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Rage 2, il treno di una vita per Avalanche Studios

Dopo anni di gavetta e duro lavoro, Rage 2 è stata per Avalanche Studios quell'occasione che si presenta una volta sola nella vita.

Quella di Avalanche Studios è una storia lunga, colma di tanti successi ma pochi titoli veramente degni di nota. Per quanto apprezzabili, infatti, le varie opere della software house si sono sempre rivelate più che discrete, assolutamente gradevoli, ma mai sono riuscite a raggiungere quei picchi che permettono ad un titolo di entrare nell’Olimpo dei videogiochi. Un percorso che, per quanto buono, non è mai stato incredibilmente di spicco. Tutto ciò che non ha comunque impedito ad Avalanche di essere apprezzata da una buona parte di videogiocatori e notata da qualche publisher di rilievo. Una stima che, dopo oltre 10 anni di titoli propri, ha permesso alla software house di essere contattata da Bethesda per sviluppare Rage 2, il seguito di uno dei più controversi titoli della scorsa generazione. Un’occasione d’oro per dimostrare a tutti di saperci veramente fare e scolpire finalmente il proprio nome a fianco di quello delle più blasonate software house. Il riconoscimento del duro lavoro, il treno che passa poche volte nella vita: questo è stato Rage 2 per Avalanche. Sarà riuscita la casa di sviluppo a prendere al volo l’occasione?

Una storia travagliata

Prima di analizzare più a fondo il secondo capitolo dell’apocalittica serie è però opportuno ripercorrere le vicende che hanno portato Avalanche Studios fino a questo punto. La celebre software house è stata fondata nell’oramai lontano 2003 da due ex Paradox Interactive, Linus Blomberg e Christofer Sundberg. La mamma di Just Cause non è però stato il primo studio aperto dai due sviluppatori: prima di Avalanche i due pionieri avevano infatti fondato Rock Solid Studios, software house dalla vita decisamente breve. Un mancato accordo con Starbreeze ha infatti presto portato Rock Solid al fallimento, riempendo di debiti Blomberg e Sundberg. I due hanno però presto trovato riscatto, insieme ad altri sei developer, grazie ad una nuova società con un nome proveniente dal gergo militare: Avalanche.

Focus su armi e soldati che si può ritrovare anche nel primo titolo dello studio, quel Just Cause che ha dato il via alla celebre saga. Il progetto, conosciuto inizialmente con il terribile nome di Rico: Terror in the Tropics e basato su un’idea dello stesso Sundberg, ha infatti convinto Eidos Interactive a proporsi come publisher del titolo. La storia di Avalanche non è però stata tutta rose e fiori ed una crisi nel 2008 ha quasi messo la parola fine alla storia della società, trovatasi costretta a licenziare quasi 100 dipendenti in quegli anni. Una vicenda scottante, causata soprattutto da un’ulteriore mancato accordo con dei publisher.

Un duro colpo che non ha però messo al tappeto Avalanche, che è riuscita con il tempo a rialzarsi e continuare la sua storia, permettendosi il lusso di aprire anche ulteriori sedi, come quella a Malmo nel Maggio dello scorso anno. In questi anni di vita la software house, oltre alla quadrilogia basata sulle avventure di Rico Rodriguez, ha sviluppato tra le altre cose la serie theHunter, Mad Max e il recente Generation Zero. Dei titoli quasi sempre più che discreti ma che non sono mai riusciti a dotarsi di quel magico alone tipico dei capolavori. La collaborazione con Bethesda e id Software, insomma, sembrava l’occasione perfetta per fare il grande salto.

Occasione mancata?

Tagliando subito la testa al toro Rage 2 non si è però rivelato quello che tutti si aspettavano. il post-apocalittico FPS è sicuramente un titolo dinamico, fragoroso e divertente ma, al contempo, è anche una grandissima occasione mancata. Volendo poi ulteriormente girare il coltello nella piaga, i maggiori pregi del titolo sono sicuramente riscontrabili in quegli aspetti curati, in maniera più o meno diretta, da id Software. Innegabile, infatti, l’enorme qualità del gameplay, dove un’ossatura da FPS tradizionale ben si amalgama ad una grande quantità di poteri.

Tale bontà sull’aspetto più puramente sparacchino purtroppo non trova riscontro in quello che dovrebbe essere il cavallo di battaglia di Avalanche Studios, ossia l’open world. Quella di Rage 2 è una mappa enorme ma vuota, ricolma solo ed esclusivamente degli stessi eventi ripetuti ciclicamente più e più volte. Volendo poi fare un parallelo con un altro titolo dello studio, il tanto sottovalutato Mad Max, è inoltre chiaro come, anche prese singolarmente, le varie quest secondarie si rivelano cose di poco conto. Dopo poche missioni, infatti, ben presto il tutto verrà alla noia, a differenza del tie-in, dove grazie anche ad un’atmosfera decisamente ben congeniata, tale sensazione tardava ad arrivare.

A rimarcare ulteriormente la situazione è una campagna che, sebbene costellata da personaggi discretamente memorabili e situazioni degne di nota, non riesce mai a convincere pienamente, a causa anche di una durata decisamente effimera. Senza voler esplorare troppo, infatti, Rage 2 è un titolo veramente corto, completabile in una decina scarsa di ore. Nel caso si decidesse invece di girovagare a lungo per la mappa di gioco, completando quest e ricercando potenziamenti, ben presto si diventerà talmente potenti da spazzare letteralmente via qualsivoglia ostacolo. Un bilanciamento mal riuscito che sottolinea nuovamente, se ce ne fosse stato bisogno, la natura acerba del titolo.

Spettri del passato

Nonostante a primo impatto la correlazione tra Mad Max e l’ultima opera di Avalanche sembra più che lecita, viste le grandi somiglianze tra i due titoli su ambientazione e tematiche, è invece con Generation Zero che Rage 2 condivide la maggior parte dei punti in comune. Il survival FPS uscito pochi mesi fa, infatti, oltre ad essere anch’esso in prima persona, soffre inoltre delle stesse medesime problematiche. A fronte di un gameplay solido e a dei paesaggi splendidi Generation Zero difatti presenta una pochezza di contenuti e situazioni allarmante. Un peccato madornale, soprattutto considerando l’ottimo lavoro fatto dagli sviluppatori in quanto a immedesimazione e qualità del gunplay.

Fortunatamente in Rage 2 la situazione non è assolutamente così desolante ma è alquanto emblematico come una software house, che non ha mai avuto la fama di essere una fucina particolarmente celere, abbia fatto uscire a distanza di neanche sessanta giorni due titoli così carenti di contenuti. Se per Generation Zero tutto ciò può anche comprensibile, sebbene concettualmente sbagliato, per Rage 2 la situazione è veramente imperdonabile.

Certo, con il tempo i difetti possono essere limati e i contenuti espansi, ed infatti Avalanche ha già annunciato un consistente supporto contenutistico per il titolo, ma è innegabile come la situazione attuale sia decisamente scarna. In un panorama videoludico, e soprattutto in un genere come quello open-world, dove negli ultimi anni l’asticella qualitativa è stata costantemente spostata verso l’alto da mastodontici titoli quali The Witcher 3 o il più recente Red Dead Redemption 2, l’offerta di Rage 2 è lontanissima dall’essere paragonata ai maggiori esponenti del genere. Un vero e proprio peccato perché il gunplay avvince e convince, ma senza essere adeguatamente supportato.

Una lampante disparità

Una comunione di intenti, quella tra id Software e Avalanche Studios, che non è quindi riuscita a colpire pienamente il centro. Una collaborazione che ha visto la casa dietro Just Cause uscirne con le ossa rotte, annichilita sotto tutti i fronti dalla storica software house. Tra le due non sussisteva certo una competizione, e ci mancherebbe altro, ma è assolutamente lampante il divario qualitativo tra gli apporti conferiti dalle due società.

Rage 2 non è assolutamente un disastro, anzi più di una volta il titolo Bethesda ha saputo divertirci e appassionarci, ma il prodotto finale è lungi dall’essere quello che poteva essere. Un lavoro assolutamente più che discreto ma non ottimo come era lecito aspettarsi. Avalanche Studios ha quindi senza ombra di dubbio alcuno perso il post-apocalittico treno che avrebbe potuto dare una svolta decisa alla storia dello studio. Riuscirà mai la software house creata da Blomberg e Sundberg a issare il proprio vessillo tra quello dei maggiori esponenti del settore o resterà per sempre il seppur buono Just Cause il maggior esponente di Avalanche? Omnia tempus habent, certo, ma l’ombra di eterna incompiuta è sempre più dietro l’angolo.

Che ne pensate di Rage 2, l’avete giocato? Speravate anche voi in un titolo migliore?

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