La storia dello sviluppo del primo Tomb Raider nasconde un curioso episodio di scontro culturale che avrebbe potuto cambiare radicalmente l'aspetto di Lara Croft. Paul Douglas, uno dei co-creatori originali della serie, ha rivelato come il publisher giapponese Victor Interactive avesse richiesto una completa rivisitazione in stile anime della protagonista, con tanto di occhi enormi e proporzioni manga. Una proposta che, se fosse stata accettata, avrebbe potuto stravolgere l'identità visiva di uno dei personaggi più iconici della storia videoludica, trasformando Lara in qualcosa di completamente diverso dall'archeologa che oggi tutti conosciamo.
Secondo quanto raccontato da Douglas sul suo profilo Bluesky, Victor Interactive chiese al team di ridisegnare Lara Croft per renderla più appetibile al pubblico giapponese. La richiesta includeva modifiche drastiche come "testa ed occhi enormi", seguendo i canoni estetici tipici degli anime e manga dell'epoca. Il publisher arrivò persino a inviare un fax con suggerimenti di design durante le fasi finali dello sviluppo del gioco, dimostrando quanto fosse seria l'intenzione di modificare il character design.
Toby Gard, altro sviluppatore chiave di Core Design e creatore del design originale di Lara, si oppose fermamente a queste modifiche. Douglas ha spiegato che Gard "non voleva davvero alterare Lara", mantenendo una visione coerente del personaggio che aveva contribuito a creare. Questa resistenza creativa si rivelò fondamentale per preservare l'identità della protagonista, evitando una regionalizzazione che avrebbe potuto frammentare l'appeal globale del franchise.
La situazione si risolse con un compromesso che oggi appare decisamente curioso. Invece di modificare i modelli 3D in-game, fu deciso di adottare uno stile manga solo per il manuale e la guida ufficiale della versione giapponese. Douglas ha condiviso alcune immagini di questi render alternativi, che mostrano Lara e altri personaggi con un'estetica decisamente più vicina ai canoni nipponici, pur mantenendo intatti i modelli poligonali del gioco vero e proprio.
Douglas ha anche chiarito un aspetto tecnico fondamentale: nel 2021 aveva già accennato a questa vicenda, spiegando che Victor Interactive "presumeva che modificare tutti i modelli avrebbe richiesto solo pochi giorni di lavoro". Una valutazione completamente irrealistica considerando che si trattava dei primi giorni della grafica 3D in tempo reale. Modificare anche solo il modello di Lara avrebbe comportato un lavoro significativo sul motore grafico, sui rig di animazione e potenzialmente sulle cutscene pre-renderizzate.
Questo episodio evidenzia quanto fosse complesso il mercato globale dei videogiochi negli anni '90, quando le differenze culturali si traducevano spesso in richieste di localizzazione visiva oltre che testuale. A differenza di oggi, dove i personaggi occidentali vengono generalmente accettati senza modifiche sostanziali nei mercati asiatici, all'epoca esisteva ancora una forte pressione per adattare i contenuti ai gusti locali.
La vicenda del design alternativo di Lara rappresenta un affascinante what-if nella storia del gaming: come sarebbe stata recepita una protagonista dall'aspetto anime in un mercato occidentale ancora agli albori dei giochi action-adventure tridimensionali? Probabilmente, la scelta di mantenere l'estetica originale fu uno dei fattori che contribuirono al successo globale del franchise, creando un'icona riconoscibile universalmente piuttosto che un personaggio frammentato in versioni regionali diverse.