

  • Download digitale dei contenuti bonus
  • Art Book digitale
  • Colonna sonora digitale – Oltre 40 brani inclusi
  • Video dietro le quinte – Realizzazione delle musiche “You Are Stronger” e “Towards a Dream”

Siete pronti a dominare ancora una volta le ombre? Ci vediamo a Tokyo tra un mese per la recensione!

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