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Personaggi transgender: la complicata rappresentazione nei videogiochi e la recente evoluzione

Il mondo della comunicazione, dell’intrattenimento così come quello dell’arte condividono – tra le tante cose – un semplice quanto fondamentale elemento: la rappresentazione. Che ce ne rendiamo conto o meno, nelle opere cinematografiche, nei prodotti videoludici così come nei romanzi o nella musica, cerchiamo sempre di trovare “un pezzo di noi”, anche solo in minima parte. Trovare qualcosa di noi riflesso in ciò che apprezziamo ha una rilevanza importante nelle nostre vite, chiaramente non in tutto ciò di cui fruiamo e non allo stesso modo ma quel che ci basta è riuscire a non sentirci realmente estraniati da ciò che stiamo osservando, giocando o ascoltando. Tolgo il dubbio a tutti ancora prima che le domande possano sorgere spontanee nelle vostre menti: no, non pensiamo di essere un supereroe se giochiamo a Spider-Man su PS5 e non crediamo di essere un hobbit direttamente dalla Terra di Mezzo mentre ci godiamo la trilogia de Il Signore degli Anelli: è ovvio che non ci ritroviamo tanto nella particolarità di ciò che viene narrato quanto (invece) nelle piccole emozioni, comportamenti, movenze o pensieri che vengono utilizzati. Per questo vedersi “riflessi” è culturalmente rilevante; per avvertire, in qualche modo, di esistere e di essere percepiti dagli altri. In tutto questo, la domanda specifica di oggi è: i personaggi transgender – e di conseguenza le reali persone transgender – che spazio hanno all’interno del mondo videoludico?

In Italia, calcolando di conseguenza solo i membri della comunità che non si nascondo, si contano più di 400 mila persone transgender. Un numero che vale la pena inserire in questo articolo per ricordare che non si tratta di “alcuni elementi” sparsi per il mondo bensì di individui della nostra società che esistono, ci sono e si fanno sentire. Ma la realtà è che su schermo – che sia nei videogame o in prodotti cinematografici/seriali non fa grande differenza – la figurazione di questi membri della società è cominciata realmente, in maniera significativa, sono negli ultimi anni. Se per decenni la figura femminile ha dovuto soccombere a stereotipi di genere e sessualizzazione, quella delle persone transgender ha sfiorato lo zero oppure – ancora peggio – il cattivo gusto; principalmente nel gaming si è visto ben poco e questo non è comunque un bene. Generalmente, sul grande e piccolo schermo si sbeffeggiavano e ridicolizzavano persone reali, costrette a nascondersi, e nei videogame non c’era spazio per qualcosa che non fosse strettamente legato ai bisogni del white male cis hetero gamer alla base dell’economia. Alcuni titoli del passato sono già riusciti a inserire dei personaggi interessanti e genuini nel settore, ma adesso si stanno ufficialmente facendo dei passi avanti coraggiosi e decisivi: siamo all’alba di una rappresentazione equa? Cominciamo – come è ovvio che sia – dal principio e proseguiamo verso il presente, con The Last of Us, Tell me why e altri titoli interessanti.

Personaggi transgender

Un’evoluzione che merita di continuare

La terribile realtà della lacunosa figura delle persone transgender nei videogiochi ha una base culturale terribile: vedere qualcosa “di diverso” sembra togliere quel livello di immedesimazione che piace tanto al white male cis hetero gamer che si vede riflesso da sempre in ogni prodotto. Per questo in tv, in programmi famosi a livello mondiale, nei film o nei videogiochi si è fatta tanta facile ironia sull’intera comunità LGBTQ+, con un particolarità specifica: le persone transessuali sono sempre state mostrate – oppure percepite dal pubblico, non fa molta differenza – come ambigue, anormali. Termini così forti da fare davvero male, anche a me che sto scrivendo l’articolo in questo momento e mi sento ben distante da certe definizioni. Ed è per questo che tali personaggi nei videogames non sono stati spesso portanti, fondamentali, figuriamoci protagonisti. Ci basti pensare al mare d’odio lanciato contro la figura transgender di Mizhena in Baldur’s Gate, solo per dirne una; oppure il disprezzo nei confronti di Lev in The Last of Us Parte II. La ragione? “Cosa c’entrano questi personaggi in un mondo fantasy o in uno alla rovina?”. Assurdo che tra zombie e draghi volanti siano i membri LGBTQ+ a sembrare fuori dalla realtà, ma questo è un altro discorso.

Nonostante ciò, nonostante il silenzio o le “risate sotto i baffi” degli anni ’90 e dei primi anni 2000, finalmente si stanno facendo dei grandi passi avanti. Perché se fin dall’inizio ho sottolineato quanto per tutti noi, me compresa, sia fondamentale rivedermi disperatamente anche in un piccolo dettaglio dei titoli che amo, quanto deve esserlo per una persona transgender che non ha mai visto quasi nulla della propria identità su console o su PC (oltre che in film o serie tv)? Ed è grazie a tante scelte decisive dell’ultimo periodo che il vento sta ufficialmente cambiando per il meglio. Passando per Dragon Age Inquisition fino a Tell Me Why, le “prove” che gli sviluppatori e gli sceneggiatori stiano realmente pensando a dare una svolta significativa ci sono eccome. Tra i tanti meravigliosi stendardi dei personaggi trans – che un giorno si spera siano la normalità e non elementi da elogiare – si trova indubbiamente Krem, proprio di Dragon Age, e membro dei Bull’s Chargers. L’esempio di Krem ci permette di indicare ciò che realmente è ottimo all’interno di questa tipologia di figurazioni: non ci sono caratteristiche ostentate affinché il giocatore debba capire che Krem è transessuale, non vengono esaltati stereotipi fisici di nessun genere e tutto ciò che apprendiamo su di lui deriva da normalissime conversazioni svolte in serenità. Insomma, una persona qualunque.

Personaggi transgender

La piacevole evoluzione, che ci porta a osservare un personaggio realmente importante all’interno della trama di un gioco, arriva con la criticatissima scelta di mettere un personaggio adolescente trans all’interno di The Last of Us Parte II; ovviamente stiamo parlando dell’adorabile Lev che diventa la spalla ufficiale di Abby. In un mondo in rovina, in cui tutte le certezze sembrano scomparse e sono nate fazioni separate e variegate di persone – con proprie ideologie – Lev è un ragazzo che viene costretto alla fuga da Le Iene in cui è nato e cresciuto, biologicamente come una donna. Le Iene non prendono minimamente in considerazione l’idea della transessualità, la rifiutano e tentano di costringere il nostro adorato Lev a rinnegare se stesso e a sposarsi con un uomo molto più grande. Il ragazzo allora si rasa i capelli ed è costretto a scappare con la sorella, per sempre in fuga. Abby scopre tutta la storia, lo apprezza, lo sostiene senza nemmeno pensarci un secondo e noi osserviamo un meraviglioso racconto reale e incisivo. Non si ridiscuterà mai dell’identità di genere dell’adolescente, Abby non chiederà mai spiegazione e non si sentirà in dovere di indagare come è giusto che sia. Una rappresentazione stratificata nella trama, nella narrazione complessiva, priva di semplificazioni assurde e perfettamente integrata in ciò che The Last of Us racconta.

Un’ottimo modo di creare inclusione senza “forzare la mano” in modi che creerebbero l’effetto contrario, ovvero “denormalizzare” la transessualità. Questo è anche il tema di Tell Me Why che non rende l’identità di genere di Tyler il main focus del videogioco ma riesce a integrare la transizione effettuata dal ragazzo all’interno della traumatica infanzia vissuta da lui e dalla sorella. Parlare della complessità di scoprirsi e comprendersi è quello che serve, così come è necessario che questi personaggi vengano raccontati senza essere messi su un piedistallo, visti come i diversi che vanno tutelati: si deve dare spazio equo ed effettivo alle loro storie, così come a quelle di tutti gli altri, nulla di più. Alla ricerca di una figurazione sempre meno stereotipata, sempre più lontana dal dover dare spiegazioni che ci facciano capire il perché della transessualità dei personaggi o protagonisti. Mi auguro che ci sarà un giorno in cui finalmente dare delle spiegazioni su ciò che si è, smetta di essere alla base della caratterizzazione di questi personaggi e mi auguro anche che ce ne siano di più; che tutti quanti possano smettere di rallegrarsi nel vederne sul proprio schermo. Perché solo quando sarà così, potremo dire effettivamente di aver svolto un buon lavoro.

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