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Red Dead Redemption 2, analizziamo il trailer del gameplay

Uno dei momenti più attesi per uno dei titoli più attesi di quest'ultimo trimestre 2018. Rockstar ha svelato il gameplay di Red Dead Redemption 2 in un trailer di ben sei minuti, che dopo una breve introduzione sul periodo storico nel quale la storia di Arthur Morgan (e un giovane John Marston, per i più nostalgici) prende vita, non perde altro tempo e ci catapulta subito in uno dei punti cardine e fra i più discussi del gioco: gli accampamenti. 

Fulcro della vita della banda di Dutch Van Der Linde, rappresenta l'hub del gioco, il punto dove tutto comincia e si evolve. Considerata la vita da fuorilegge che questi uomini hanno scelto e il fatto di essere braccati senza pietà dalla legge, sono spesso costretti ad abbandonare un rifugio sicuro e viaggiare per trovare una nuova area nella quale accamparsi.

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A quel punto il campo deve essere costruito da zero e in quanto braccio destro di Dutch, starà a noi nel ruolo di Arthur riuscire a gestirlo al meglio: questo comprende soprattutto interagire con gli altri membri della banda, la cosiddetta famiglia. Il delicato equilibrio che costituisce i rapporti interni è fondamentale dal punto di vista dell'esperienza e altrettanto lo è provvedere ai bisogni del campo sia dal punto di vista organizzativo sia delle provviste, perché aiuta a tenere alto il morale – e dall'alba dei tempi, più le persone sono felici più benefici si possono trarre. In parole povere significa l'accesso a numerosi aspetti che altrimenti non sussisterebbero. Segreti: è sempre un bene ascoltare le voci che circolano, vuoi per farne tesoro e sfruttarle a nostro vantaggio, oppure per prevenire eventuali minacce interne. Missioni: non c'è nulla che rafforzi i legami come la solidarietà fra compagni, non si può mai dire a cosa possa portare. Gioco d'azzardo: se fossimo a corto di soldi e, per una volta, volessimo mettere da parte la nostra vita da fuorilegge, nulla ci vieta una partita a poker. Persino i banditi hanno bisogno dei loro momenti di svago e sentirsi persone, come chiunque.

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Non sarebbe un videogioco sul Far West se non ci fossero proiettili vaganti e scontri a fuoco dietro ogni angolo. Da questo punto di vista il gunplay è stato soggetto a evidenti migliorie, con una resa incredibilmente realistica della ricarica, una fisica molto precisa e il ritorno del tanto apprezzato Dead Eye: per chiunque abbia un vuoto di memoria, permetteva a Marston nel primo Red Dead Redemption di mettere a segno colpi multipli sfruttando la meccanica del Bullet Time. C'erano tre diverse fasi, quella basilare si limitava a rallentare il tempo mentre le due più avanzate consentivano anche di marchiare i nemici che avremmo poi riempito di piombo.

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La violenza è la lingua madre del Far West, non importa se con la pistola in pugno o a mani nude, ed è spesso utilizzata per risolvere una situazione ma non necessariamente deve scappare il morto: il trailer mostra che siamo noi a decidere fino a che punto lasciarci andare, a volte basta mostrare intenzioni violente, o calcare solo leggermente la mano, perché chiunque stiamo confrontando decida di essere collaborativo. Oppure potremmo essere noi quelli comprensivi: la violenza è un linguaggio comune, è vero, ma non sempre può essere la soluzione. Sta a noi, alla nostra capacità di contestualizzazione, decidere quando è il caso di far parlare il ferrovecchio e quando invece scrollare le spalle lasciando gli attaccabrighe ai loro problemi.

Non dimentichiamo che a differenza di Marston, la cui idea era più simile a quella di un cane sciolto sebbene al guinzaglio del governo, Morgan ha la responsabilità di un'intera banda. Attirare attenzioni indesiderate potrebbe essere controproducente in futuro, perché il mondo fuori e dentro il nostro accampamento è vivo e reattivo nei confronti delle nostre scelte. Il conflitto può essere alimentato oppure soffocato, si creano nuovi legami tanto quanto si attira l'odio di qualcuno, si stabilisce la moralità di Arthur. Ogni scelta ha le proprie conseguenze – nel bene come nel male.

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Tex Willer e Dinamite ci hanno insegnato come il rapporto cavallo/cavaliere sia fondamentale in una realtà selvaggia come quella dell'Ovest. Rockstar non ha tralasciato nemmeno questo aspetto e anzi, l'ha reso l'ennesimo punto fondamentale di un gioco che si prospetta profondamente esaustivo di un periodo delicato come quello di transizione del 1899. Tanto quanto sono importanti i rapporti con le altre persone, altrettanto lo è quello con la nostra cavalcatura: non soltanto prendersene cura è utile per una migliore gestione del proprio equipaggiamento ma anche, e soprattutto, perché un legame più stretto farà sì che nelle situazioni più concitate il nostro fedele amico a quattro zampe sia più semplice da gestire. Ne è un esempio la breve sequenza di scontro a fuoco fra cavalieri, dove Arthur centra dalla distanza un nemico e questi viene violentemente disarcionato dalla cavalcatura.

La stessa fine potremmo fare anche noi se non realizziamo fino in fondo l'importanza che il nostro Dinamite videoludico rappresenta. Ricordate però che non tutti i cavalli sono adatti per ogni scopo, la bravura di cowboy è anche questa: saper determinare la razza giusta sulla quale fare affidamento. Alcuni potrebbero essere ottime bestie da soma, perfette per il trasporto di pelli e carcasse dalle quali trarre il necessario per nutrirsi o guadagnare qualche soldo negli empori dei centri abitati; altri invece potrebbero rappresentare il nostro salvavita quando si tratta di sfuggire agli inseguimenti. Una cosa è certa: lo scopo ultimo di Rockstar è mostrarci cosa sia davvero e fino in fondo il Far West.

Conclusioni

L'intento del gioco sotto ogni aspetto infatti, dalle ambientazioni mozzafiato e molto diversificate rispetto al primo capitolo fino alla vitalità di un mondo che è sì selvaggio ma rivolto al futuro, è mostrare la dicotomia del Far West nel periodo storico in cui si ambienta Red Dead Redemption 2: un periodo in cui la vita selvaggia che ha contraddistinto queste zone per lungo tempo sta ormai scomparendo, sostituita da un progresso che morde il freno con maggior impazienza e non sopporta chiunque non voglia essere incasellato nel nuovo sistema nascente. Dutch e la sua banda sono fra questi, un errore che non può più essere tollerato e debellato senza che ne rimanga traccia. Il fatto che quello mostrato da Rockstar sia solo uno dei trailer di approfondimento e la consapevolezza che in futuro, ancora non sappiamo quando, ve ne sarà uno dedicato a tutte le attività secondarie che arricchiscono l'avventura di Arthur Morgan e compagni, aumenta a dismisura un entusiasmo già di per sé intenso. Prima del 26 ottobre dunque abbiamo almeno un altro appuntamento sul calendario.


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