Nel cuore dello studio Playground Games, conosciuto in tutto il mondo per aver trasformato la serie Forza Horizon in un fenomeno globale del racing open-world, germogliava già da tempo un sogno ambizioso.
Tornare a dare vita a una delle saghe più amate della storia videoludica britannica rappresentava una sfida completamente diversa dalle gare automobilistiche che avevano fatto la fortuna della software house. Eppure, proprio mentre il team celebrava il successo di Forza Horizon 3 nel 2016, cominciavano a prendere forma le prime discussioni su un progetto parallelo che avrebbe richiesto la creazione di una seconda squadra di sviluppo.
Ralph Fulton, direttore generale di Playground, ha recentemente rivelato come quelle conversazioni iniziali fossero motivate da un desiderio profondo di crescita professionale. Il successo ottenuto con il terzo capitolo della serie automobilistica aveva dimostrato la maturità raggiunta dallo studio, ma i vertici sentivano l'esigenza di testare le proprie capacità su terreni inesplorati.
L'obiettivo non era semplicemente espandere il portfolio, ma permettere ai veterani del team di mettersi alla prova con meccaniche e sistemi narrativi radicalmente differenti da quelli che avevano perfezionato negli anni.
La scelta del genere non fu casuale. Fulton ha spiegato che le competenze trasversali del team risiedevano principalmente nella progettazione di mondi aperti, nelle tecnologie di streaming dinamico e nella gestione di ambienti vasti e dettagliati. Questi elementi rappresentavano il ponte naturale tra le piste sconfinate di Forza Horizon e un potenziale gioco di ruolo fantasy, dove l'esplorazione e la libertà di movimento rivestono un'importanza cruciale per l'esperienza complessiva.
La menzione del franchise Fable durante quelle riunioni esplorative ebbe l'effetto di una rivelazione improvvisa. Fulton stesso ammette di non ricordare chi pronunciò per primo il nome della celebre proprietà intellettuale di Microsoft, ma la reazione fu istantanea e unanime.
La saga creata originariamente da Lionhead Studios, chiusa definitivamente nel 2016, rappresentava un'opportunità perfetta per applicare l'expertise acquisita in un contesto completamente nuovo, unendo l'eredità di un marchio storico con la visione fresca di un team motivato a dimostrare il proprio valore oltre i confini delle corse automobilistiche.
L'approccio scelto da Playground è emblematico della loro filosofia di sviluppo. Invece di tentare di replicare pedissequamente lo stile e il tono dei capitoli precedenti, lo studio ha deciso consapevolmente di creare la propria interpretazione del mondo di Albion.
Come sottolineato da Fulton, sarebbe stato inautentico per un team con una cultura e una composizione diverse provare semplicemente a realizzare un ipotetico Fable 4. Questa scelta si riflette chiaramente nell'estetica fiabesca adottata e nell'umorismo ispirato alle sitcom britanniche che caratterizza i trailer mostrati finora.
La tecnologia sviluppata per Forza Horizon ha richiesto modifiche sostanziali per adattarsi alle esigenze di un gioco di ruolo fantasy. Mentre nei titoli automobilistici l'attenzione si concentrava su fisica veicolare, gestione del meteo dinamico e rendering di superfici stradali, il passaggio a un RPG ha comportato l'implementazione di sistemi di combattimento, gestione dei personaggi non giocanti, quest design complesso e meccaniche di progressione del protagonista. L'intera architettura tecnica ha dovuto essere ripensata mantenendo però intatta la fluidità e l'immediatezza che contraddistinguono le produzioni Playground.
Il percorso verso il lancio previsto per l'autunno del 2026 non è stato privo di ostacoli. Dopo l'annuncio iniziale, il progetto ha attraversato momenti di incertezza e ritardi nello sviluppo che hanno alimentato dubbi nella comunità. La conferma della scorsa settimana dell'arrivo del gioco anche su PlayStation 5, oltre alle versioni per Xbox Series X/S e PC, ha segnato una svolta significativa nella strategia multipiattaforma di Microsoft, dimostrando quanto l'azienda punti sul successo di questo rilancio.
La passione del team per l'eredità di Fable emerge chiaramente dalle dichiarazioni di Fulton e dai materiali condivisi negli ultimi anni. Dopo sei anni di sviluppo, anticipazioni graduali e aggiustamenti in corsa, la domanda cruciale rimane se questa versione profondamente britannica e personale del franchise riuscirà a soddisfare le aspettative elevatissime accumulate dalla community. Il peso della nostalgia per i capitoli originali si scontra con la curiosità per questa reinterpretazione contemporanea, creando un mix di attesa e trepidazione che solo il prodotto finale potrà sciogliere. Nel frattempo, Forza Horizon 6 continuerà a rappresentare la rete di sicurezza commerciale per lo studio, garantendo quella continuità che ha reso Playground uno dei pilastri dell'ecosistema Xbox.
Playground Games ce la farà?
L'operazione che Playground Games sta portando a termine con Fable è, a mio avviso, uno dei casi studio più affascinanti e rischiosi dell'intera industria videoludica moderna. Non stiamo parlando semplicemente del revival di un brand storico, ma di una vera e propria crisi d'identità (positiva) che un team di eccellenza ha deciso di affrontare per non rimanere prigioniero del proprio successo.
Per anni abbiamo associato il nome di Playground esclusivamente ai motori, alla velocità e a quei festival motoristici patinati che hanno reso Forza Horizon il re indiscusso del genere. Vedere questo stesso team approcciarsi ad Albion, un mondo fatto di magia, fango, ironia grottesca e scelte morali, è un salto nel vuoto che genera un misto di euforia e terrore.
La domanda sorge spontanea: può un’azienda costruita sulla precisione millimetrica dei telai e sulla resa dell'asfalto trasporre quella stessa cura nell'anima di un eroe o nel sistema di combattimento di un RPG?
Personalmente, credo che la chiave del successo risieda proprio in quella "britannicità" menzionata da Ralph Fulton. Fable non è mai stato un fantasy epico alla The Elder Scrolls o cupo alla The Witcher; è sempre stato qualcosa di molto più simile a una commedia dei Monty Python mischiata con le fiabe dei fratelli Grimm. Il fatto che Playground abbia deciso di non fare un banale "Fable 4", ma di reinventare il tono partendo dalle proprie radici culturali, è la mossa più intelligente che potessero fare. L'umorismo mostrato nei trailer, che molti hanno definito "da sitcom", è esattamente ciò che serve per distinguersi in un mercato ormai saturo di open-world tutti uguali e troppo seri.
Tuttavia, non posso ignorare lo sviluppo travagliato. Sei anni sono tanti, e le voci sul ForzaTech che faticava a gestire meccaniche diverse da quelle delle automobile, a mio parere potrebbero aver lasciato il segno. La vera sfida non sarà la grafica (su quella Playground è una garanzia assoluta) ma la profondità dei sistemi. Fable vive della reattività del mondo: se mangi troppo ingrassi, se aiuti un villaggio lo vedrai prosperare negli anni. Se Playground riuscirà a mantenere questa "magia sistemica" senza sacrificarla sull'altare della pulizia tecnica, allora avremo tra le mani uno dei capolavori del 2026.