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Ricordando il dimenticato Star Wars: The Old Republic

Con l’ultimo capitolo di Star Wars nelle nostre sale, la saga di George Lucas volge a un suo termine. Temporaneo o meno che sarà, si chiude comunque l’era degli Skywalker e ognuno di noi deve fare i conti con quanto le Guerre Stellari abbiano davvero influito nel corso dei loro lunghi anni di corso.

Come per ogni cosa però, è difficile lasciare andare tutto, rinunciare alla Forza e guardare avanti verso un futuro in cui tutto sommato le serie TV di Disney + come The Mandalorian continueranno ad accompagnarci. C’è chi, tra i fan più sfegatati, vorrebbe davvero tornare indietro nel tempo ancora prima di Rey, Luke, Anakin e Jar Jar Binks, catapultandosi in un’epoca dove il lato chiaro e il lato oscuro lottavano senza sosta in mille mondi.

La Vecchia Repubblica è la risposta a questa preghiera, quel piccolo spazio inesplorato che più di tutti ha trovato splendore nel lato videoludico. Basti pensare a Knights of the Old Republic I e II, giusto per tirare in ballo due dei migliori videogiochi legati al marchio. Tuttavia sono ormai passati tanti anni dalla loro pubblicazione e molte delle avventure vivibili in essi si sono esaurite, rivivendoli in tutte le salse ogni qualvolta avevamo voglia di forgiare il nostro Jedi o Sith.

Lontano da occhi indiscreti, nascosto perfino da chi lo ha creato, c’è ancora un posto dove la Vecchia Repubblica pulsa di vita perfino oggi, un luogo dove è possibile continuare a crogiolarsi nell’universo di Star Wars su base quotidiana insieme a tanti altri fan. Quel posto è Star Wars The Old Republic, il vecchio MMORPG di BioWare. Ebbene sì, quell’ammasso di ferraglia è ancora estremamente attivo e aggiornato su base quotidiana, lasciato nell’ombra dei giochi odierni come la piccola casa dei Little nella giungla urbana di Manhattan. Mentre tutto andava avanti, The Old Republic è rimasto nella tradizione, non volendo mai abbattere le sue mura per passare a raccontare altro. Semmai il suo unico obiettivo era quello di approfondire il retaggio di Star Wars, permettendo ai giocatori di creare la propria generazione di eroi e malvagi ben prima di Luke e compari.

E dunque, quale miglior momento se non quello della conclusione dell’ultima trilogia di Star Wars per ricominciare da capo la storia del franchise in questi dimenticati lidi? Soprattutto se l’era della Vecchia Repubblica si pone come un candidato papabile per i prossimi tre film in arrivo da dicembre 2022. Tanto vale esplorarla nuovamente e scoprire il lungo conflitto tra i Sith e i Jedi che ha poi portato al lungo piano di Palpatine, attraversando le epoche con l’eredità oscura proveniente proprio dai tempi antecedenti a Anakin Skywalker e i Midichlorian.

Il gioco, neanche a farlo di proposito, uscì esattamente il 20 dicembre 2011, segnando il suo anniversario nello stesso giorno dell’uscita americana/globale di Star Wars: L’ascesa di Skywalker e sottolineando l’ironia temporale delle due coincidenze. A differenza delle sorprese della pellicola, The Old Republic era esattamente quello che ci aspettava da un titolo multiplayer creato da BioWare e pubblicato da Electronic Arts: il giocatore veniva calato in una galassia tanto estranea quanto familiare, dovendo scegliere tra singole storyline – dal sapore singleplayer – abbinate a “classi” appartenenti ai due lati della forza.

Si poteva essere delle Spie Imperiali, o dei Furfanti di Coruscant; magari dei classici Cavalieri Jedi o uno dei meno conosciuti diplomatici, insieme ad apprendisti Sith e Cacciatori di Taglie. Tutti possedevano campagne piene di dialoghi a scelta multipla, compagni di viaggio, azioni che influenzavano la trama e via dicendo. Questo aspetto, rimasto ancora oggi intatto, è l’attrattiva maggiore del gioco, proprio perché volendo lo si può vivere come se fosse un Knights of the Old Republic leggermente modernizzato, senza per forza dover interagire con gli altri utenti in maniera significativa.

In Star Wars la storia conta moltissimo e poterne vivere così tante in un unico pacchetto era una goduria fin dal lancio, specialmente perché potevano avere risvolti sempre diversi a seconda di quello che si decideva di fare tra un lato e l’altro della Forza. Chiaramente tale caratteristica non se ne è mai andata, tuttavia rispetto al lancio il team di sviluppo si è fatto in quattro per espandere enormemente la narrativa di base, portandola avanti in tutte le espansioni successive (ancora in corso di pubblicazione, ci teniamo a precisarlo) e dimostrando ai giocatori come le scelte fatte dal 2011 a oggi continuino a ripercuotersi nella Vecchia Repubblica.

Per quanto il livello qualitativo non raggiunga la fama di Knights of the Old Republic per ovvi motivi legati alla natura MMORPG, può sembrarvi strano essersi lasciati sfuggire un universo simile, specialmente perché è ancora estremamente attivo. Il mistero dietro le ombre su Star Wars: The Old Republic derivano da una pessima gestione del servizio di sottoscrizione iniziale, il quale un tempo era la classica formula dell’abbonamento mensile anche solo per accedere al gioco.

Col passare degli anni l’approccio cambiò in free-to-play con diverse restrizioni ancora in vigore, ma meno limitanti rispetto alle prime battute dell’ondata gratuita. Muri davanti ai contenuti più appetitosi e mancanze alle funzioni base non sono mai una buona idea per cercare di invogliare gli utenti a pagare in un gioco gratuito, ed è attraverso queste scelte che passò la caduta dell’opinione pubblica di The Old Republic, finendo per rimanere nell’ombra con i pochi fedeli a sua disposizione.

Come alcuni di noi hanno imparato però, non è morto ciò che in eterno può attendere e anche Star Wars: The Old Republic ha seguito tale filosofia, cercando di mettere pezze e contenuti attraverso update regolari, aggiornamenti vari, DLC significativi da comprare e eventi tematici. Una sfilza di patch notes lunghe quanto i titoli di testa della saga di George Lucas è riuscita a ribaltare le carte in tavola, creando un’offerta che adesso appare non solo evidentemente ricca, ma anche intrigante per qualsiasi nuovo giocatore. La fregatura, come molti modelli free-to-play, è che a un certo punto si è davvero obbligati a spendere i soldi per l’abbonamento. Esso infatti conferisce la possibilità di giocare a tutti i DLC usciti, sorpassare il level cap della storia base, ottenere equipaggiamento veramente utile e rimuovere ogni limitatore insieme a un bonus monetario legato allo store cosmetico.

In questo frangente nasce la divisione delle due anime di The Old Republic, il quale può essere un genere o un altro a seconda di quanto il giocatore decida di addentrarsi. Non pagando potrete vivere tranquillamente qualsiasi storia delle classi del gioco, sperimentala dall’inizio alla fine nella sua forma base. Tutto ciò che otterrete nelle sue missioni vi sarà sufficiente a progredire in qualsiasi contenuto a esso relativo, o comunque attinente al livello raggiungibile con la campagna.

In pratica è l’esperienza da giocatore singolo che si ottiene non pagando, trovando comunque alcuni sbocchi multiplayer, come i “dungeon”, che però perdono significato nel momento in cui vi ritroverete a raggiungere il tetto di rarità del loot imposto dallo stato “gratuito” dell’account. La nota positiva è che anche i “dungeon” prevedono molti dialoghi e decisioni, attestando The Old Republic come l’unico gioco BioWare dove gruppi di giocatori possono parlare con gli NPC in una conversazione comune dove il “personaggio parlante” è deciso da un tiro di dadi (influenzato da varianti). Il che è una rarità anche all’interno degli stessi MMORPG, suggerendo ai giocatori la rara sensazione di essere davanti a una vera sessione di gioco di ruolo virtuale alla Dungeons&Dragons.

Mettiamo però che, dopo aver esaurito la storia, vogliate davvero utilizzare il vostro personaggio nei contenuti più impegnativi ai livelli più elevati. Parliamo quindi di Raid di gruppo veri e propri, battaglie PvP e chi più ne ha più ne metta. Insomma, l’endgame di un qualsiasi titolo multigiocatore moderno. In quel caso l’unica alternativa è comprare il resto del gioco attraverso una sottoscrizione, la quale se interrotta darà comunque accesso a uno stato privilegiato che quanto meno vi ridurrà i limiti imposti dal free-to-play.

Ecco, a fronte di questa considerazione si potrebbe dire che in un certo qual senso l’anima online di The Old Republic sia rimasta chiusa a chiave nella sua sottoscrizione, nonostante la sua “forma” presenti comunque un prodotto di cui godere nelle molte ore che compongono le storie base + due DLC gratuiti. L’utilizzo di questa manovra poco amichevole nei confronti degli utenti freemium è stato dettato dalle esigenze di sopravvivenza e di creazione di contenuti sempre nuovi, permettendo al gioco di rimanere attivo anche oggi e in uno stato da far invidia anche al fratello Anthem. Eppure è allo stesso tempo davvero difficile poter parlare di The Old Republic senza tirare un grosso freno a mano arrivati davanti a una certa soglia argomentativa.

Per quanti pianeti si possano esplorare nelle interessanti storie personali della galassia, lo Star Wars MMO di BioWare vive nell’ombra della sua piccola congrega ancorata a un vecchio sistema di monetizzazione, attirando nuovi giocatori per il breve periodo di tempo che scandisce il rinvigorirsi della passione ogni volta che calchiamo le sale di un cinema per vedere Star Wars. Ci sarebbe da chiedersi se un giorno questo vecchio gioco del 2011 deciderà di cambiare il suo corso o di cedere il passo a un progetto più nuovo e legato all’universo in arrivo, ma per ora la Vecchia Repubblica prolifera e resiste nella sua nicchia, attendendo i curiosi e gli affamati di altro Star Wars, rivelandosi una sorta di lontana spiaggia perpetua su cui poter ripiegare dopo aver finito le ore dei film o dei recenti videogiochi del marchio.

Vuoi vivere anche tu la Vecchia Repubblica? Inizia ora il tuo viaggio su Star Wars: The Old Republic. Altrimenti, se sei in vena di avventure Jedi nell’universo dei film, segui Cal Kestis in Star Wars Jedi: Fallen Order!