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Amazon, UE indaga sull’uso dei dati raccolti dai rivenditori

Margrethe Vestager, commissaria europea per la concorrenza, ha annunciato nelle scorse ore di aver avviato un'indagine preliminare sull'utilizzo da parte di Amazon dei dati raccolti dai piccoli commercianti che ospita sulla propria piattaforma. Quello che in pratica la commissione europea vuole appurare è l'eventuale utilizzo da aprte di Amazon di questi dati al fine di […]

Margrethe Vestager, commissaria europea per la concorrenza, ha annunciato nelle scorse ore di aver avviato un'indagine preliminare sull'utilizzo da parte di Amazon dei dati raccolti dai piccoli commercianti che ospita sulla propria piattaforma. Quello che in pratica la commissione europea vuole appurare è l'eventuale utilizzo da aprte di Amazon di questi dati al fine di ottimizzare la propria proposta determinando ciò che i consumatori vogliono e cercando di comprendere meglio cosa li spinge a fare determinati acquisti.

Potrebbe sembrare un'iniziativa inconsueta, non essendoci nulla di male nell'analizzare i dati per ottimizzare la propria proposta, una pratica che ogni buon commerciante dovrebbe fare. Il problema nasce nel momento in cui a farlo è un colosso che potrebbe utilizzare i dati raccolti dai rivenditori che ospita sulla propria piattaforma per migliorare il servizio che offre direttamente. In questo caso infatti, come spiegato dalla Vestager, si tratterebbe di un atteggiamento contrario alle regole europee sulla concorrenza.

europen union

Del resto non è la prima volta che Amazon finisce sotto la lente dell'Unione europea per le proprie attività. Nel 2015 ad esempio la Commissione aveva effettuato un'indagine sulla vendita degli e-book e sui rapporti con le case editrici. Per il momento si tratta solo di un'indagine preliminare, basata sull'invio di questionari ai piccoli rivenditori.

Se la Commissione da questo primo sondaggio rileverà anomalie o aspetti da approfondire, procederà con azioni più istituzionali ed energiche. L'eventuale rischio, per Amazon, è di subire multe che possono raggiungere anche il 10% del suo intero fatturato mondiale.