C'è un gioco che i fan di tutto il mondo chiedono a gran voce da anni, eppure continua a restare fuori portata: Bloodborne, l'action RPG dark fantasy sviluppato da FromSoftware e pubblicato esclusivamente su PlayStation 4 nel 2015. Ora emerge che un tentativo concreto di riportarlo in vita sia stato fatto, e che sia naufragato ancor prima di prendere forma. Secondo un'inchiesta di Bloomberg, lo studio Bluepoint Games aveva elaborato una proposta per un remake del titolo, salvo vedersela respingere direttamente da FromSoftware.
La vicenda si inserisce in un contesto già segnato da brutte notizie: Sony ha annunciato lo scorso mese la chiusura di Bluepoint Games, studio acquisito cinque anni fa e da sempre specializzato nel dare nuova vita a classici del passato. Tra i lavori più noti dello studio figura il remake di Demon's Souls, altro titolo della famiglia FromSoftware, che aveva dimostrato quanto Bluepoint fosse capace di maneggiare con cura eredità videoludiche complesse e amate.
Stando alla ricostruzione di Bloomberg, la proposta per il remake di Bloodborne sarebbe stata avanzata agli inizi del 2024, ma si sarebbe scontrata con il veto del team giapponese. Un dettaglio che solleva più di qualche interrogativo, considerando che Sony detiene i diritti sul marchio Bloodborne: l'IP appartiene alla casa di PlayStation, non a FromSoftware. Eppure, evidentemente, il rapporto tra le due aziende funziona su basi diverse da quelle strettamente contrattuali.
A offrire una chiave di lettura convincente è Shuhei Yoshida, storico dirigente PlayStation ora fuori dalla struttura interna di Sony. In un'intervista rilasciata al canale Kinda Funny Games, Yoshida aveva anticipato quello che Bloomberg oggi confermerebbe nei fatti: il presidente di FromSoftware, Hidetaka Miyazaki, nutre un legame profondo con Bloodborne e non sarebbe disposto a cederne il controllo creativo ad altri. "Il mio ragionamento è che Miyazaki amava davvero Bloodborne e quello che aveva creato", ha spiegato Yoshida. "Credo voglia tornarci lui stesso un giorno, ma è così impegnato e occupato che non riesce a farlo. Però non vuole che altri ci mettano le mani."
Yoshida ha tenuto a precisare che si trattava di una teoria personale, elaborata dopo aver lasciato il settore dello sviluppo first-party Sony, e non di informazioni riservate. Tuttavia, la sua lettura della situazione combacia perfettamente con quanto ora emerge dalle fonti di Bloomberg. Sony, secondo questa ricostruzione, avrebbe scelto di rispettare la volontà di Miyazaki piuttosto che procedere unilateralmente con un progetto che lui non avrebbe gradito.
Il paradosso non sfugge agli appassionati: Bloodborne è il titolo più richiesto dell'intera storia recente di PlayStation, come ha riconosciuto lo stesso Yoshida, eppure non ha ricevuto nemmeno un aggiornamento tecnico, una patch per il frame rate o un porting su PC. "La gente si chiede perché non abbiamo fatto nulla, nemmeno un aggiornamento o un remaster, che sarebbe stata una cosa semplice per noi", ha detto l'ex dirigente, sottolineando la frustrazione che questa inerzia genera nella comunità.
Che gran peccato
Se devo essere onesto, leggere i dettagli di questa inchiesta di Bloomberg mi ha lasciato addosso quella stessa sensazione di impotenza che si prova affrontando un boss di FromSoftware al decimo tentativo. Sapere che Bluepoint Game aveva effettivamente proposto di riportare in vita Bloodborne, solo per scontrarsi con il veto di Miyazaki, aggiunge una venatura tragica a una storia già segnata dalla recente chiusura dello studio. È un paradosso quasi crudele: l'amore viscerale di un creatore per la sua opera sta diventando la prigione dorata del gioco stesso.
La teoria di Shuhei Yoshida mi sembra la chiave di volta per comprendere questo silenzio assordante. Miyazaki appare come un autore geloso della sua creatura lovecraftiana; non vuole che altri ne alterino l'atmosfera o il ritmo, eppure il suo impegno titanico su nuovi progetti gli impedisce di occuparsene personalmente. Il risultato è un'inerzia che ferisce profondamente la community. È incredibile pensare che Sony, pur detenendo legalmente i diritti del marchio, scelga di restare ferma per rispettare un legame artistico, negando ai fan anche solo una banale patch per il frame rate o un porting su PC che sarebbe tecnicamente semplice da realizzare.
Con la definitiva chiusura di Bluepoint Games, sento che si è chiusa una delle finestre di opportunità più concrete che avessimo mai avuto per rivedere Yharnam in tutto il suo splendore. Rimaniamo sospesi in un incubo ricorrente: sogniamo un ritorno a quel mondo gotico con la risoluzione del 2026, ma la realtà ci dice che la volontà di un singolo autore pesa più dei desideri di milioni di giocatori. A questo punto, il timore è che Bloodborne resti per sempre un capolavoro cristallizzato nel 2015, intoccabile e immobile, vittima della sua stessa eccellenza e dell'eccessivo protezionismo di chi lo ha creato.