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Six Days in Fallujah: avviata una prima campagna di boicottaggio

Il tanto discusso Six Days in Fallujah, FPS sviluppato da Highwire Games con publisher Victura, torna a far parlare nuovamente di se. Di fatto, il CAIR (Council on American-Islamic Relations) ha invitato Sony, Microsoft e Valve a non pubblicare sulle loro piattaforme il titolo di Highwire Games. Per chi non lo sapesse, l’FPS narra una battaglia recente, ovvero la ‘Seconda Battaglia di Falluja’ (7 novembre 2004 – 23 dicembre 2004), una sanguinosa guerriglia di terra che coinvolse le forze della coalizione americana, britannica ed irachena, contro gli insorti (tra cui Al-Qaeda e l’Esercito Islamico dell’Iraq).

Six Days in Fallujah

La battaglia provocò circa 800 morti tra i civili e ingenti danni a più di 10.000 edifici della città (tra cui un centinaio di moschee). Il CAIR, dopo aver chiesto ai giganti videoludici di non promuovere il gioco, ha comunicato quanto segue: “La seconda battaglia di Falluja è stata una violenta e sanguinosa battaglia durante la guerra in Iraq che ha provocato la morte di oltre 800 civili. Il tragico episodio è stato pesantemente criticato per le tattiche militari statunitensi, compreso l’uso del fosforo bianco. Negli anni successivi alla battaglia, numerosi bambini iracheni sono nati a Falluja con difetti alla nascita“;

Quando il gioco è stato annunciato per la prima volta nel 2009 da Atomic Games, ha ricevuto critiche diffuse dal pubblico, dalle organizzazioni contro la guerra e dai veterani, costringendo l’allora editore Konami ad abbandonare il progetto. Nel 2016, l’ex CEO di Atomic Games, Peter Tamte, ha fondato il suo studio editoriale, Victura, per supportare il riemergere del gioco nel 2021“.

La richiesta del Council on American-Islamic Relations, è quella di non pubblicare Six Days in Fallujah per paura d’alimentare le reazioni islamofobiche, con ritorsioni sui musulmani in America e nel mondo. Al momento, le tre aziende non hanno risposto al comunicato, ma vi terremo aggiornati qui su Game Division. Ci teniamo a specificare, inoltre, che noi di Game Division ci riteniamo neutrali ai fatti (abbiamo riportato la notizia per dovere di cronaca), augurandoci che la controversia tra le due parti possa risolversi al più presto. D’altronde, il titolo di Highwire Games, vuole raccontare un fatto di storia reale anche attraverso interviste ai veterani e agli abitanti della cittadina irachena di Falluja.

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